Eluana, a causa di un incidente stradale, e' in stato vegetativo permanente dal 18 gennaio 1992. Il padre della ragazza, Beppino Englaro, dal 1999 chiede la sospensione del trattamento
Milano, 9 luglio 2008 - Il padre di Eluana Englaro, la donna che dal 18 gennaio 1992 vive in coma permanente dopo un incidente stradale, è stato autorizzato dai giudici della Corte d'Appello civile di Milano a interrompere il trattamento di alimentazione e idratazione forzato che tiene in vita la figlia.
La decisione dei giudici arriva a nove anni dalla prima richiesta di Bettino Englaro che già nel 1999 aveva chiesto la sospensione del trattamento. Eluana si trova in stato di coma vegetativo dal 18 gennaio del 1992 in seguito ad un incidente.
La vicenda di Eluana potrebbe non finire qui. Come ha spiegato uno dei legali della famiglia, Marco Cuniberti, il procuratore generale tecnicamente potrebbe fare ancora ricorso in Cassazione visto che in precedenza aveva dato un parere negativo alla sospensione dell'alimentazione artificiale della giovane.
Il provvedimento che ha autorizzato la sospensione della alimentazione e idratazione che da 16 anni tiene in vita la Englaro è stato redatto da Filippo Lamanna, giudice della prima sezione civile della Corte d'Appello di Milano.
IL SOLLIEVO DEL PADRE
"Ora posso liberarla". Così Beppino Englaro ha accolto la notizia che la Corte d'Appello di Milano aveva autorizzato la sospensione dell'alimentazione artificiale per la figlia Eluana. "Sento semplicemente - ha detto Englaro a Repubblica radio - che posso liberare la creatura più splendida che abbia avuto modo di conoscere. E' molto semplice: la medicina ha portato Eluana in questa condizione e la medicina è in grado di farla uscire da questa situazione, sempre come deve essere fatto".
Beppino Englaro ha spiegato che la decisione di oggi "era il minimo e il massimo che ci si poteva attendere in questa vicenda umana, clinica e giuridica". "Il minimo e al tempo stesso il massimo - ha precisto - Possiamo essere orgogliosi di vivere in uno Stato di diritto. Il Paese può essere orgoglioso che i principio di diritto e le libertà fondamentali vengono rispettati".
"Da quando io ho manifestato le volontà di Eluana - ha spiegato il padre - che loro non avevano potuto prendere in considerazione, per me è stato l'inferno. Eluana conosceva la situazione in cui si era venuta a trovare e voleva semplicemente essere lasciata morire, che la natura riprendesse il suo corso".
E a proposito della paura di staccare la spina alla figlia, Englaro dichiara: "Nessun tipo di paura, anzi veramente non mi sfiora nessun tipo di paura da questo punto di vista. Abbiamo portato avanti questa battaglia da soli, io e mia moglie, e rimarremo da soli fino alla fine. Riguarda solo la madre e il padre e basta".
I GIUDICI: ANCHE SE CATTOLICA, AVREBBE VOLUTO COSì
Nel provvedimento con il quale autorizzano la sospensione dell'alimentazione forzata a Eluana Englaro, i giudici affrontano anche il problema di come si potesse conciliare la formazione cattolica della giovane donna con la volontà di spezzare l'esile filo che ancora la tiene in vita.
"Alla luce del quadro personologico di Eluana - osservano i giudici - emerso in sede istruttoria, e dunque al cospetto della sua già rimarcata indipendenza di giudizio e della sua insofferenza verso qualunque imposizione esterna, anche di tipo religioso, sembra ragionevole escludere, se anche fosse stato comprovato un preciso e univoco orientamento della Chiesa cattolica sul tema in oggetto, esso - ove in ipotesi avesse consentito una prosecuzione del sostegno vitale avrebbe potuto costituire efficace controindicazione a una presumibile scelta di Eluana orientata al rifiuto di tale trattamento".
In altri passaggi del decreto, i giudici sottolineano che "ciascuno, anche se genericamente qualificabile come credente cattolico è ben libero - tantopiù in uno stato laico che tutela la libertà di coscienza come valore preminente - di condividere o meno, di applicare o meno nella concretezza della sua esperienza di vita privata e individuale (è del resto evidente che una professione di appartenenza a una certa confessione religiosa, non implica affatto anche la inesorabilità di una piena condivisione e osservanza pratica, e in concreto, di tutte le relative regole, anche morali"
ISTRUZIONI PER STACCARE LA SPINA
Nel provvedimento emesso oggi dai giudici della I Sezione Civile della Corte d'Appello di Milano con il quale si autorizza la sospensione dei trattamenti di alimentazione artificiale per Eluana Englaro si trovano anche delle istruzioni su come staccare la spina alla giovane.
"Occorrerà fare in modo - si legge nel provvedimento - che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in 'hospice' o altro luogo di ricovero confacente ed eventualmente con perdurante somministrazione di quei presidi già attualmente utilizzati atti a prevenire o eliminare reazioni neuromuscolari paradosse (come sedativi o antiepilettici)".
Questi medicinali, come si legge nel provvedimento, andranno somministrati "con modalità tali da garantire un adeguato e dignitoso accudimento accompagnatorio della persona durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento, e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno, dei suoi più stretti familiari".
L'OSPEDALE POTREBBE FARE OBIEZIONE
L'ospedale di Lecco, presso cui si trova ricoverata Eluana Englaro, potrebbe opporre l'obiezione di coscienza all'attuazione del provvedimento di sospensione dell'alimentazione forzata, che la sentenza della Corte d'Appello di Milano ha oggi reso possibile. Un'ipotesi che però, in base a quanto si apprende da fonti giudiziarie, viene ritenuta poco probabile.
Marco Cuniberti, uno dei legali della famiglia, ha dichiarato nessuna decisione verrà presa prima della lettura del dispositivo della sentenza, che ancora non è stato depositato presso la Cancelleria del Tribunale milanese.
VIALE: UNA VITTORIA CONTRO LA BARBARIE
"Senza esitazioni la definisco una vittoria. La sentenza della Corte d'Appello di Milano è un atto di giustizia per Eluana e di speranza per tutti. È anche un altro schiaffo, dopo quello della Cassazione, ad un Parlamento che non sa legiferare nemmeno sul testamento biologico, incapace di affrontare i grandi temi che lo sviluppo della tecnologia medica ed il prolungamento della vecchiaia pongono all'uomo".
È quanto sottolinea Silvio Viale, medico di EXIT-Italia e membro della Direzione Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni. "È una vittoria per l'uomo contro la barbarie di chi, in nome di un vitalismo estremo, vorrebbe negare la pietà e imporre la tortura. Come è avvenuto per Terri Schiavo, la decisione della Corte d'Appello di Milano ripara solo a un torto che perdura da anni, ma ha la forza di un atto che parla alle coscienze e che è condiviso dalla maggioranza dei cittadini".
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