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VIOLENZA SULLE DONNE

In un anno oltre 1 milione di vittime

All'università Bicocca di Milano un convegno per discutere e contrastare tutte le forme di violenza contro le donne, a partire dall'ambito familiare. Diffusi dati allarmanti relativi agli episodi accertati

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Incubo violenza Milano, 9 Maggio 2008 - Negli ultimi 12 mesi 1 milione e 150mila donne tra i 16 e i 70 anni, il 5,4%, hanno subito una violenza: per 568mila (2,7%) si è trattato di una violenza fisica, per 733mila (3,5%) di una violenza sessuale, mentre 74mila hanno subito uno stupro o un tentato stupro. Questi dati hanno fornito lo spunto per il convegno 'Conflitto o violenza? Trasformazioni delle identità di genere e violenza contro le donne', promosso dal Comitato per le Pari Opportunità, che si è svolto oggi e continuerà domani all'Università di Milano Bicocca.

 


Il convegno ha lo scopo di riflettere su una questione cruciale per la convivenza civile e la democrazia, la violenza contro le donne, inquadrandola nel contesto dei profondi mutamenti che riguardano oggi i modi attraverso cui uomini e donne si presentano e rappresentano sulla scena sociale, le relazioni di potere che costruiscono, gli orientamenti culturali e le visioni del mondo che esprimono.

 


"Nel convegno - dice la professoressa Carmen Leccardi, docente del dipartimento Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Milano Bicocca - si ragiona sulla relazione tra diffusione degli atti di coercizione nei confronti delle donne e le modalità attraverso cui i mondi di entrambi i generi sono attraversati da ampi processi di trasformazione che impongono di riconsiderare anche la riproduzione dell'ordine di genere".

 


Le donne manifestano ormai apertamente il proprio desiderio di indipendenza e di soggettività. Guardano al mondo sociale con occhi nuovi, hanno crescenti livelli di istruzione e capacità di produrre reddito in modo autonomo. La titolarità degli uomini ad esercitare in modo esclusivo potere sociale e la legittimità delle condotte di coercizione vengono profondamente rimesse in discussione. Questo può generare insicurezza sui confini del proprio potere sociale nel mondo maschile, e ciò concorre a costruire gli atti di violenza contro le donne: è unmodo per riaffermare la legittimità di posizioni di comando tanto nella sfera sessuale quanto nelle altre sfere della vita.

 


Il convegno si propone di affrontare questo tema ragionando sulle sue radici e sulle concrete azioni da intraprendere per contrastarla, data la diffusione capillare di forme di violenza contro le donne, in diverse espressioni e ambiti sociali (a partire dalla famiglia, dove si consuma oggi il maggior numero di atti violenti). Si tratta di capire se le nuove forme di conflitto tra i generi possono favorire nuove forme di relazione tra uomini e donne o, piuttosto, se la loro mancata considerazione e "gestione" è destinata a sfociare in atti di violenza.

 


Per dare risposta a queste domande il convegno ha interpellato studiosi stranieri - Michael Kimmel, iniziatore dei men's studies negli Stati Uniti e Christine Beasley, studiosa australiana intorno alla relazione tra genere e sessualità - sociologi e sociologhe, esponenti della società civile e rappresentanti delle istituzioni locali italiane Mon.

 









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