Roma, 16 febbraio 2008 - E' arrivato in Italia Michael Seifert, il criminale di guerra nazista estradato dal Canada su richiesta delle autorità di Roma. L'ex aguzzino delle SS - riferisce SkyTg24 - è atterrato questa mattina nell'aeroporto romano di Ciampino.
Nato 83 anni fa in Ucraina, nel 2000 Seifert fu condannato in contumacia all'ergastolo dal tribunale militare di Verona. Secondo i magistrati, come guardia di un campo di prigionia delle SS a Bolzano fu responsabile tra il 1944 e il 1945 di 18 casi di omicidio e torture.
Conosciuto in Italia come il "boia di Bolzano", l'aguzzino delle SS si era rifugiato in Canada dopo la fine della Seconda guerra mondiale. L'estate scorsa, un tribunale dello Stato della Colombia britannica ha respinto il ricorso di Seifert per bloccare l'estradizione all'Italia. A dire il "no" definitivo al "boia di Bolzano" è stata in gennaio la Corte suprema del Canada.
IL CARCERE
Michael Seifert è stato rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Dopo l'arrivo all'alba a Ciampino, scortato dai funzionari dell'Interpol di Roma che lo avevano preso in custodia a Toronto, e poi tradotto dai Carabinieri nel penitenziario militare in provincia di Caserta dove è arrivato alle 9.
È sceso dalla scaletta dell'aereo con l'ausilio di un bastone e sottoposto a una visita medica, per accertare le sue condizioni dopo il lungo viaggio. Seifert sarà messo ora a disposizione della Procura militare di Verona, titolare dell'inchiesta a suo carico. È probabile che date le sue condizioni e l'età avanzata, verrà successivamente affidato a una famiglia o a un'associaizone.
L'84enne SS 'boia di Bolzanò, il sanguinario 'Mishà, nato a Landau(Ucraina) risiedeva da oltre 50 anni a Vancouver. Era stato condannato all'ergastolo nel novembre 2000 a conclusione del processo svoltosi davanti al Tribunale Militare di Verona per la strage di migliaia e migliaia di deportati nei campi di Fossoli e di Bolzano. Condanna poi confernmata in appello e quindi resa definitiva in Cassazione nel 2002.
RACCONTI DELL'ORRORE
Tutte le testimonianze dei superstiti furono concordi nell'attribuire alla coppia dei due "ucraini" (strettamente legato a 'Misha' era 'Otto', Otto Sein ancora irrintracciabile) che sembravano anche più giovani dei loro 20 anni, particolari efferatezze e sadismo nelle violenze inflitte ai deportati, e in particolare ai detenuti delle "celle" (la prigione interna di Bolzano) contro i quali i due si accanivano quasi sempre in coppia, spesso all'improvviso, senza alcun motivo.
Del campo di Bolzano non rimangono che pochi tratti del muro di cinta; vi furono rinchiusi tra l'estate del '44 e la fine di aprile del 45 circa 9.500 deportati. Il sì all'estradzione era stato dato dall'Alta corte canadese il 17 gennaio, al termine di una lunga procedura.
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