Lecco, 25 aprile 2008 -
Silvia Demciuc potrebbe essere stata uccisa dal racket della prostituzione. Questa l'ipotesi che con il passare dei giorni prende maggiormente corpo fra gli inquirenti che tendono ad escludere sempre più la tesi de serial-killer perchè non vi sono molte, anche se non mancano, analogie, con i casi precedenti, accomunati solo dal fatto che erano prostitute le vittime e che sono state gettate in un dirupo all'interno di un sacco della spazzatura.
Oltre a queste, neppure il caso di Silvia Demciuc, trovata domenica sera nella Valle dei Luf a Perledo, sembra avere altri punti in comune con il duplice omicidio di Luminita Dan e Ionela Dragan, le due prostitute romene trovate in Val Boazzo, appena sotto l'abitato di Morterone. Sul corpo di Silvia l'anatomopatologo Paolo Tricomi, incaricato dal sostituto Luca Fuzio della Procura di Lecco di eseguire l'esame autoptico, non ha individuato segni di violenza, a parte una ferita al petto che potrebbe, ma non è ancora certo, essere la causa della morte.
Proprio per questo sarà necessario attendere almeno una settimana, quando il medico legale depositerà una relazione più dettagliata dopo aver eseguito ulteriori accertamenti autoptici. Sui corpi di Luminita e Ionela, invece, evidenti erano i segni delle sevizie subite dalle due giovani: bruciature di sigarette, tagli, lividi.
Gli inquirenti non escludono che Silvia possa essere stata uccisa perchè ritenuta una pericolosa testimone nell'inchiesta coordinata dal Sostituto Luca Masini della Procura di Lecco sul duplice delitto avvenuto in agosto. Secondo quanto si apprende, infatti, la 25enne moldava sarebbe stata sentita nel febbraio scorso come persona informata sui fatti e avrebbe confermato di conoscere almeno una delle due romene trovate nel bosco della Val Boazzo, in particolare Luminita Dan, detta "la Zingara".
Avrebbe anche detto di sapere che esercitava a Milano. Dai verbali d'interrogatorio emergerebbe anche un altro particolare: Silvia avrebbe anche detto di aver parlato dell'omicidio di Luminita e dell'altra Ionela Dragan, "quella che aveva un figlio piccolo", con una collega colombiana. Proprio alla luce di queste recenti dichiarazioni, si ipotizza che Silvia potesse essere considerata pericolosa dal racket che controlla il meretricio nel triangolo lombardo Lecco-Milano-Como perchè avrebbe potuto fornire dettagli utili per risalire ai killer delle altre due ragazze.
Pur mantenendo uno strettissimo riserbo, Procura e carabinieri, proseguono le indagini ritenendo sempre meno plausibile l'ipotesi del serial-killer, pur non escludendola a priori, come non scartano un regolamento di conti fra bande rivali. Interessanti indicazioni potrebbero giungere anche dal marito di Silvia, l'operaio 47enne Natale Magni, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Nibionno (Lecco) dal sette aprile scorso con l'accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione: avrebbe accompagnato almeno un paio di volte la moglie nei luoghi dove si prostituiva.
L'uomo, che denunciò la scomparsa della consorte dalla quale risultava separato il 12 aprile scorso, è indagato nell'ambito di una inchiesta parallela a quella del duplice delitto dalla quale erano emersi elementi che, poche settimane or sono, portarono all'arresto di due albanesi e di un italiano con l'accusa di far parte di una spietata banda di sfruttatori, comunque estranea, o non direttamente coinvolta, nell'uccisione di Luminita e Ionela.