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Cronaca

ESCLUSIVO / IL GIALLO DI PERUGIA

"Io, Amanda e Meredith"
Ecco il diario di Sollecito

 Pubblichiamo per intero il memoriale che Raffaele Sollecito ha scritto in cella dal giorno dell'arresto. "Di Aamanda non mi fido più: mente, anzi forse mi ha messo le corna...". "Le facce mi fissano: assassino!"

 PERUGIA — NEL GIORNO in cui il giallo di Meredith poteva uscire dalle nebbie, con le otto ore di interrogatorio di Rudy Guede, il nostro giornale propone in esclusiva l’intero memoriale che Raffaele Sollecito ha scritto in carcere. Lo studente, che s’è sempre proclamato innocente, è in cella dal 6 novembre con l’accusa di aver violentato e ucciso Mez assieme alla fidanzata Amanda Knox e al cestista ivoriano. Raffaele inizia a scrivere il giorno dopo l’arresto, ancora in cella di isolamento. Riempie 40 fogli di un quaderno a righe. Sulla prima pagina annota Carcere di Perugia, appunti di viaggio: un viaggio «all’inferno», dirà. Nella prima parte ricostruisce gli spostamenti suoi e di Amanda la sera del delitto, riproponendo tutti i «non ricordo» che avevano già caratterizzato gli interrogatori in questura. Poi, pian piano, inizia a commentare le novità investigative che emergono. Ipotizza, per esempio, che l’ex fidanzata di Seattle sia andata la mattina dopo il delitto con un amico argentino in una lavanderia per lavare delle Nike (all’inizio si era pensato che in lavanderia potesse essere andato l’assassino). I suoi dubbi si fanno più acuti quando dalle indagini emerge che sul suo coltello da cucina sono stati trovati i Dna di Amanda e Mez. Così azzarda che le tracce vi siano finite quando aveva ‘punto’ la studentessa inglese mentre cucinava (ma lei non è mai andata a casa di Raffaele). Oppure «che Amanda mi abbia fregato il coltello per darlo a chi ha ammazzato Meredith». Nel diario, Raffaele commenta le lettere degli amici, i colloqui con gli agenti di polizia penitenziaria e i contatti con altri detenuti. E alla fine si interroga sulla sinistra celebrità che sta vivendo: «Diventare famoso per una tragedia. È molto triste».
Erika Pontini

7-11-2007
Caro papà e sorellona principalmente e a tutti quelli che leggeranno queste righe.
Ti scrivo da una cella d’isolamento umida e fredda, ci sono spioncini in ogni angolo da dove gli agenti possono guardare anche mentre fai i bisogni nel bagno. Il letto è fatto di spugna industriale, la televisione non si può utilizzare, il bagno è sporchissimo e sto facendo richiesta che lo vengano a pulire. Oggi ho avuto una coperta in più e quindi, almeno quando dormo, sto al caldo. Fuori dalla finestra c’è un burrone di cemento armato e dopo uno spiazzo enorme completamente vuoto c’è la guardia armata sulla torre di avvistamento. In mezzo a questo triste e deprimente panorama globale, sull’orizzonte si vede una casetta montanara. Bene, quella casetta lontana in mezzo alla pianura mi strappa un timido sorriso di speranza.


Non so se è giusto che debba pagare così tanto per non riuscire a focalizzare i momenti nel tempo durante il 1° novembre, ma dopo questa esperienza, credimi, non toccherò mai più canna in vita mia. Mentre ti scrivo c’è un duetto di marocchini (presumibilmente) che parlano una lingua incomprensibile e bussano sul muro della mia cella. Continuano a lamentarsi anche perché hanno bisogno di una dose di eroina. Non voglio rispondergli, non ci tengo.


In questura mi hanno torturato psicologicamente, mi hanno messo in manette e mi hanno fatto denudare davanti alla scientifica, ero persino scalzo. Non gli posso nemmeno dare colpa, data la mia coglionaggine, Per il fatto che fumo cannabis dimentico persino quello che ho mangiato e anche perché mi porto dietro un coltello per segnare i tavoli e gli alberi e lo porto talmente spesso che me lo porto anche in questura.


