Bari, 14 marzo 2008 - Il sindaco di Gravina in Puglia, Rino Vendola, ha firmato ieri sera un'ordinanza con cui ordina la messa in sicurezza di tutti i luoghi pericolosi come la grande casa abbandonata in via Consolazione dove sono stati trovati morti in una cisterna sotterranea Francesco e Salvatore Pappalardi.
L'ordinanza richiama proprio questa tragedia nelle premesse e riconosce che da un'istruttoria tecnica "è emerso che insistono nel territorio comunale edifici privati in stato di abbandono in potenziali condizioni di pericolo che possono risultare provvisti di pozzi e cisterne incustoditi, non censiti".
Per queste ragioni viene ordinato ai proprietari di siti nei quali esistono accessi a cave a cielo libero, cavità sotterranee, naturali o artificiali, di non lasciarne incustodito l'ingresso e di impedirne l'accesso e di chiudere eventuali aperture di luoghi di passaggio, comprese le fosse ed i pozzi, con solide coperture, parapetti o recinzioni che impediscano la caduta.
È inoltre obbligatorio per i proprietari di edifici in stato di abbandono in potenziali condizioni di pericolo realizzare tutte le opere necessarie a garantire la salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Inoltre a chiunque è vietato introdursi in cavità sotterranee naturali o artificiali e in cave a cielo aperto. Per i trasgressori è previsto anche l'arresto fino a tre mesi oppure un'ammenda.
L'INCHIESTA: MONITO DI SCOTTI
Potrebbe finire sotto inchiesta disciplinare il Gip di Gravina Giulia Romanazzi per una intervista pubblicata su «Panorama» di oggi dal titolo: "Ne sono sicura Pappalardi mente".
Il ministro della Giustizia Luigi Scotti, informa in una nota l'ufficio stampa di via Arenula, "ha immediatamente chiesto al presidente della Corte di appello di Bari di verificare se effettivamente il giudice per le indagini preliminari Giulia Romanazzi, che si occupa del caso dei due fratellini scomparsi a Gravina di Puglia, abbia concesso un'intervista sulla vicenda ad un noto settimanale".
"Nel caso di conferma - prosegue il comunicato dell ministero della Giustizia -, il Guardasigilli, che più volte ha pubblicamente ribadito il dovere deontologico dei magistrati di non fare dichiarazioni sui processi in corso di trattazione, non potrà che trarne le conseguenze previste dall'ordinamento giudiziario".
Scotti sottolinea, ancora una volta, "che una specifica disposizione del nuovo ordinamento giudiziario considera illecito disciplinare qualunque dichiarazione pubblica, da parte di un magistrato, sia essa analitica o giustificativa, su processi che egli stia trattando. Sempre a norma dell'ordinamento giudiziario spetta, infatti, esclusivamente al capo dell'ufficio rilasciare informazioni alla stampa su procedimenti in corso".
Un gruppo di donne manifesta davanti alla sede del quotidiano ''Il Foglio'', diretto da Giuliano Ferrara, a difesa della legge 194. 'La maternita' non e' una fatalita', ma una scelta responsabile'', è uno degli slogan