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Cronaca

CASSAZIONE

Mani sulla coscia: scatta il carcere

Confermata la condanna a un anno, tre mesi e 15 giorni inflitta  in appello a un 57enne di Trapani. La molestia avvenne in corriera: l'uomo si finse appisolato, palpeggiando la coscia della ragazza al suo fianco

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Palpare il sedere non è violenza sessuale Roma, 19 marzo 2008 - Palpeggiare una coscia ad una passeggera mentre si viaggia in autobus può costare una severa condanna, punita con il carcere. È quanto emerge da una sentenza della Cassazione, che ha confermato la condanna a un anno, tre mesi e 15 giorni di reclusione inflitta ad un 57enne di Trapani dalla Corte d'appello di Palermo per violenza sessuale.


L'imputato era finito sotto processo per avere commesso, sulla corriera Palermo-Trapani, una "pluralità di atti sessuali", palpeggiando insistentemente la coscia di una donna: mostrandosi appisolato, dopo l'iniziale pressione della propria gamba contro quella della ragazza, seduta accanto a lui, l'uomo aveva allungato la mano, traendola da un sacchetto che aveva tra le gambe, e aveva palpeggiato la coscia della donna, la quale aveva avuto un'immediata reazione, allontanadosi dal posto occupato e chiamando il fratello al telefono per raccontargli quanto era accaduto.


Contro il verdetto dei giudici d'appello, l'imputato aveva proposto ricorso in Cassazione, chiedendo l'annullamento della sentenza, ma gli 'ermellinì della terza sezione penale lo hanno rigettato, confermando la decisione della Corte territoriale. "Sulla configurabilità del reato - si legge nella sentenza n.12157 - va osservato che la violenza richiesta non è soltanto quella che pone il soggetto passivo nell'impossibilità di opporre tutta la resistenza voluta, tanto da realizzare un vero e proprio costringimento fisico, ma anche quella che si manifesta nel compimento insidiosamente rapido dell'azione criminosa, così venendosi a superare la contraria volontà del soggetto passivo".


Correttamente, sostiene la Cassazione, i giudici del merito non hanno dato "eccessivo rilievo al fatto che la vittima, subito alzatasi dal posto appena subita la molestia sessuale, abbia evitato di reagire platealmente all'interno del veicolo, avendo essa chiesto aiuto, tramite cellulare, al fratello, il quale si recò alla fermata della corriera per rimproverare vivacemente l'imputato che si mostrò remissivo assicurando che il fatto non si sarebbe più ripetuto".










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