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TROVATA MORTA IN UN POZZO

Lorena picchiata selvaggiamente
Un'amica: "Non è vero che era incinta"
Servono ulteriori analisi per accertarlo

L'amica della ragazza ha detto che la quattordicenne qualche giorno prima della scomparsa aveva fatto un test di gravidanza risultato negativo. L'autopsia non ha chiarito se la giovane fosse in stato interessante. Sfogo del padre: "Sono peggio di Totò Riina"

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I genitori di Lorena, uccisa a 14 anni da tre teenagers Catania, 16 maggio 2008 - Saranno approfonditi esami istologici, i cui risultati si sapranno fra alcuni giorni, a chiarire se Lorena Cultraro, la ragazza di 14 anni di Niscemi (Caltanissetta) assassinata da suoi tre compaesani minorenni era incinta.


L'autopsia eseguita oggi all'ospedale di Caltagirone non è riuscita a dare subito una risposta al quesito formulato dalla procura dei minori che aveva disposto l'esame necroscopico. Per effetturare gli esami più approfonditi, è stato asportato l'utero della ragazza.
 

Una amica di Lorena, nei giorni scorsi ha raccontato ai carabinieri che pochi giorni prima della scomparsa Lorena le aveva confidato di avere fatto un test di gravidanza che era risultato negativo.
 

Il medico legale Maria Berlich che ha eseguito l'autopsia sul corpo di Lorena Cultraro ha detto che "a causa delle condizioni in cui è stato ritrovato il cadavere non è stato possibile accertare se la ragazza fosse incinta".
 

Il medico - che ha parlato ai microfoni di Sky Tg24 - dopo aver concluso nell'obitorio di Caltagirone l'esame autoptico, durato circa 5 ore, ha ricordato che il cadavere è stato 13 giorni in fondo ad un pozzo: "Le condizioni della ragazza non mi hanno permesso di concludere le indagini, dobbiamo aspettare le conclusioni degli esami istopatologici e tossicologici". 

 

L'esame necroscopico era stato disposto dalla procura per i minorenni di Catania anche per accertare se, come hanno sostenuto i tre minorenni di 15, 16 e 17 anni, Lorena era in stato di gravidanza. Sarebbe stata proprio la 'paura' che Lorena dicesse in giro che uno dei tre era il padre del nascituro, a spingere i ragazzini ad ucciderla. Allo stato, però, non è stato ancora possibile sapere quale sia la conclusione del medico legale.

 

Ieri nell'ospedale di Caltagirone si era svolta la formalità del riconoscimento ufficiale della salma di Lorena da parte dei genitori. L'autopsia deve tra l'altro chiarire se la ragazzina era incinta come sostenuto dai tre minorenni fermati per omicidio premeditato e occultamento di cadavere.


I tre hanno affermato che Lorena intratteneva relazioni con loro e che aveva detto di essere rimasta incinta, senza indicare di chi. Il padre ha escluso questa possibilità. E un'amica di Lorena aveva detto che la quattordicenne qualche giorno prima della scomparsa aveva fatto un test di gravidanza risultato negativo. Una risposta definitiva si attende dall'esame autoptico. Un dettaglio che riguarda solo il movente del delitto, mentre è comunque chiara la responsabilità dei tre minorenni che da tempo conoscevano e frequentavano Lorena e di cui il gip del Tribunale dei minori di Catania, Lia Castrogiovanni, ha già convalidato l'arresto per omicidio volontario e occultamento di cadavere.
 

 

LO SFOGO DEL PADRE

"Non li perdono e non voglio incontrare i genitori che hanno chiesto di vedermi. Non esiste e non avverrà mai". È risoluto Giuseppe Cultraro, padre di Lorena. Ieri ha dovuto compiere il rito crudele del riconoscimento della figlia: "Era irriconoscibile - racconta - l'hanno massacrata, come posso perdonarli? Quei mostri erano tranquilli e freddi, peggio dei mafiosi, peggio di Totò Riina, un signore al loro confronto".

 Giuseppe racconta come il padre di uno dei tre ragazzi arrestati, prima che trovassero il corpo della giovane vittima, lo ha minacciato quando si sono incontrati in caserma: "Che ci fai qui?", gli aveva chiesto quel genitore: "Che ci fa qua tuo figlio", aveva replicato il papà di Lorena.


"Attento a come parli se no ti ammazzo", aveva infine gridato l'altro. Giuseppe Cultraro ha un anche un figlio di 8 anni che è stato fatto allontanare: «È ancora troppo piccolo e non sa che la sorella è morta. Piano piano gli faremo capire".

 

 

CONFESSIONE CHOC

"Signor giudice le ho confessato tutto, ora posso andare a casa?". E' l'incredibile domanda formulata, nella caserma dei carabinieri di Caltagirone al Pm che lo interrogava, da uno dei tre minorenni accusati dell'omicidio della quattordicenne di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, Lorena Cultraro.


Secondo quanto riporta oggi il "Giornale di Sicilia", il magistrato avrebbe interrotto il gelo calato nella stanza urlando: "Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?".

Secondo quanto riporta il quotidiano palermitano, che pubblica stralci delle intercettazioni telefoniche effettuate sui cellulari dei ragazzini, i tre avrebbero anche cercato di `prepararsi' un alibi concordando di telefonarsi vicendevolmente non appena fosse stato rinvenuto il corpo di Lorena.

 

LE INTERCETTAZIONI

Telefonate che sono in effetti avvenute e sono state registrate dai carabinieri: "Ma dove sei?, a casa?", "Si". "Ma niente hai sentito dire lì in paese?", "No, perché?". "Dentro un pozzo...", "A chi?", "A Lorena", "Boh... che ne so". "E' così... mi hanno telefonato... mi è arrivato un messaggio...". "Chi te lo ha mandato?", "Uno. Poi te lo dico". "Ah", "La mia ragazza", "ah", "...ciao", "E vedi... informati... vedi se è vero...lì", "Va bene". 
 

 

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