Roma, 3 dicembre 2007 - "Col Catania ho un rapporto di amore e di dolore e da questa Citta' mi aspettavo un messaggio piu' incisivo in prossimita' del derby, aspettavo un gesto che tenesse vivo il ricordo perche' la memoria e' una cosa importante. Per questo non sono andata allo Stadio. Non avendo ricevuto alcun invito sono stata turbata nella mia sensibilita', forse non mi sentivo nemmeno accettata".
Questo lo sfogo di Marisa Grasso, vedova dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, rimasto ucciso durante gli scontri con i tifosi fuori dallo stadio "Angelo Massimino" di Catania la sera dello scorso 2 febbraio in occasione del derby siciliano tra Catania e Palermo, intervenendo al "Processo di Biscardi" su "7Gold".
"Avrei voluto avere la squadra del Catania vicino ai miei figli e lo avrei voluto prima di questo derby" ha ribadito la signora Raciti che ha ricordato come "Lo Stato non ha dimenticato quanto successo 10 mesi fa, ma in prossimita' del derby ho avuto la senzazione di un po' di freddezza ,e questo mi ha agitato".
La vedova dell'ispettore di polizia ucciso, ha quindi lanciato un messaggio alla tifoseria sana dicendo che "Un poliziotto va visto come un amico, come un fratello, come qualcuno che ti vuole aiutare e certamente non come un nemico" - ha sottolineato -. Io mi sento molto vicino alla tifoseria sana, perche' se un tifoso ama la squadra ama anche la vita, e vorrei che aiutasse a toglier il marcio che c'e' negli stadi".
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