Ti scrivo la ricostruzione dei fatti. Partiamo dal 31 ottobre, giorno in cui sono andato alla laurea di Francesco (...) e sono stato a casa di Paolo (...) e successivamente mi sono incontrato con Amanda. Ho passato la giornata con lei cenando e poi lei è andata in centro dipingendosi la faccia da gattina. Io sono uscito successivamente dipingendomi la faccia facendo una figura astratta. Ho fatto una passeggiata in centro e dopo mi sono incontrato nuovamente con Amanda. Da lì siamo tornati a casa subito e abbiamo passato la notte a guardare un film.
La mattina ci siamo alzati intorno alle 10-11 e io volevo dormire ancora, così Amanda è andata a casa sua dicendo che mi avrebbe aspettato per pranzare. Io l’ho raggiunta intorno alle 14 e lì c’era anche Meredith, quella povera ragazza, che aveva detto che aveva già mangiato. Quindi ho preparato il pranzo per entrambi, lei si è messa a suonare la chitarra e intanto Meredith si preparava per uscire.

La cosa simpatica che ricordo è che Meredith indossava un paio di jeans da uomo che erano del suo ex ragazzo in Inghilterra. Uscì frettolosamente verso le 16 non dicendo dove andava. Intanto io e Amanda ci siamo trattenuti lì fino alle 18 circa e abbiamo cominciato a fumare cannabis.


Da questo momento vengono i miei problemi, perché ho ricordi confusi. Per prima cosa io e Amanda siamo andati in centro da piazza Grimana a corso Vannucci passando da dietro l’università per stranieri e finendo in piazza Morlacchi (facciamo sempre quella strada), poi non ricordo ma presumibilmente abbiamo fatto la spesa. Siamo tornati a casa mia intorno alle 20-20,30 e lì io ho fatto un’altra canna e visto che era festa mi sono preso tutto con estrema tranquillità, senza la minima intenzione di uscire visto che fuori faceva freddo.


Non mi ricordo praticamente a che ora ho mangiato, ma sicuramente ho mangiato e Amanda ha mangiato con me. Le domande degli agenti della squadra mobile mi hanno fatto ricordare che quel giorno il tubo dell’acqua sotto al lavello si era sganciato e la cosa mi insospettisce molto, visto che non è possibile che si stacchi da solo, comunque sta di fatto che mi ha allagato mezza casa.


Mi ricordo che ho navigato in internet per un po’, forse ho visto un film e poi che tu mi hai chiamato a casa o che comunque mi hai mandato un messaggio di buonanotte. Mi ricordo che era giovedì, quindi Amanda doveva andare al pub dove lavora di solito, ma non mi ricordo quanto tempo si è assentata e ricordo che successivamente mi aveva detto che il pub era chiuso (ho dei forti dubbi riguardo al fatto che si sia assentata). Mi sto sforzando di ricordare altri particolari ma sono tutti confusi. Un’altra cosa di cui posso essere certo è che Amanda quella notte ha dormito con me.


La mattina Amanda si è svegliata prima di me e io non ce la facevo ad alzarmi, quindi sono rimasto a dormire mentre lei è andata a farsi una doccia a casa sua. Non mi ricordo se ho fatto colazione prima o dopo che Amanda è tornata a casa mia. Non mi ricordo come era vestita il giorno 1, ma sono certo che lei si fosse cambiata e che aveva messo la gonna bianca e le sue solite scarpe nere da trekking. Era pulita e mi aveva portato un mocio Vileda per aiutarmi ad asciugare per terra vicino al lavandino. La sera prima avevo messo solo delle pezze per terra e non bastavano. Dopo che ho pulito per terra e forse ho fatto colazione intorno alle 11,30-12 mi sono cambiato e siamo usciti.


Lei intanto mi aveva parlato del fatto che aveva trovato qualcosa di strano a casa sua. cioè che aveva trovato la porta di ingresso aperta, delle feci nel bagno delle ragazze italiane e del sangue nel bagno loro. Mentre scendevamo da corso Garibaldi mi aveva espressamente richiesto di andare a vedere in casa sua cosa succedeva. Gli investigatori mi hanno chiesto se lei mi aveva detto di riferire qualcosa ma (purtroppo. dico adesso) non è così: tutto quello che ho detto l’ho fatto di mia spontanea volontà.


Appena arrivati in casa ho riposto il mocio nell’ingresso e mi sono diretto nelle altre stanze per vedere che diavolo era successo. Quei momenti li ricordo bene perché ero agitato e allarmato. Mi sembra di aver visto che Amanda prendeva il secchio del mocio e lo portava in un’altra stanza (dal testo non si evince, ma evidentemente il mocio è stato riportato a casa di Meredith e Amanda). Per prima cosa ho notato che la camera di Filomena (chiamata Molli) aveva la porta spalancata. Ah, dimenticavo, Amanda ha aperto la casa con le chiavi (cosa che mi hanno ripetutamente chiesto visto che lei mi aveva detto che aveva trovato la porta di ingresso spalancata quando era entrata).


