La disavventura di Zanotti, studente di Santarcangelo di Romagna, fermato con 21 grammi di hashish a Kalamata e successivamente estradato. Un dossier a Napolitano: "Non è un trafficante di droga"
Nauplia (Grecia), 26 settembre 2008 - «Sto bene papà, sono tutti gentili come me, stai tranquillo». Gli occhi di Luca Zanotti si specchiano in quelli lucidi di Paolo, suo padre e in quelli di Andrea, lo zio. Paradossalmente è proprio questo ragazzino di 25 anni, esile e taciturno, a cercare di fare forza ai parenti che, per la prima volta, hanno avuto la possibilità di riabbracciarlo nella sala colloqui riservata agli avvocati del piccolo carcere di Nauplia, la cittadella fortificata a 140 chilometri da Atene, dove si trova recluso da venerdì scorso.
Erano in sciopero gli agenti di custodia, per questo motivo l’incontro tanto atteso, che ha rischiato di essere rinviato, non si è svolto nella sala normalmente adibita ai colloqui con i detenuti. Con i parenti di Luca — che il 21 ottobre verrà processato a Kalamata per traffico internazionale di stupefacenti, un’accusa sproporzionata visto che nel 2005, durante un controllo fu sorpreso con l’amico, Davide D’Orsi, con 21 grammi di hashish — non c’erano l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che segue la vicenda in Italia, né il corrispondente greco Yorgos Assimakis, rimasto nello studio di Atene. Ma c’era il console onorario di Nauplia, la signora Claudia Raffo, romana, che col fratello Marcello gestisce da otto anni una gelateria italiana nel cuore turistico della cittadina. Un centro che oggi ha circa 14mila abitanti e un passato ricco di storia.
Qui morì il Doge Francesco Morosini, che riconquistò Nauplia alla Serenissima ribattezzandola Napoli di Romania. Qui, nel 1831, fu assassinato il primo presidente greco, Giovanni Antonio Capodistria. Ma è la cronaca che ha preso decisamente il sopravvento sulla storia nel tranquillo insediamento turistico dell’Argolide. Compirà gli anni in carcere Luca Zanotti e se la cabala ha un significato il numero 10 è scolpito nel destino del giovane di Santarcangelo di Romagna: «E’ nato il 10 ottobre, alle 10 meno 10», ricorda papà Paolo, e 10 sono anche gli anni di carcere che rischia per una bravata che, per una serie di coincidenze negative, si è stemperata in un vero e proprio incubo da Fuga di Mezzanotte.
LA VICENDA ruota attorno al codice penale greco, severo in materia di stupefacenti, e insiste sulla mancata presenza di Zanotti di fronte al giudice alla prima udienza, successiva a un rinvio. Udienza di cui il ragazzo e la famiglia hanno sempre sostenuto di essere all’oscuro. Non potendo processarlo in contumacia, la procura di Kalamata ha spiccato un mandato di arresto europeo, l’Italia ha concesso l’estradizione per Luca e a giorni deciderà se accordarla o meno anche per D’Orsi. «Ho parlato con la mamma al telefono stamattina — ha detto, felice, Luca al padre — ho cercato di tranquillizzare anche lei. Qui sono tutti gentili con me: sono in cella con altre quattro persone, uno parla un po’ di inglese e qualche parola di italiano; mi ha detto che ha un figlio della mia età e mi tratta come se fossi il suo figlioccio».
ANCHE IL DIRETTORE del carcere, che ospita una quarantina di detenuti in attesa di giudizio, ha capito la situazione e segue il caso con molta umanità. La stessa che hanno profuso i rappresentanti della nostra diplomazia, l’ambasciatore Gian Paolo Scarante e il primo segretario di ambasciata Martin Brook, che hanno accompagnato Luca a Nauplia il giorno del suo approdo, gli hanno concesso di telefonare a casa col cellulare dell’ambasciata e hanno preparato un dossier per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in questi giorni è in visita ufficiale ad Atene.
«La cosa più importante è fare cadere l’accusa più pesante, il traffico internazionale di stupefacenti, perché non sta in cielo né in terra», dice il padre del ragazzo che, con i familiari, darà vita a una staffetta a Nauplia per non fare mancare l’affetto al figlio. «Le visite sono ammesse nei giorni dispari: si tratta di colloqui di mezz’ora, ma il primo incontro è durato il doppio. Era presente anche l’assistente sociale, che si è messa completamente a disposizione di Luca».
L’avvocato Assimakis è soddisfatto che l’udienza sia stata fissata il 21 ottobre («Possono trascorrere anche nove mesi») e la affronterà moderatamente fiducioso, perché «sarà fondamentale presentare i fatti per quello che sono». La porta della cella di Luca è sempre aperta, ma non c’è la televisione. Paolo Zanotti ha portato al figlio i testi di Storia spagnola, di Inglese (Luca è iscritto all’università di Trieste) e il Nuovo Testamento. I mesi dell’incubo hanno riavvicinato moltissimo alla fede il giovane che ha un solido rapporto di amicizia col viceparroco di Santarcangelo, don Mirko.
dall'inviato Lorenzo Sani