La 21enne americana è in carcere con l'accusa di aver ucciso, insieme all'ex fidanzato italiano Raffaele Sollecito e a Rudy Guede, la sua coinquilina inglese Meredith Kercher. L'intervista dei genitori al Seattle Times
Roma, 19 agosto 2008 - La 21enne americana Amanda Knox è in carcere a Capanne dal 6 novembre scorso con l'accusa di aver ucciso, insieme all'ex fidanzato italiano Raffaele Sollecito e a Rudy Guede, la sua coinquilina inglese Meredith Kercher con cui divideva un appartamento a Perugia; e Curt Knox ed Edda Mellas, i genitori da Seattle, per stare vicini alla figlia hanno diviso negli ultimi 9 mesi l'affitto di una piccola casa vicino al penitenziario.
"A very non-lovely apartment in Italy's lovely Umbria region", lo descrive il 'Seattle Times' che ha lungamente intervistato i genitori di Amanda, divorziati, ma uniti nella loro lotta per far valere l'innocenza della figlia; innocenza che assicurano "dimostreremo" e di cui sono così convinti tanto da aver dilapidato quasi tutto pur di provarla e smontare le tesi accusatorie della procura perugina. Non criticano direttamente gli investigatori italiani, temendo - spiega il reporter Jonathan Martin - la loro irritazione, e temono anzi di essere 'spiati', così si limitano anche nelle conversazioni private, per evitare, involontariamente di nuocere alla figlia.
Il team di avvocati ed esperti assunti dalla famiglia puntano al 16 settembre, data in cui è fissata l'udienza preliminare che dovrà decidere del rinvio a giudizio degli accusati dell'omicidio di Meredith Kercher, uccisa la notte del 2 novembre scorso. Le due versioni del delitto diventato, scrive il quotidiano Usa, una sorta di soap opera criminale, naturalmente sono opposte al di qua e al di là dell'Oceano atlantico.
A Seattle, gli esperti messi insieme dai Knox hanno esaminato le prove e ritengono che il caso sia profondamente incrinato, e sono convinti di poter fugare le prove di colpevolezza. Ma pesa - sottolinea il padre Curt Knox - il quadro distorto reso di Amanda in Italia, quello di "una ninfa dedita alle droghe", un angelo nero che nasconde il suo segreto lato oscuro. Anche il numero di ragazzi a lei attribuiti durante la sua permanenza in Italia sono esagerati: non sono sette in due mesi, sono sette in tutta la sua vita, spiega il padre.
Nell'articolo si sottolineano tutti i 'buchi' delle indagini, secondo la versione al di là dell'Oceano e si sottolinea la debolezza delle prove portate dall'accusa. Prove che "all'inizio sembravano schiaccianti", ma che poi, "lentamente, si sono sgretolate", come il video di sorveglianza "troppo sgranato" o il coltello della cucina di Sollecito, l'arma del delitto, che secondo gli esperti della famiglia Knox non è compatibile con le tre ferite che hanno squarciato la gola della vittima. Non solo - dichiara Cur Knox - dimostreranno che le tracce di quello che è stato prodotto dall'accusa come Dna di Meredith, corrispondono in realtà a quelle della metà della popolazione italiana.
Il Seattle Times, però si spinge oltre, nel 'sostenere' le ragioni della ragazza americana e abbandonati i prudenti genitori di Amanda, che sottolineano "non possiamo fare altro che avere fiducia nel sistema giudiziario italiano", intervista anche altri due 'esperti'. La polizia non ha ancora un movente credibile per spiegare il coinvolgimento della Knox, sottolinea al quotidiano americano l'avvocato Joe Tacopina che ha seguito il caso per la Abc News, Le prove, anzi - sottolinea Tacopina - sono tutte a carico di Guede, che è l'unico ad avere ammesso di aver avuto 'contatti' sessuali con la vittima e ha alle spalle "una storia criminale". E , quindi, "dove sono le prove per tenere una ragazza in carcere per un anno?", si chiede l'avvocato.
Non solo nell'articolo del 'Seattle Times' si critica anche l'operato e i metodi del procuratore Giuliano Mignini, titolare delle indagini. E per farlo, è chiamato in causa il giornalista Usa Doug Preston, che con Mario Spezi - che fu accusato anche di depistaggio - ha scritto "Dolci colline di sangue", sui delitti del mostro di Firenze. Chiamando in causa lo spezzone perugino dell'inchiesta e le indagini sull'omicidio Narducci e sui mandanti dei delitti del mostro di Firenze, Preston critica i metodi e l'impostazione delle indagini di Mignini di allora e di oggi: "La teoria di un killer solitario - dice Preston al giornale Usa - sarebbe troppo semplice per uno come lui, che predilige le teorie cospiratorie". E rincara la dose: "La sua carriera dipende dalla condanna per omicidio di Amanda Knox".
Dalla procura arriva un secco no comment, ovvero non c'è da sprecare tempo dietro ad una persona che non sa nulla delle indagini, di allora e di oggi. Nessun peso da dare alle dichiarazioni di Preston, e anzi, in procura a Perugia si va avanti in vista dell'udienza del 16 settembre, forti delle sentenze della Cassazioni che ha ripetutamente convalidato la custodia cautelare in carcere, condividendo gli indizi di colpevolezza, dei tre accusati - compresa Amanda - per la violenza, l'omicidio della studentessa inglese e il furto di 250 euro dal suo comodino.
Il 16 settembre è la data che aspetta anche la famiglia di Amanda Knox, che in vista dell'appuntamento cruciale per dimostrare l'innocenza della figlia ha usato fondi pensioni, venduto beni e ipotecato la casa per pagare una schiera di investigatori, avvocati ed esperti. Una sola cosa li consola, pensando alla vittima, alla ragazza sgozzata e lasciata affogare nel proprio sangue: su quel pavimento, nel piccolo appartamento di Perugia, al posto di Meredith poteva esserci la loro figlia: "Noi abbiamo un'altra chance. La famiglia di Meredith no".
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