Dicevamo che la camera di Filomena era completamente in disordine: vetri rotti per terra e la camera sottosopra, c’era un casino assurdo. La finestra era rotta sul lato sinistro ed era aperta. Andando avanti ho notato che la camera di Meredith era chiusa a chiave e che nel bagno c’erano macchie di sangue sul lavello e per terra sul tappetino e il resto del bagno era pulito. Le macchie sul tappetino erano diluite da acqua. Tornando indietro ho pensato di accedere alla camera di Meredith dalla finestra e cercavo dove fosse; dopo ho scoperto che l’unico accesso alla finestra aveva un’altezza improponibile e così ci ho ripensato. Intanto Amanda stava cercando di accedere alla finestra scavalcando la ringhiera e io l’ho fermata, siccome lei fa climbing voleva provare a fare qualcosa che secondo me è assurdo. Lei poi ha cercato di bussare ripetutamente alla porta gridando il nome di Meredith (la porta della camera, ovviamente) perché pensava che Meredith stava dormendo.


Intanto gironzolavo per la casa e consigliavo ad Amanda di chiamare le amiche, Filomena, Laura, Meredith. Così lei, dopo che lo fece, mi disse che Laura era a Viterbo, Filomena era con il ragazzo e sarebbe arrivata più tardi e infine Meredith non rispondeva. Facciamo un giro in casa e Amanda si spaventa e mi salta addosso perché mi dice che nel cesso la cacca non c’era più in quanto presumibilmente prima, quando era a farsi la doccia, aveva visto che nel bagno c’era una cacca e nessuno aveva tirato l’acqua. Io mi affaccio e intravedo il riflesso dell’acqua sporgendomi e non vedendo la cacca do per buono quello che mi diceva Amanda.


Alla fine penso che l’unica cosa da fare era sfondare la porta della stanza di Meredith. Ci provo, ma non ci riesco, allora chiamo al cellulare mia sorella e lei mi dice di chiamare il 112. Lo chiamo e lascio il nominativo di Amanda più i suoi recapiti e tento di spiegare sommariamente la situazione. Dicono che mi avrebbero richiamato. Ci fermiamo ad aspettare fuori e improvvisamente si presentano due tipi e ci dicono di essere la polizia postale che cercava Filomena, in quanto avevano trovato due cellulari e uno dei numeri apparteneva a Filomena. Ad Amanda viene in mente che quei cellulari erano di Meredith e io prego il poliziotto di sfondare la porta.


Inizialmente il poliziotto si rifiuta per violazione alla privacy, ma dopo che sono arrivati Filomena, il ragazzo e i rispettivi amici, si è convinto a sfondare la porta. Mentre erano lì che guardavano che cosa c’era lì dentro cominciano a urlare: «Oddio! Un piede! Sangue!». E si girano terrorizzati. A quel punto mi allontano e prendo Amanda e la porto via. Ci fermiamo fuori e di lì il casino.


Oggi mi ha interrogato il giudice e diceva che ho dato tre dichiarazioni differenti, ma l’unica differenza che trovo è che ho detto che Amanda mi ha indotto a dire cazzate nella seconda versione e che quella era uscita per andare al bar dove lavorava, Le Chic. Ma non mi ricordo esattamente se sia uscita o meno per andare a quel pub e di conseguenza non mi ricordo quanto tempo si sia assentata. Qual è tutto ’sto problema? Non mi ricordo questo per loro importante particolare, quindi non mi rompessero e facessero le indagini su di lei. Ho cercato di aiutarli nelle indagini cercando di ricordare e adesso me la prendo in quel posto, meglio se non facevo nulla e mi limitavo a dire che era rimasta a casa mia e mi sarei risparmiato tante agitazioni. Parliamo di altro che è meglio...
Forse domani ti vedrò, almeno così ha detto Tiziano (Tedeschi, l’avvocato, ndr) che ho visto oggi e che mi ha difeso di fronte al giudice. Sono contento almeno per questo. Oggi mi hanno tolto la totale censura e quindi posso guardare la tv... almeno il tempo passa visto che non posso fare praticamente niente. Ma, a parte i soliti cartoni, mi annoia. In questo momento penso a Vanessa (la sorella, ndr), vorrei che leggesse anche lei questa lettera. Mi dispiace molto per tutto questo casino e aver coinvolto anche lei indirettamente per la sua carica (è sottotenente dei carabinieri, ndr): non riesco a immaginare che cosa sta passando adesso. Mi dispiace tanto, Vane, non volevo che ti trovavi in questa situazione, ti prego perdonami. Ti voglio tanto bene. Adesso posso dire che ho capito che significa farsi una passeggiata all’inferno e prego Dio che non mi accada più, anzi spero nel buon cuore del giudice. Quelli della squadra mobile, che Dio li fulmini!... No, scherzo, ma è difficile essere comprensivo dopo tutto quello che mi hanno fatto passare: mi vogliono dipingere come il genio informatico del crimine... Ma, ah ah ah, certo un genio che si fa trovare in questura con le scarpe con cui ha commesso il crimine e con il coltello con cui ha sgozzato la vittima in tasca... un genio!!! Non c’è che dire un vero Einstein! (Raffaele impreca contro la polizia). E dovrei sforzarmi di aiutarli? Basta, meglio stare calmi. Adesso vado a dormire, spero di rivedervi presto. Un abbraccio forte forte.

