L'uomo, 51 anni, era tornato a vivere con i figli dopo essere uscito dal carcere per buona condotta. Nel '98, dopo la tragedia, disse di non aver ucciso apposta la donna
Catania, 13 aprile 2008 - Si è lanciato nel vuoto dallo stesso appartamento, al secondo piano di via Matteotti a Misterbianco (Catania), in cui dieci anni prima aveva assassinato la moglie. Forse non ha retto al rimorso e così ha deciso di farla finita.
Tragica fine quella di Orazio Cannata, 51 anni, che ha trascorso gli ultimi dieci anni in carcere. Da qualche settimana non era più lo stesso, hanno riferito i figli che sono stati sempre vicini al padre: viveva con gli incubi, divorato da quella tragedia, e ultimamente era molto provato.
A metà gennaio Orazio Cannata, al termine di una condotta esemplare era stato scercerato. I giudici gli avevano concesso una misura alternativa al carcere, malgrado avesse ancora cinque anni da scontare. Il primo grado era stato condannato a 18 anni, pena che in appello era stata ridotta a 15.
Cannata aveva ucciso la moglie, Caterina Mainone, il 22 maggio del 1998, al termine di una violenta lite nata per questioni di gelosia. La donna, picchiata selvaggiamente dall'uomo, sarebbe morta dopo avere battuto violentemente la testa per terra. Cannata fu trovato dai carabinieri in stato confusionale con i vestiti ancora sporchi di sangue.
Agli investigatori l'uomo confessò il delitto, dicendo di "non averlo fatto apposta", e che non aveva intenzione di uccidere la moglie.
Un gruppo di donne manifesta davanti alla sede del quotidiano ''Il Foglio'', diretto da Giuliano Ferrara, a difesa della legge 194. 'La maternita' non e' una fatalita', ma una scelta responsabile'', è uno degli slogan