Il sacerdote chiede di essere ridotto allo stato laicale per potersi difendere liberamente senza dovere coinvolgere l'autorità ecclesiastica nella vicenda giudiziaria in cui è coinvolto
Amelia (Terni), 23 dicembre 2007 - Don Piero Gelmini (nella foto) ha chiesto al Papa Benedetto XVI di potere restare con i suoi ragazzi della Comunità 'Incontro' ''fino alla morte'' e di essere ridotto allo stato di laico per potere affrontare le questioni giudiziarie senza coinvolgere l'autorità ecclesiastica. Il sacerdote si è rivolto al Pontefice in una lettera scritta di sua iniziativa, così come ha reso noto il portavoce della Comunità 'Incontro', Alessandro Meluzzi che ha aggiunto di non sapere nulla di un eventuale incontro di don Gelmini con il vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, nè di precedenti iniziative del Vaticano.
Il sacerdote è finito nel mirino delle polemiche la scorsa estate per le accuse di abusi sessuali.
''Don Gelmini - ha detto Meluzzi - 'sua sponte' ha mandato una lettera a Sua Santità, finalizzata a garantire 'perinde cadaver' (fino alla morte) la sua permanenza con i ragazzi della Comunità 'Incontro'. Pertanto, a tal fine, siccome si spalanca un orizzonte doloroso legato a questa vicenda giudiziaria, per potere liberamente affrontare le questioni ad essa legate, don Gelmini chiede autonomamente 'pro gratia' (quindi non perchè imposto) al Santo Padre la riduzione allo stato laicale, non di diacono come è stato scritto''.
''Cioè - ha spiegato Meluzzi - chiede, mantenendo nel dolore e nella preghiera i voti di celibato, di unità a Cristo eccetera, di essere ridotto allo stato laicale per potersi difendere liberamente senza dovere coinvolgere l'autorità
ecclesiastica e canonica nelle vicende che seguiranno''.
Il portavoce precisa inoltre che "la lettera è stata scritta alcuni giorni fa" e che "le condizioni in cui versa don Pierino sono pessime. Ha seri problemi cardiologici, è allettato e fa fatica a respirare. Ma è lucidissimo".
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