 


11/11/2007
Mi sono svegliato da poco. Ieri ho visto papà, zio Giuseppe e Mara. Sono contento che papà mi è vicino e anche zio non me lo aspettavo che sarebbe venuto, mi ha fatto molto piacere. Mi hanno dato la roba pulita e mi hanno fatto capire che lì fuori sono tutti dalla mia parte. Tutto ciò mi dà molta forza. Piuttosto ho avuto informazioni sul fatto che la mattina di venerdì, quando sono rimasto a dormire e Amanda è andata a farsi la doccia a casa sua, lei sia andata anche con un tipo argentino, (...) suppongo, in una lavanderia e che questo qui ha infilato nella lavatrice della roba tra cui delle scarpe Nike color blu...


Tutto ciò mi fa perdere totalmente la fiducia in Amanda dopo che continua a mentire... Voglio dire, io la conosco poco, ma anche se non mi sembra affatto capace di ammazzare qualcuno può essere capace di mentire per nascondere il fatto che lei è in rapporti con gente poco raccomandabile. Anzi comincio a pensare che mi ha cornificato e mi ha nascosto l’impossibile. Ma chi se ne frega, io sono sincero e non farò mai una cosa simile perché non mi abbasso a certe meschinità; se sto con una persona vuol dire che mi piace e se non mi va più di starci, cambio. Non c’è bisogno di scappatelle; non mi piace mentire, né a me stesso né agli altri.


Ho fatto amicizia con un rumeno simpatico che mi ha aiutato i primi giorni in quanto non ho sapone, buste per l’immondizia, ecc. Un bravo ragazzo, direi, vista la disponibilità. Poi sento che ha tentato di fare una rapina e aveva un giro di prostituzione. E rifletto di come un uomo possa fare certe cazzate assurde e magari cambiare, forse, spero. Poi l’altro giorno una guardia, mentre mi riaccompagnava in cella, mi chiede: «Ti piace la vita in carcere?». E io mi giro con rabbia nel cuore, che non ho manifestato se non con il mio sguardo, e nella mia mente pensavo: «Questo ha voglia di prendermi per i fondelli». Così gli rispondo «sì, certo, il c...!!!» per dirgli di smetterla. Ma lui rimane in silenzio e poi mi dice: «Allora per te non è male la vita qui». E io: «Guarda che intendevo il contrario. Ma tu veramente vorresti dire che esiste qualcuno a cui piace la vita in carcere?». E lui «Sì, certamente».

A quel punto tutte le mie certezze e i pensieri crollano come una piramide di carta fatta male e mi viene in mente che esistono persone che non hanno nemmeno una casa e del cibo. E gli rispondo: «Ma intendi gente che non aveva una casa?». E lui: «Sì». E io: «Scusami tanto». E lui: «No, figurati, sono io che non mi sono spiegato bene, non volevo sfotterti».


Questa breve discussione mi ha aperto gli occhi. Io sono abituato ad avere la casa sempre pulita, il termosifone caldissimo quando fa freddo, un letto caldissimo, una automobile da favola, mangiare il meglio del meglio, avere il computer più performato del mercato e una famiglia che mi ama... C’è gente che non ha niente. E un letto di spugna sudicio, un bagno piccolissimo con l’acqua calda, un termosifone che funziona solo poche ore al giorno, due coperte, una televisione da 13’’ e qualcosa da mangiare, può essere davvero oro che cola...


