E' il drammatico racconto dei 75 clandestini giunti nel porto di Lampedusa, dopo essere stati soccorsi dalla Guardia costiera. Si tratta di due fratellini di due e tre anni, di nazionalità nigeriana
Lampedusa, 26 luglio 2008 - "Due bimbi che erano a bordo del gommone sono morti durante la traversata del Canale di Sicilia e siamo stati costretti a gettarli in mare". È questo il tragico racconto dei 75 extracomunitari giunti nel porto di Lampedusa, dopo essere stati soccorsi dalla Guardia costiera. Le 75 persone, tra cui 11 donne, sono in condizioni precarie per via della prolungata navigazione, forse di cinque giorni. I bimbi, sempre secondo il loro racconto, di due-tre anni, sarebbero morti di fame e per i stenti del viaggio. I migranti erano stati intercettati a 46 miglia dall'isola, su un gommone nero, di nove metri. Nel corso della giornata sono giunte a Lampedusa 227 persone in quattro diversi sbarchi.
Le piccole vittime dell'ennesima disperata traversata verso le coste siciliane erano due fratellini. Secondo il racconto del padre, un nigeriano trentenne, il figlioletto più piccolo, di due anni, la notte dopo la partenza aveva cominciato a stare male, a mostrare insofferenza e a vomitare: "È stato un viaggio durissimo fin dall'inizio, eravamo stipati in quel gommone e ci muovevamo a fatica. Mio figlio stava male e aveva fame, ma non avevamo molto. Di lì a poco è morto e abbiamo dovuto buttare in acqua il suo corpicino". Stessa terribile sorte per la figlioletta di tre anni: "Ha sofferto molto - ripete più volte, - era disidratata, chiedeva con insistenza acqua e cibo". I 75 migranti giunti a Lampedusa, tutti provati dal viaggio, sono stati sottoposti alle cure dei sanitari che li attendevano all'approdo e che hanno raccolto i primi racconti.
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