PERUGIA, 19 dicembre 2007 - IL LIBRO di Harry Potter in tedesco, che Amanda dice di avere letto assieme a Raffaele a casa di quest’ultimo la sera del delitto, è in realtà nel casolare degli orrori, dove la Scientifica ha trovato anche tracce biologiche e impronte ritenute importanti nella stanza di Amanda e l’orma di una scarpa della ragazza americana sopra una cartolina nella camera della coinquilina italiana.
Proprio in quella, secondo l’accusa, fu simulata l’effrazione della finestra. Mentre gli esperti stanno verificando se quella impressa col sangue sul lenzuolo della stanza di Mez è la sagoma dell’arma che ha ucciso la studentessa inglese, il ritrovamento del capolavoro di JK Rowling inchioderebbe — secondo gli investigatori — la ragazza di Seattle sulla scena del crimine.
È STATA un’altra giornata intensa e tesissima quella che si è consumata ieri per oltre dieci ore al numero 7 di via della Pergola. Sul luogo del delitto la squadra sopralluoghi della polizia, gli investigatori della squadra mobile, il pm Giuliano Mignini e tutti i difensori degli indagati — Amanda Knox, Raffaele Sollecito, Rudy Hermann Guede e Diya Patrick Lumumba — coi rispettivi consulenti. Mentre gli esperti della Scientifica verificavano elementi fondamentali per l’indagine, a circa 200 metri dalla casa la difesa di Raffaele ha fatto ritrovare un piccolo coltello da tavola, senza seghetto e con la punta tondeggiante, accanto a due fazzoletti sporchi, forse di sangue.
Reperti che, secondo gli inquirenti, non hanno alcuna attinenza con gli accertamenti in corso sul giallo della ragazza violentata e sgozzata: gli investigatori ritengono che l’arma del delitto sia il coltello con tracce di Dna di Amanda e Mez trovato nella cucina di Raffaele e che ora sarà confrontato con quella sagoma.
SECONDO il padre, Francesco Sollecito, invece, il codice genetico delle ragazze è finito sulla lama e sul manico in occasione di una cena che il figlio organizzò a casa delle studentesse. È a quella serata che lo studente di Giovinazzo farebbe riferimento quando negli «Appunti di viaggio» ipotizza di avere punto Mez con il coltello.
LE OPERAZIONI sono state riprese con una telecamera che proiettava in diretta il sopralluogo su un monitor installato nel pulmino dell’Ert — parcheggiato accanto all’abitazione —, dando così modo a tutti (circa 25 persone) di assistere senza inquinare il luogo del delitto. L’attenzione dei difensori dello studente pugliese si è incentrata sull’ormai famosa impronta nel sangue di Mez che, per gli inquirenti, è compatibile con le Nike 42 e mezzo di Raffaele.
I legali hanno parlato di traccia «evaporata»: «A quello che ci risulta sembra invece — ha spiegato Marco Brusco — che siano scomparse le orme di scarpa che si sarebbero dovute rilevare nel sopralluogo». Il suo consulente, Saverio Potenza, ha parlato di un’improbabile evaporazione. «L’impronta della scarpa io non l’ho vista — ha aggiunto —, dovrebbe rimanere, credo che fosse latente, molto tenue; l’avevo vista preventivamente sull’immagine fotografica e forse è stata esaltata, oggi non l’ho vista, non so se ciò sia legato a una misteriosa evaporazione a cui non credo o al fatto che forse può essere stata un pochino manipolata, calpestata».
IN REALTÀ già il provvedimento del gip Claudia Matteini del 17 dicembre, con il quale ha rigettato la richiesta della difesa di incidente probatorio tra la scarpa e l’inquietante orma nel sangue (perché accertamento ripetibile in base alla documentazione fotografica regolarmente realizzata dalla Scientifica), ha tenuto conto delle indicazioni degli esperti guidati da Alberto Intini, che avevano già rilevato come il tempo, l’utilizzo del cianacrilato (sostanza che reagisce con le proteine presenti nell’essudato dell’impronte) per esaltarla e i prelievi del sangue effettuati dai biologi dell’Ert potessero deteriorarla o addirittura farla scomparire. Proprio per questo è stata estrapolata nell’immediatezza dei fatti e fotografata da diverse angolazioni.
DI CONSEGUENZA alla decisione del giudice il pm ha rigettato la richiesta della difesa Sollecito di procrastinare il sopralluogo di ieri per permettere l’esecuzione di un incidente probatorio che, come detto, non ci sarà.
Bocciata dal gip anche la richiesta dei difensori di Guede — Biscotti, Lombardo e Gentile — di fare entrare in carcere per colloqui difensivi il professor Alessandro Meluzzi, psichiatra forense.
di ERIKA PONTINI
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