Ho cercato e cerco di ripagare la mia vita di quello che mi ha dato, ma mi accorgo che non è mai abbastanza e dovrò lavorare ancora sodo per far qualcosa per gli altri e per me stesso. Per il momento passo il tempo a cercare di parlare con medici, psicologi, educatori, guardie, capitani, persino con la psichiatra (una tipa niente male) e poi guardo la televisione e scrivo, vorrei cominciare a leggere... vorrei un computer... magari... il massimo sarebbe una playstation portable o un nintendo... Sì, certo, se mi lasciano usare una cosa del genere in carcere vuol dire che l’Italia è alla frutta!!!


Questi giorni ero parecchio ansioso e nervoso, ma vedere mio padre che mi dice «non ti preoccupare, ti tiriamo fuori» mi fa stare meglio. Le mie effettive preoccupazioni adesso sono due: una deriva dal fatto che, se Amanda quella notte è rimasta tutta la notte con me potremmo (ed è un’ipotesi molto remota) aver fatto l’amore tutta la sera e la notte ed esserci fermati solo per mangiare... sarebbe un bel casino perché non ci sarebbero collegamenti a server in quelle ore da parte del mio computer... La seconda è che Amanda mi abbia fregato il coltello per darglielo al figlio di puttana che ha ammazzato Meredith... anche questa ipotesi è un po’ da fantascienza, ma possibile, quindi non sto tranquillo... Mi dici che sul coltello non ci sono tracce di sangue, quindi sto molto più tranquillo... Non vedo l’ora che escano i risultati della scientifica di Roma.


12/11/2007
I fatti stanno prendendo il loro corso e pian piano mi sto accorgendo che secondo il fatto per cui tu, papà, quella notte mi hai mandato un messaggio di buonanotte e anche per il fatto che la prima dichiarazione fatta da me dicevo che Amanda era stata tutta la notte con me, devo dire che al 90% ho detto la grossa cavolata nella mia seconda dichiarazione. E cioè:
1 il fatto che Amanda mi ha indotto a dire qualcosa è una cazzata e l’ho ribadito più e più volte sia al giudice che alla squadra mobile;
2 ricostruendo mi sto rendendo conto che effettivamente Amanda è molto probabile che è stata tutta la notte con me, non assentandosi mai. E io di certo non sarò quello che mente per aiutare nelle indagini e mette gratuitamente nei guai tutti. Anzi, per me sarebbe favoloso se Amanda non ha fatto nulla, in quanto diventa impossibile che trovino qualsiasi traccia sulla mia scarpa e sul mio coltello e questa storia andrà a lieto fine per me e per voi...


Voi direte che non è un lieto fine per Meredith. Ma in questi momenti mi viene di essere un po’ egoista in quanto l’errore non è mio, ma il problema è che non si trova ancora una soluzione al caso... Mi rendo conto che se siamo finiti tutti in carcere è anche colpa della mia leggerezza riguardo ai fatti di quella sera e anche che ci siamo fumati (io e Amanda) parecchi spinelli. E mi dispiace tanto. Appena sarò fuori vorrei fare le mie scuse più grosse e sentite ai genitori di Amanda, che sono totalmente distrutti e sconvolti. Mi dispiace tantissimo per tutto ciò, perdonami papà e perdonami Vanessa, ho vissuto con estrema leggerezza una situazione che non potevo credere reale, mai l’avrei creduto e non posso perdonarmelo.


Sto cercando di ammazzare il tempo e intanto sento le voci e le grida dei galeotti che giocano a biliardino, suppongo, anche se non l’ho mai visto. Ascolto e penso, penso intensamente a tutto ciò che mi è capitato e che mi circonda... Il mio cervello in questi giorni mi sembra una macchina inarrestabile che cerca di ricollegare e immaginare... Poi mi fermo per non impazzire e penso ai miei amici che sono là fuori e a quello che pensano...
Penso ai miei fratelli di Giovinazzo che si staranno preoccupando e penso a Vito (...) che starà soffrendo molto, penso poi agli amici del collegio che staranno pensando «quel pazzo si è ficcato in una storia assurda»; penso ai miei compagni di università, Tozzo, Urte, Riccardo, Lucio, in particolare i primi due diranno «chissà che avrà detto per ritrovarsi in un casino simile».

Penso ai miei compagni degli allenamenti che saranno tutti sconvolti... Penso e mi sento in colpa... Sto pagando per la mia superficialità. Questa volta vorrà dire che pagherò fino all’ultimo centesimo.

