Simonetta Cesaroni è stata uccisa a Roma il 7 agosto del 1990 con 29 profonde coltellate. L'uomo, nel settembre scorso, era stato iscritto sul registro degli indagati per il reato di omicidio volontario
Roma, 16 luglio 2008 - Nuovo passo in avanti per l'inchiesta sull'omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma, in via Poma, il 7 agosto del 1990. Da una traccia di pochi centimetri quadrati, refertata all'epoca del delitto su una porta dell'appartamento luogo della violenza, ed esaminata ancora una volta dagli esperti nominati dalla Procura di Roma, sarebbe stata identificata una porzione ematica mista della vittima e del suo fidanzato di allora, Raniero Busco.
L'uomo, nel settembre scorso, in seguito ad una prima relazione del Ris di Parma consegnata agli inquirenti, era stato iscritto sul registro degli indagati per il reato di omicidio volontario.La traccia era stata localizzata, in particolare, su una porta dell'appartamento sede dell'Aiag - associazione italiana ostelli della gioventù, nell'edificio di via Poma, dove fu uccisa Simonetta. L'accertamento era stato disposto dalla Procura nel settembre scorso. Ed entro breve il dossier completo, riguardante le analisi svolte, compilato dal professor Vincenzo Pascali dell'Università Cattolica dal colonello del Ris dei carabinieri Luciano Garofano e da un'esperta di medicina legale spagnola, Maria Victoria Lareu Huidobro, dell'università di Santiago de Compostela, sarà posto all'attenzione di chi indaga, i pm Roberta Cavallone e Ilaria Calò.
Secondo quanto si è appreso, gli esperti avrebbero isolato oltre al sangue della vittima anche 8 alleli che sarebbero riconducibili al cromosoma di Busco. Il suo 'indicatore' risulterebbe l'unico ad aver avuto una qualche corrispondenza con quella delle 31 uomini che gli investigatori avevano previsto in un elenco che comprende gli amici di Simonetta, colleghi, conoscenti e vecchi indagati. Potrebbe esser la prova con la quale gli inquirenti trarranno le conclusioni rispetto all'intricato caso di cronaca? A piazzale Clodio si mantiene assoluto riserbo e si rileva come il rapporto dei consulenti dell'ufficio dell'accusa non sia ancora stato consegnato e che quindi non vi sono ancora dati certi.
Quel che appare al momento indubbio è che da altri elementi d'arredo dell'appartamento dell'Aiag, dallo specchio dell'ascensore, dalle macchie nel lavatoio, da quelle sui vestiti, non pare esser venuto nulla di concreto. L'avvocato Lucio Molinaro, legale della famiglia Cesaroni, ha spiegato: "Ho parlato proprio oggi con i magistrati i quali mi hanno ribadito che non ci sono anticipazioni sul nuovo rapporto dei consulenti, ed aggiungo purtroppo. Siamo quindi ancora in attesa di un miracolo, di un dato certo che porti alla identificazione del killer di Simonetta".
Simonetta, 21 anni, venne uccisa in un orario compatibile tra le 15.30 e le sei del pomeriggio. Gli uffici dell'Aiag erano al terzo piano, scala B, dello stabile di via Carlo Poma, nel quartiere Prati, a poche decine di metri dalla sede della Corte dei conti. Il corpo della ragazza viene ritrovato alle 23,30 del 7 agosto dalla sorella Paola, accompagnata dal fidanzato, e da Salvatore Volponi, datore di lavoro della ragazza, l'uomo che l'aveva mandata temporaneamente in via Poma, fuori dall'orario di servizio, "prestandola" all'associazione ostelli.
Fu proprio Volponi a ritrovare il cadavere, dopo un veloce giro dell'appartamento. Simonetta era distesa a terra con le gambe divaricate, nuda ad eccezione di un corpetto, il reggiseno arrotolato al collo e un paio di calzini ai piedi, ma il medico legale potrà accertare che non ha subìto violenza sessuale: l'assassino, però, ha infierito sul suo corpo con ventinove profonde coltellate.
In un primo accertamento disposto proprio sul corpetto, nei mesi scorsi, risultò il dna compatibile con quello di Busco, che oggi ha 43 anni. Di qui la sua iscrizione sul registro degli indagati. Quel rilievo genetico era dovuto ad una piccola traccia di saliva. Motivabile in molti modi - fu spiegato dagli investigatori - quando tra due persone c'è un rapporto sentimentale. Ma che poteva esser messo in dubbio se all'epoca dei fatti vennero raccolte dichiarazioni testimoniali giurate rispetto, esempio, ad un cambio d'abito della vittima.
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