Como, 4 febbraio 2008 - "Sono 18 le ferite da punta e taglio con cui Raffaella castagna è stata uccisa". Così Giovanni Scola medico legale racconta nell'aula al piano terra del Tribunale di Como il modo in cui la donna fu uccisa nella strage di Erba. Strage di cui sono imputati i coniugi Romano e in cui morirono anche il figlio di due anni Youssef, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa Valeria Cherubini.
Il medico legale parla di due armi da taglio differenti che hanno provocato sulla vittima ferite con "margini netti e tagli reiterati". La donna è stata poi sgozzata: "Un colpo scagliato con l'intento di finirla". Sul corpo di Raffaella, secondo il medico legale, ci sono "due tipi di ferite scagliate con intensità diversa e con due coltelli. La ferita alla spalla sinistra è stata inferta con margini netti e profondi e vibrata con una forza maggiore. Quella all'addome, invece, è stata procurata con un coltello più piccolo che è andato meno in profondità".
Coltellate a cui vanno aggiunti i colpi sferrati al cranio della donna che le hanno procurato la morte. Soprattutto la "frattura frontale -spiega il medico legale- è stata inferta con una forza notevole e maggiore rispetto alle altre". Solo una, la ferita difensiva: Raffaella si è ferita la mano mentre cercava di afferrare l'arma, ma mentre era "impegnata a difendersi dalle coltellate veniva colpita -sottolinea Scola- alla testa".
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