Cambio di rotta del tunisino, che finora non voleva saperne di patteggiare ed essere espulso, almeno fino al termine del processo ai coniugi Romano, accusati di essere gli sterminatori della sua famiglia
Como, 30 agosto 2008 - Azouz Marzouk accetta la proposta di essere espulso dall'Italia nel computo della pena che, a fine del prossimo mese, andrà a patteggiare davanti al gup di Como, Luciano Storaci, per gli oltre 300 episodi di spaccio di sostanze stupefacenti che gli sono contestati dal sostituto procuratore Massimo Astori. Questi fatti, il primo dicembre dello scorso anno, portarono in cella per due mesi il tunisino, vedovo di Raffaella Castagna, morta nella strage di Erba che costò la vita anche al figlioletto di due anni Youssuf, alla suocera Paola Galli e alla vicina di casa Valeria Cherubini, il cui marito, Mario Frigerio, fu ridotto in fin di vita.La pena che sarà patteggiata il 29 settembre sarà di 13-14 mesi. Il pm aveva subordinato il suo consenso proprio all'espulsione.
A rendere noto il cambio di rotta del suo assistito, che finora non voleva saperne di essere espulso, almeno fino al termine del processo ai coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi, accusati di essere gli sterminatori della sua famiglia, è l'avvocato Roberto Tropenscovino del foro di Lecco che assiste Marzouk insieme al collega Ruggero Panzeri sia come parte civile in Corte d'Assise, sia come imputato per spaccio di sostanze stupefacenti.
Azouz, stando alle risultanze investigative della Guardia di Finanza di Erba, apparteneva (prima e dopo il massacro) ad una banda di parenti e amici connazionali dedita allo spaccio di hascisc e cocaina nell'Erbese. L'inchiesta, (che svelò aspetti morali poco edificanti del giovane vedovo divenuto amico di Lele Mora e Fabrizio Corona), portò all'arresto anche di altre nove persone.
Complessivamente a Marzouk si contestano 316 episodi di spaccio, in particolare cocaina, compiuti negli ultimi anni fino a pochi giorni prima del suo arresto. Tropenscovino ribadisce "la marginalità del ruolo avuto da Azouz" nei traffici di droga sottolineando che "l'espulsione è conseguenza della Bossi-Fini: colpisce gli extracomunitari che hanno commesso un reato senza avere la cittadinanza o il permesso di soggiorno. Il mio assistito alla fine ha acconsentito di adeguarsi alle normative".
Il legale, aggiungendo che "sicuramente ha sbagliato e per questo pagherà il conto alla giustizia" sottolinea ancora una volta che Azouz "resta pur sempre un bravo quanto sfortunato ragazzo". Secondo il difensore, il giovane "tornerà in Tunisia contento perché potrà stare vicino alle tombe dei sui cari (Raffaella e Youssuf furono sepolti nel paese d'origine di Azouz, ndr) e con tanta voglia di ripartire da capo e costruirsi una vita limpida e cristallina, lasciandosi alle spalle piccoli errori e peccati di gioventù".
In ogni caso, Marzouk non intende rinunciare ad essere presente alla lettura della sentenza della Corte d'Assise nei confronti dei coniugi Romano: "chiederemo le necessarie autorizzazioni - conclude il penalista - per consentirgli un temporaneo rientro in Italia".
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