L'ingiuria contro i dipendenti può costare caro ai dirigenti: secondo quanto stabilito dagli ermellini "alle posizioni gerarchiche più alte è dovuta, per il ruolo rivestito, una certa continenza espressiva"
Roma, 25 luglio 2008 - Guai a dire ai dipendenti "non capisci un ca...". Il rischio è che il capo ti debba risarcire oltre a dover scontare una condanna per ingiuria. E' quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 31388 di oggi, ha respinto il ricorso di un capo ufficio che aveva detto a una dipendente durante un'accesa discussione "lei non capisce un ca...". A giugno del 2007 la Corte d'Appello di Catania in riforma della sentenza di primo grado aveva dichiarato di non doversi procedere per prescrizione del reato, confermando però il risarcimento del danno in favore della donna per il reato di ingiuria.
L'ira del capo ufficio si era scatenata perché, nonostante la signora si assentasse sistematicamente dal lavoro, "pretendeva di essere inserita in un piano programmatico del personale disponibile a prestare straordinario". Ma la discussione e la rabbia non legittimano il datore a rivolgere espressioni offensive ai dipendenti infatti, la quinta sezione penale, ha respinto il ricorso dell'uomo presentato per ottenere un'assoluzione piena.
"A differenza di quanto avviene - scrive il collegio - per quel che riguarda la diffamazione mediatica, nella quale l'espressione, in quanto oggettiva, è, entro certi limiti, apprezzabile anche dal giudice di legittimità, nel caso di ingiuria quel che deve essere accertato è in effetti il complessivo comportamento della gente", riservato al giudice di merito. Ora il capo ufficio dovrà versare mille euro in favore delle cassa delle ammende.
Arriverà questo inverno una lista degli alberghi e delle strutture turistiche dove andare in vacanza con il proprio animale: lo ha annunciato oggi il sottosegretario alla salute Francesca Martini. In Italia i randagi sono 600mila