GENOVA, 13 marzo 2008 -
OTTO DONNE indagate con Ermanno Rossi, il ginecologo del Gaslini che si è suicidato lunedì sera lanciandosi dal suo studio, all’undicesimo piano di un palazzo di Rapallo. Non sono extracomunitarie clandestine. Sono donne definite della «Genova bene». Una di loro avrebbe abortito oltre i limiti previsti dalla legge: rischia una condanna a sei mesi di reclusione.
L’ipotesi è quella che Rossi, medico obiettore nel suo ospedale, possa avere praticato aborti su ragazze e su giovani signore decise a nascondere una relazione extraconiugale. Interventi richiesti e procurati in piena riservatezza, nel segreto di un ambulatorio privato. Riserbo assoluto anche degli inquirenti sulla eventualità che vi siano anche minorenni: «Stiamo accertando», rispondono gli inquirenti.
I CARABINIERI del Nas hanno sequestrato strumenti chirurgici e documentazione. Il materiale viene definito «interessante». Numerose intercettazioni telefoniche confermerebbero l’accusa formulata dal pm Sabrina Monteverde che ipotizza la violazione dell’articolo 19 della legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Si tratterebbe di nove casi di interruzione della gravidanza in contrasto con la legge 194, che vieta gli aborti fuori dalle strutture sanitarie oltre i 90 giorni di gestazione e in caso di minorenni, per le quali è necessaria l’autorizzazione del tribunale dei minori.
"IL MATERIALE probatorio — afferma il pm genovese — era consistente. La perquisizione era del tutto giustificata. E ha avuto esito positivo: abbiamo trovato quel che cercavamo». Si parla di strumenti e farmaci atti a procurare aborti.
La vicenda sarebbe nata dalla testimonianza di una giovane donna che in un primo tempo si era rivolta all’ospedale Galliera. Di fronte alle difficoltà incontrate nell’ospedale della curia, aveva deciso di sottoporsi all’intervento in uno studio privato. Così è stato. Quando l’accaduto è arrivato alle orecchie di una sua amica, volontaria antiabortista, quest’ultima si è rivolta al pm Monteverde. Di lì sono partite le indagini affidate al Nas del capitano Alessio Bombara, con intercettazioni e pedinamenti, fino alle perquisizioni che hanno sconvolto Ermanno Rossi portandolo al suicidio.
ROSSI, 54 ANNI, era ginecologo all’Istituto Giannina Gaslini. Riceveva privatamente in due studi, a Genova, nella centrale via Venti Settembre, e a Rapallo, nel «grattacielo», il palazzo più alto della città, in corso Mameli. Qui, dopo essersi trasferito da via Garibaldi, il ginecologo riceveva in due stanze che aveva in comodato d’uso all’interno di un centro benessere.
Ermanno Rossi ha pianificato lucidamente la sua morte. Erano le 6.30 di lunedì quando, terminato il turno notturno in ospedale, ha ricevuto la visita del Nas. I carabinieri hanno perquisito lo studio e sequestrato cartelle cliniche, computer e agende di appuntamenti. Alla proposta di farsi assistere da un legale il medico ha risposto con un diniego. Sono seguite le perquisizioni nell’abitazione privata in via Mura di Santa Chiara e negli studi di Genova e Rapallo.
ALLA MOGLIE Maria Paola Passagno, che lo sollecitava ad affidarsi a un avvocato, il ginecologo ha replicato con tranquillità che non era il caso. E’ rincasato per cenare con la moglie e il figlio di 11 anni. E’ uscito di nuovo con la scusa di riordinare lo studio. Ha raggiunto Rapallo ed è salito nello studio. Di lì ha inviato un sms alla moglie con la parola «scusa» e le indicazioni per recuperare l’auto. Spaventata, la donna ha avvertito il 118 e si è precipitata a Rapallo in compagnia del cognato Pietro Tuo, direttore del servizio di anestesia e rianimazione del Gaslini.
DALL’ALTO, Ermanno Rossi ha visto tutto, l’accorrere delle ambulanze del 118, dei mezzi dei vigili del fuoco, delle auto di carabinieri e polizia. Forse ha scorto anche la moglie e il cognato entrare in affanno per farsi consegnare le chiavi dalla portineria. Alle 22.40 il medico si è lanciato nel vuoto, lasciandosi alle spalle una enorme nuvola di incredulità.
«Se ha fatto qualcosa — dice il cognato Pietro Tuo — non è stato per lucro ma per aiutare persone in difficoltà». Silvio Del Buono, direttore sanitario del Gaslini, si è definito «basito». Il primario di ostetricia e ginecologia Pierluigi Venturini ha ricordato «la grande umanità e professionalità» del collega. Testimonianze di stima, affetto, rimpianto hanno affollato il sito del Secolo XIX.
SULLA TRAGEDIA di Rapallo interviene anche Silvio Viale, il ginecologo indagato a Torino e promotore in Italia della RU-486, la pillola che permette di interrompere la gravidanza entro le prime nove settimane, senza ricorrere all’intervento chirurgico: «Qualunque siano — dice Viale — i contorni giudiziari della vicenda, Ermanno Rossi è vittima della non applicazione della 194, di chi affronta il tema solo per porre ulteriori ostacoli alle donne e di chi non ha il coraggio di affrontare i reali problemi della legge».
di GABRIELE MORONI