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Cronaca

LA STRAGE DI ERBA

La confessione choc di Rosa Bazzi
"Abbiamo dato fuoco al maligno"

Nei verbali degli interrogatori della donna in carcere spunta una frase: "Decidemmo di dar fuoco alla casa non per distruggere le prove ma il maligno". E poi racconti delle liti con Raffaella Castagna

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Rosa Bazzi Romano Como, 19 febbraio 2008 - L'incendio nell'appartamento dove la sera dell'11 dicembre 2006 si compì la strage di Erba fu appiccato per distruggere il maligno che accompagnava Raffaella Castagna. A dirlo è Angela Rosa Bazzi a processo con il marito in Corte d'Assise a Como con l'accusa di essere gli autori dell'eccidio. Lo disse in una delle prime confessioni, poi clamorosamente ritrattate da Olindo Romano in udienza preliminare il 10 ottobre scorso. Ritrattazione confermata dallo stesso ex netturbino nell'udienza di ieri. Ma anche Raffaella Castagna vedeva in Rosa "il Diavolo", come risulta nel verbale dei carabinieri redatto in occasione di una delle consuete liti fra le due donne. È il 20 dicembre 2006, 9 giorni dopo la strage, quando Rosa Bazzi è convocata in caserma dai carabinieri di Como per chiarire la sua posizione.

 

Da nove giorni il luogotenente Luciano Gallorini sospetta di lei e del marito. Quel giorno è un fiume in piena. Ne ha per tutti. viene sentita come testimone. Racconta di come "da quando è arrivata quella là, nella corte è finita la pace. Sono cominciate le festicciole quasi quotidiane. Una volta Raffaella Castagna si presentò alla mia abitazione dicendomi: 'Sei il Diavolo in persona'".

 

Poi Rosa confessa in carcere: "Decidemmo di dar fuoco alla casa non per distruggere le prove ma il maligno". Rosetta quel 20 dicembre non si risparmia neppure contro Azouz Marzouk "che una volta arrivò a casa in piena notte con due grosse valige e sbagliò a suonare il campanello buttandoci giù dal letto. Molte volte si è reso protagonista di fastidiosi episodi per l'intera corte". E ancora: "Quello rendeva la vita impossibile a tutti. Una volta sentii Raffaella urlargli di togliersi di torno, di andarsene per sempre". Rosa colloca questo suo ricordo "in una lite avvenuta pochi giorni prima della sua ultima partenza" e pochi giorni prima della strage.

 

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