" Vorrei dire all'autista che è stato un angelo - racconta Alessandro B - Vorrei davvero incontrarlo e ringraziarlo. Si è preso una gran responsabilità". Ma al pronto soccorso non c'erano portantini
Roma, 18 giugno 2008 - Alessandro F. il trentenne ricercatore universitario di Economia che lunedì pomeriggio si è sentito male sull'autobus 070, 'dirottatò dall'autista che lo ha trasportato all'ospedale Sant'Eugenio a Roma, da un lettino del pronto soccorso racconta al quotidiano 'Il Messaggerò, quegli attimi infiniti.
"Avevo preso l'autobus all'Infernetto - spiega Alessandro - verso le 16.15. Già a casa non mi ero sentito tanto bene e avevo preso un farmaco antipiretico. Sono uscito per prendere il bus che era pieno di gente. All'improvviso mi sono sentito come mi mancasse l'aria. Mi sono avvicinato all'autista e ho perso i sensi. Anche se non mi reggevo in piedi, sentivo le voci intorno a me, quelle dei passeggeri che mi facevano forza e quella dell'autista che con il telefonino chiamava l'ambulanza, il suo appello alla centrale per potermi portare al pronto soccorso".
" Vorrei dire all'autista che è stato un angelo - continua - Vorrei davvero incontrarlo e ringraziarlo. Si è preso una gran responsabilità".
Arrivati davanti all'ospedale però, Alessandro è rimasto senza soccorsi perchè nessun portantino, medico o infermiere poteva uscire dal Pronto soccorso dell'ospedale a prenderlo in barella, come prevede la legge. "Quegli attimi fuori dall'ospedale mi sono sembrati lunghissimi - racconta il ragazzo - sentivo gli altri passeggeri prima dirmi che ormai eravamo arrivati, poi arrabbiarsi perchè nessuno veniva a prendermi. Se avessi avuto un infarto, sarei potuto morire".
"Lo so che è la legge che vieta al personale medico di allontanarsi dal pronto soccorso ma è assurdo. Io ero là sopra, a due passi dai medici e dagli infermieri che mi potevano curare. Non mi toglierò mai dalla mente la voce dell'autista che sbraitava, se avesse potuto mi avrebbe sollevato lui e portato in spalla dai dottori. Bisogna che certe regole, di fronte alle persone che stanno male, quantomeno siano rese più flessibili".
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