Roma, 21 marzo 2008 - Rischia una condanna per corruzione il sindaco che fa assumere i suoi parenti da una ditta alla quale ha affidato la gestione di servizi comunali, con la promessa di avere riservati alcuni posti di lavoro.
E' quanto si evince dalla sentenza depositata il 18 marzo scorso dalla Corte di cassazione e con la quale è stato accolto il ricorso della Procura di Palermo presentato contro la assoluzione pronunciata dalla Corte d'appello siciliana nei confronti dell'allora sindaco di Trapani che aveva, insieme a due assessori, deliberato l'assegnazione della gestione degli asili della città in favore di una cooperativa nella quale poi erano stati assunti molti suoi parenti e amici.
La Corte territoriale siciliana aveva assolto il primo cittadino ritenendo che non vi fosse un accordo di tipo corruttivo, ma la Cassazione ha rovesciato il verdetto rinviando ad altra sezione della Corte di Palermo affinché celebri l'appello bis. In particolare, si legge nella sentenza, "dalle risultanze processuali, se da un lato si evidenzia che alla delibera si pervenne attraverso una procedura formalmente legittima, dall'altro appaiono suffragare l'ipotesi accusatoria, di essere stata la stessa (delibera, ndr) preordinata a un fine corruttivo: quello di attribuire il servizio alla cooperativa in corrispettivo dell'assunzione di persone alquanto contigue ai pubblici amministratori".
Un gruppo di donne manifesta davanti alla sede del quotidiano ''Il Foglio'', diretto da Giuliano Ferrara, a difesa della legge 194. 'La maternita' non e' una fatalita', ma una scelta responsabile'', è uno degli slogan