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ORRORE IN CARCERE

Gay violentato e picchiato dai compagni di cella

Denuncia del Movimento dei diritti civili. L'uomo, violentato più volte, è stato pestato dagli altri detenuti che avevano scoperto la sua omosessualità. Poi rinchiuso in isolamento con topi e scarafaggi

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carcere Roma, 29 agosto 2008 - Un omosessuale viene ripetutamente violentato dai compagni di cella. Poi scoprono che è sieropositivo, perciò lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. L'uomo è per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Viene quindi trasferito nel carcere di un'altra regione e per alcuni giorni incredibilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali.

 

E' successo a un detenuto 40enne gay, arrestato per tentato furto lo scorso giugno. E' la denuncia lanciata da Franco Corbelli, leader del Movimento dei diritti civili, che ha raccolto la sua testimonianza, ora che l'uomo ha lasciato il carcere e si trova agli arresti domiciliari.

 

"E' un episodio di una brutalità e disumanità inaudite", denuncia Corbelli, spiegando che l'uomo, "da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha raccontato per telefono la sua allucinante e dolorosa odissea". "Arrestato per tentato furto nel giugno scorso - spiega Corbelli - viene rinchiuso in un carcere calabrese.

 

Dichiara subito alla direzione dell`istituto di pena la sua omosessualità e sieropositività. In cella agli inizi di luglio subisce una violenza bestiale, viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi scoprono che è sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il giovane viene per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi".

 

Successivamente - prosegue - viene quindi trasferito in un carcere di un`altra regione e per alcuni giorni incredibilmente e irresponsabilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali. Intanto chi lo ha violentato in cella e anche gli altri detenuti, dell`intera struttura ospedaliera, che sono venuti a contatto con lui, vivono con l`incubo di aver contratto l`Aids".

 

"Sono profondamente indignato - continua Corbelli - per quanto accaduto. Chiedo che venga fatta luce e giustizia su questo gravissimo episodio, accertate e perseguite le responsabilità a tutti i livelli. Quel giovane merita rispetto, solidarietà e giustizia. Naturalmente chiedo che in questo carcere venga fatto un attento esame per verificare se a seguito della violenza al giovane omosessuale sieropositivo si siano registrati casi di infezione da Hiv in altri detenuti che devono naturalmente essere seguiti con attenzione e curati adeguatamente per evitare il dilagare della malattia e per scongiurare che si diffonda in questa casa circondariale della Calabria la psicosi Aids".

 

La vicenda denunciata dal Movimento diritti civili, commenta l'Arcigay, "ripropone in modo clamoroso ciò che si sa da sempre: nelle carceri italiane è usuale la violenza sessuale tra uomini. Il vero problema è che moltissimi giovani gay o eterosessuali maschi vengono quotidianamente violentati da singoli o gruppi di detenuti anche a causa del fatto che in questo paese non è pssibile discutere civilmente della sessualità delle persone detenute".

 

"Già molti anni fa - prosegue l'organizzazione - chiedemmo all'amministrazione carceraria e al ministero della Giustizia di diffondere nelle carceri il preservativo. Purtroppo per motivazioni legate alla sicurezza, che riteniamo ridicole, questa distribuzione non è mai avvenuta". "Se verrà confermato il fatto che il ragazzo violentato è inoltre sieropositivo, ci chiediamo come i governi che si sono alternati negli ultimi anni, sia di destra che di sinistra, non abbiano mai pensato al fatto che non esistono politiche di prevenzione dalle malattie a trasmissione sessuale nelle carceri e se almeno questo caso provocherà qualcuno un rimorso di coscienza".










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