La fase sperimentale gratuita organizzata dai Monopoli è stata un successo. Ora si è passati alla ridistribuzione del denaro di un montepremi. In rete nasceranno gli assi del futuro. Lo Stato si aspetta 400 milioni d’incassi
«IMPARARE a giocare due coppie vale quanto venire educati in un college, ed è altrettanto costoso». La citazione di Herbert Yardley, crittologo americano che nel ’22 violò i codici diplomatici giapponesi durante la «Washington Naval Conference», rappresenta l’essenza di un vero e proprio mondo a parte: quello del poker. Indiscutibile il fascino del gioco di carte più famoso al mondo, evoluto e modernizzato fino allo sbarco su internet, dove c’è vizio certo, dove si perde (parecchio) e si vince (anche) e ci si può divertire giocando la versione sportiva, senza spendere chissà quanto e pagando solo l’iscrizione al torneo. Yardley mai avrebbe potuto immaginare che il web sarebbe divenuto il più grande «college» del mondo per professionisti di poker. Un esempio su tutti: Annette Obrestad, 20 anni, ha vinto le World series of poker 2007, la competizione più prestigiosa al mondo di Texas Hold’em, intascando un milione di sterline. Aveva iniziato a giocare on line a 15 anni. E’ dunque sul web che nascono le nuove generazioni di campioni di Texas Hold’em, portato nelle nostre case da Sky e Italia Uno con le cronache dei tornei più ricchi seguite da un vero e proprio esercito di appassionati.
DA METÀ agosto il poker on line è entrato nel portafoglio dei giochi legali in Italia — che, secondo i dati di Agipronews, hanno raccolto quasi 42 miliardi di euro nel 2007 — dopo un periodo di robusta palestra: la fase sperimentale gratuita varata dai Monopoli di Stato ha fatto registrare 50 milioni di mani giocate. Poi, si è passati alla «fase 2», quella con i premi in danaro redistribuiti con il meccanismo a montepremi, frutto delle quote d’iscrizione che variano, a seconda dell’importanza del tavolo o del torneo, da 50 centesimi a 100 euro. La spartizione della torta garantisce ai vincitori un «rimbalzo» in montepremi pari all’80% dell’incasso totale della partita, con il 17% che finisce nelle tasche dei concessionari e il restante 3% nelle casse dello Stato.
LE STIME del ministero dell’Economia, allegate al decreto Bersani, disegnano un enorme tavolo verde virtuale, affollato da circa 200mila giocatori capaci di spendere, nei primi 12 mesi, fino a duemila euro a testa, per un volume d’affari che dovrebbe toccare quota 400 milioni. Una stima certamente molto prudente, rispetto allo studio di Adoc, l’associazione dei consumatori che individua in 2 milioni gli italiani che hanno partecipato, almeno una volta, a un gioco d’azzardo online: «Stimiamo in circa 530mila i giocatori d’azzardo online abituali che regolarmente partecipano ai giochi dei casinò virtuali sui siti esteri, spendendo in media 600 euro».
L’INDAGINE demoscopica di StageUp e Ipsos, commissionata dalla Figp (Federazione italiana gioco poker, che raccoglie 270 associazioni e oltre 15mila tesserati), disegna i confini del fenomeno poker in Italia: 15,8 milioni le persone che fra i 14 e i 64 anni hanno giocato almeno una volta, cioè il 40% dei 39,4 milioni di persone oggetto di indagine. L’identikit del giocatore indica che è maschio (70%), di età compresa fra i 25 e i 34 anni (26%), è diplomato (53%), lavora da impiegato (31%). La Doxa invece, traccia la fisionomia del pokerista on line: maschio tra i 24 e i 44 anni che lavora in ufficio e da lì si collega per giocare.
E SE LA CACCIA dei capo-ufficio sarà spietata, lo sarà anche quella dei concessionari autorizzati che dovranno «traghettare» i 150mila giocatori clienti di casinò on line illegali — molti dei quali colpiti dal decreto di oscuramento previsto dalla Finanziaria 2006 — più «attraenti» in virtù di tassazione ridotta e montepremi più ricchi.
di Paolo Franci