 

13/11/2007
Oggi è martedì e ho visto papà e Mara. Tu, sorellona, so che stai avendo parecchi problemi a esporti e mi dispiace davvero tantissimo. Intanto oggi mi ha rincuorato il fatto che ho tantissimi amici che sono tutti con me. Sono lusingato e soprattutto sento nel cuore che i miei fratelli sono con me più di chiunque altro. Ho una fortuna immensa ad avere amici cioè fratelli come loro. Penso prima di tutto a te, Francè, ho saputo che hai dichiarato che sei mio fratello e voglio dirti che lo sento quello che provi e quello che provano anche gli altri: Corrado, Raffaele, Saverio, Gianfranco (vabbè, lui lo immagino abbastanza passivo come sempre), Mariano (che sta a Shangai), Milko (che sicuramente starà pensando che certe cose capitano solo a me), Claudia, Valeria (non pensare che la tua vita è meno interessante della mia che appena torno ti tiro una testata che svieni)... Ma che c’è?! Ho detto qualcosa che non va? Volete analizzare la mia attitudine criminale da questa frase?
FATEVI UN CLISTERE!!!
Basta! Avete rivoltato il mio blog come un calzino per niente!


Dicevo... penso a Paolo che sta a Milano a pensare chissà che succede e si sta, anzi, si è già laureato. Vorrei esserlo anch’io, Paolo, e festeggiare con te questi momenti idilliaci. Penso anche a Erica croccantino e gioia mia Francesca, Clelia e tutta Piazza Porta. Le magnum di Piazza Porta... Penso ad Angela, Micaela, Annamaria e tutti i compagni delle medie e del liceo, tutti scioccati. Penso anche ad Ana e Marta che staranno morendo di crepacuore poverine ed anche a Fabri, Fili, Boc, Veronica, Valentina, Chiara 1, Chiara 2, il mitico Pasquale (non ti sballare troppo, vedi che succede), Guido di Roma, Guido di Pisa (stavolta mi hanno messo in gabbia), Robertino, Alessandra, Enrico e il nostro ingegnere aerospaziale) e tutti gli amici dell’Erasmus che hanno visto e mi sono vicini, che mi hanno conosciuto e sanno che una caratteristica mia, che qualche volta può essere un difetto, è la mia totale incapacità di fare del male.

Ed è proprio qui che si creano i vari livelli della mia personalità, che cerca in tutti i modi di difendersi portando un coltello in tasca e sacrificandosi tanti anni a imparare e a rischiare in uno sport come il kickboxing.
La mia personalità è un insieme di tanti pesi e misure, adottato per trovare la tranquillità e la pace nella vita di tutti i giorni fatta di battaglie e piccole conquiste. In questi giorni, ed anche settimane fa, mi sono accorto che sia la vicinanza continua di Amanda e sia la (...) del carcere mi hanno fatto perdere totalmente la mia dedizione giornaliera alla preghiera, cosa che, anche se qualche volta l’ho fatto in questo periodo, non è stato così (...) come al solito... Il problema non è che ho perso la fede, ma che una (...) di fatti e cambiamenti hanno preso d’assalto la mia vita e mi sono trovato totalmente impreparato e perso in un contesto che reputo fuori dalla realtà.

 La realtà è che la mia vita, adesso, è cambiata per sempre e non c’è modo per tornare indietro: posso solo raccogliere i pezzi smarriti, reincollarli e fare un puzzle... In fondo, non tutti i mali vengono per nuocere, bisogna cogliere la parte buona di ogni cosa altrimenti vivere diventa impossibile.

 

16/11/2007
Ieri sera in televisione ho visto che il coltello che avevo in casa (quello da cucina) ha tracce di Meredith e Amanda (latenti)... Mi è salito il cuore in gola ed ero anche in panico totale perché pensavo che Amanda avesse ucciso Meredith o avesse comunque aiutato qualcuno nell’impresa. Ma oggi ho visto Tiziano che mi ha tranquilizzato: mi ha detto che quel coltello non può essere stata l’arma del delitto secondo il medico legale, quindi non c’entra niente in quanto Amanda poteva prenderlo e portarlo da casa mia a casa sua perché le ragazze non avevano un coltello così, stanno facendo un polverone per nulla... Mi sembra di vivere in un reality show da incubo, il ‘nightmare reality show’. Incredibile!


Sto cominciando ad avere continui attacchi di panico e batticuore dovuti alla (...) per l’attesa di questi esami della scientifica che sparano frecciate inquietanti di questo tipo... Oddio, non è colpa loro ma degli (...) che prendono di tutto per poter immischiare in questa storia.
Vorrei pensare ad altro, penso ai miei amici che mi sono vicini e penso a papi che in questi momenti starà malissimo e sarà preoccuoato; mi dispiace tanto. Non so cosa fare. Prego Gesù che mi dia la forza e la ragione per affrontare questa situazione e lo prego per sostenere anche papà che sta sostenendo una situazione assurda.


