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COLPO ALLA MAFIA

Cosa nostra, 12 in manette a Palermo
Imponevano i prezzi degli alimentari

Oltre a imporre il pizzo a centinaia di imprenditori e commercianti, fissavano i prezzi e investivano i ricavi  nel traffico di cocaina

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Supermercato Palermo, 26 giugno 2008 - Non si limitavano a imporre il pizzo a centinaia di imprenditori e commercianti palermitani.


Fissavano anche i prezzi di vendita di carne e alimenti. I ricavi venivano poi investiti nel traffico di cocaina. Con queste accuse i carabinieri del comando provinciale di Palermo, hanno arrestato, su ordine della Dda, 12 fra boss e gregari del clan della Noce, nell'ambito dell'operazione denominata "Michelangelo".

Tutti devono rispondere di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni e al narcotraffico.

 

IL J'ACCUSE DI COLDIRETTI

A gonfiare i prezzi degli alimenti sono anche il racket, il pizzo e gli altri fenomeni malavitosi, che sviluppano a danno delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi di euro, secondo il rapporto della direzione nazionale antimafia (Dna). È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'indagine eseguita dai carabinieri di Palermo con 12 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti affiliati a Cosa nostra.

 

Nelle campagne - sottolinea la Coldiretti - si assiste al moltiplicarsi in agricoltura di furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea e caporalato.

 

Tra i fenomeni preoccupano - continua la Coldiretti - le intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari, carne e ortofrutticoli sopratutto, che danneggiano gli operatori sotto il profilo del corrispettivo pagato agli imprenditori agricoli e aumentano in modo anomalo i prezzi al consumo. Tali comportamenti, specie quando si registrano nei mercati in cui si concentra molta della produzione nazionale, causano effetti distorsivi su tutto il mercato nazionale; contribuiscono, in conseguenza dell'aumento ingiustificato dei prezzi al consumo che da essi deriva, alla diminuzione dei consumi delle produzioni nazionali e alla contrazione delle esportazioni.










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