Torino, 30 dicembre 2007 - È morto alle 13.40 di oggi, per arresto cardiocircolatorio, Giuseppe De Masi, 26 anni, il settimo operaio della Thyssen Krupp rimasto coinvolto nel rogo del 6 dicembre scorso. Ricoverato all'ospedale Cto di Torino le condizioni del giovane, gravissime fin dalle prime ore, si erano ulteriormente aggravate negli ultimi giorni.
Proprio venerdì gli operaio dell'acciaieria avevano organizzato una fiaccolata di solidarietà per il loro compagno che stava lottando fra la vita e la morte e domani, per ricordare le sette vittime della Thyssen Krupp e tutte le vittime di infortuni sul lavoro davanti all'acciaieria partirà una fiaccolata organizzata dal Sermig. De Masi era stato sottoposto a numerosi interventi chirurgici ma questo pomeriggio il suo cuore non ha più retto.
Giuseppe Demasi, 26 anni, il settimo operaio ustionato nell'incendio del 6 dicembre, non ce l'ha fatta contro quelle ustioni che gli hanno devastato più del 90 per cento del corpo. Ventisei anni: stessa età di Rosario Rodinò, i cui funerali sono stati celebrati sabato 22 dicembre nella chiesa Rosario della Pace, nel quartiere operaio Barriera di Milano.
L'incendio scoppiò all'una e mezza di notte nella linea 5, adibita al trattamento termico dei prodotti di laminazione. Ad innescarlo fu la fuoriuscita dell'olio bollente usato per temperare i laminati. Gli operai avevano dapprima cercato di di spegnere le fiamme servendosi degli estintori e di una manichetta dell'acqua. È stata proprio l'acqua, però, a far espandere le fiamme: a contatto con l'idrogeno liquido e l'olio refrigerante, pare abbia provocato una fiammata che ha incvestito gli operai. All'arrivo dei vigili del fuoco il reparto era completamente distrutto.
Ma sul disastro hanno pesato, come ormai accertato, anche le condizioni di lavoro: stando ai sindacati, alcuni lavoratori coinvolti nell'incidente erano in turno da 12 ore consecutive, con 4 ore di lavoro straordinario alle spalle. La Thyssenkrupp aveva già deciso di chiudere lo stabilimento di Torino e concentrare l'attività su quello di Terni. Nel capoluogo piemontese erano però ancora impegnati 200 operai. La linea 5, in particolare, aveva intensificato i ritmi di lavoro ed è per questo che l'azienda aveva deciso di tenerla aperta fino a giugno. A questo si aggiungono le violazioni alle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il rapporto dell'Asl, inviato il 28 dicembre alla Commissione Parlamentare sulle morti bianche e già sul tavolo della Procura di Torino, contiene 116 riferimenti a violazioni riscontrate in meno di dieci giorni di indagini nella fabbrica della strage. Rapporto che ha portato la procura ad aprire un'inchiesta a carico dell'amministratore delegato Harald Espenhahn e dei consiglieri delegati Gerald Priegnitz e Marco Pucci.
Ad oggi sono indagati per omicidio, lesioni e disastro colposi ma, qualora alcune delle ipotesi investigative dovessero trovare conferma, potrebbe configurarsi anche l'accusa di «omicidio volontario con dolo eventuale» o quella della «morte come conseguenza di altro reato» (l'omissione volontaria di cautele contro gli incendi). La fabbrica è chiusa e non riaprirà più. Lo hanno annunciato il 27 dicembre i rappresentanti dell'azienda durante il vertice con Rsu, Fim, Fiom, Uilm torinesi e nazionali all'Unione Industriale del capoluogo piemontese.
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