18/11/2007
Mi stanno tenendo in carcere perché c’è il coltello da cucina con una traccia del dna di Meredith. Sembra un film horror... Ripensando e ricordando mi è venuto in mente che quella notte papà mi ha inviato un messaggio sms di buonanotte per essere indiscreto (sapendo che ero con Amanda), poi il giorno dopo Amanda mi ripeteva che se non fosse stata con me a quest’ora sarebbe morta. Ripensando e ricostruendo, mi sembra che sia rimasta sempre con me; l’unica cosa che non ricordo esattamente è se si sia allontanata in prima serata per qualche minuto.


Sono convinto che non può aver ammazzato Meredith per poi ritornare a casa. Il fatto che c’è del Dna di Meredith sul coltello da cucina è perché una volta mentre cucinavamo insieme, io, spostandomi in casa maneggiando il coltello, l’ho punta sulla mano, e subito dopo le ho chiesto scusa ma lei non si era fatta niente. Quindi l’unica vera spiegazione a quel coltello da cucina è questa.


Non sono tranquillo perché se hanno trovato una traccia così irrisoria possono trovarne altrettante altre sugli stracci e quant’altro... Da incubo! Dovrebbero prima di tutto dimostrare che effettivamente quel coltello è l’arma del delitto: lama, tipo di taglio, tracce evidenti sulla lama, ecc. Poi se vogliono trovare tracce invisibili di Meredith in casa mia, ne trovano a fiumi di questo passo! Ci deve essere una giustizia divina a tutto questo! Continuo a svegliarmi la mattina con facce accusatorie che mi fissano come un assassino...

Che storia assurda, tutti pronti a puntare il dito quando non si sa ancora nulla. Spero che papà stia bene e anche tutti quelli che guardano questa vicenda assurda. Spero che la verità vera venga a galla. Nessuno dei tre c’entra!!! Ho letto sui giornali che questa storia sta prendendo una dimensione mediatica enorme e tutto ciò mi spaventa tantissimo, perché se questi non hanno il colpo di scena diventa impossibile placarli... la delusione della massa, i soldi che verranno risarciti a Patrick, a me e ad Amanda...

Oddio, oddio, che casino! Non si capisce nulla! Chi è che mi ha infilato in questa storia? Un po’ ci ho messo del mio, ma adesso è troppo.
Mi chiamano dall’infermeria e leggo sulla cartella clinica che mi hanno diagnosticato qualche giorno fa attacchi di panico e mi dovevo far rivedere. Sia Amanda che Patrick sono tranquilli, quindi questo mi tranquillizza: se nessuno dei due ha fatto niente figurati io!!! Quindi bisogna avere pazienza. Mi fa molto piacere parlare con le dottoresse o le assistenti sociali o il parroco o la psicologa, sono molto gentili e disponibili a parlare, tutto ciò mi conforta molto. Non mi è piaciuto parlare con il vice comandante perché continua a investigare e a mostrarmi che cosa può succedere se non dico la verità. Non ci parlerò mai più.

Continuo a guardare la tv e la mattina, quando mi sveglio, faccio esercizi per tenermi in forma. Che altro posso fare?... Scrivo... C’è una tipa in Francia che ha ammazzato un tipo conosciuto una sera ispirandosi alla tragedia di Perugia: la gente sta impazzendo. Siamo tutti matti! Qui mi sembra di vivere in una commedy-reality-horror-show scopiazzata dal Grande Fratello. Cioè il peggio del peggio!! Le guardie sono gentili, almeno alcuni, non tutti, già è impossibile farli ricredere tutti...


19/11/2007
Oggi ho fatto esercizi come sempre, mi tengo in forma per non accasciarmi e smollarmi fisicamente; già il cibo fa schifo e sto perdendo un po’ l’appetito, ma spero che la verità venga presto a galla e io possa uscire dal carcere. Ho parlato con l’educatrice e c’era una tirocinante niente male: :) Forse non dovrei pensarci visto che mi stanno accusando di essere complice di stupro+omicidio... Ma a qualcosa di carino devo pur pensare, scusate! Ha un bel sorriso con dei capelli ricci biondi; mi faceva molto piacere che sorrideva a ogni battuta che facevo.

Mi sembrava di ricevere ventate di aria di primavera in un’enorme stanza buia e fredda. Già il carcere non è una bella esperienza, soprattutto perché i primi tempi mi sbattevano in cella di isolamento chiuso a chiave con un filo di luce che passava attraverso la finestra, per ore senza avere il minimo segno che qualcuno potesse sapere che tu sei lì, non un suono, non un sibilo, solo lo stridere delle tue scarpe su un pavimento pieno di polvere e scarafaggi e tu che passi il tempo passeggiando su e giù impaurito e pensi, pensi per tanto e tanto tempo, ti siedi, guardi attraverso le fessure della finestra e preghi che la verità venga fuori, cercando di ricordare...

Mi hanno infilato in carcere perché non ricordo esattamente i fatti di quel giorno, ho ricordi confusi. Intanto fuori guardo le nuvole e comincio a far finta di disegnare il cielo cercando una risposta a me, a questa vita, al destino, sembra tutto così misterioso, impercettibile; come un punto di luce intensa in un tunnel completamente oscuro... Seguo la luce, la speranza; no, quella non la perdo mai; la mia vita non finisce qui; il mio destino lo seguirò fino in fondo... Lì su c’è qualcuno che mi guarda e muove i fili di un destino determinato dalle mie scelte.

 C’è mamma, c’è Gesù; che mondo pazzo qui sulla terra, tu che dici Gesù? Sei stato crocefisso perché hai fatto molto di più di quello che dovevi per gli altri; beh, sai come la penso io? Meglio dare un po’ di meno ma sopravvivere... vabbé scusami per te il discorso è diverso visto che ci hai salvato dal peccato, ma qualche volta mi chiedo se ne è valsa la pena. Ho ricevuto lettere da Corrado e famiglia e mi ha fatto molto piacere anche un’altra di Mimmo e Paola. Mi sostengono molto da vicino, sono molto contento. Adesso tutti i carcerati mi salutano con un sorriso; non so se sia perché hanno capito che non ho fatto niente o perché io abbia fiducia di loro.

 


20/11/2007
(Raffaele apre la pagina del diario del 20 novembre con una convinzione per lui decisiva) Oggi finalmente hanno preso il vero assassino di questa storia che ha dell’incredibile. È un ivoriano di 22 anni, l’hanno trovato in Germania. Papà l’ho visto contento e sorridente, ma io per il momento non sono tranquillo al 100% in quanto ho paura che questo si inventa cose strane. C’è il cuoco della mensa che è nero e mi ha chiesto gentilmente perché io non sono stato ancora scarcerato. Beh il motivo è semplice: ci sono impronte mie per la casa e quindi da questa storia possono uscire sempre colpi di scena: non li sopporto! Come quello del Dna di Meredith sul coltello da cucina di casa mia. Mi viene la tachicardia e sto male. Mi fa piacere che ho tanti sostenitori dappertutto. Aspetto con pazienza il mio futuro; a volte mi spaventa, si sa in effetti chi poteva aspettarsi tutto ciò. La vita è una strada lunga e buia (a volte), ma la speranza non la perdo. Dopo la tempesta c’è l’arcobaleno. Forza Raf! Uno dei giovinazzesi; uno di loro, uno di loro!

 


23/11/2007
Oggi mi hanno cambiato di cella. Ho passato molto tempo a pulirla da cima a fondo e mi sono anche un po’ schifato delle condizioni in cui la avevano lasciata. Ho reincontrato il poliziotto che mi fece quel discorso sul fatto se mi piaceva la vita in carcere e abbiamo scherzato un po’ sul fatto che ci sono gli spioncini delle celle che hanno un coperchio e io mi chiedevo il perché. Poi lui con aria della serie «Chi se lo è mai chiesto», mi dice: «Non ne ho la più pallida idea; che me ne frega!».

E io ci penso un po’ e trovo la soluzione! Non vogliono che gli altri carcerati passando guardino attraverso lo spioncino. Di conseguenza glielo dico sorridendo: «Possibile che ti devo dire io a cosa serve?». E lui: «Non mi interessa affatto». Intanto gli chiedo: «Se mi dici il tuo nome ti cito, visto che ho già parlato del nostro discorso e diventi famoso». E lui «No, assolutamente non mi interessa proprio, non ci tengo». E io ho continuato a pensare: «Beh in effetti, se io divento famoso non è per un fatto piacevole, anzi, per una tragedia e questo è molto triste». Già perché essere famosi? Tutti ti guardano e ti giudicano e rivoltano la tua vita come un calzino al contrario e ti accusano anche se respiri troppo lentamente. Meglio lasciar perdere, non guardare al successo, ai soldi, al denaro, ma passare una vita tranquilla senza stress e sofferenza; per me non ne vale proprio la pena.










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