E' la ricetta del preside di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia. Per ora è solo un invito alle famiglie, ma non si escludono le maniere forti, come un'eventuale ordinanza del sindaco
LUZZARA (Reggio Emilia), 3 ottobre 2008 - DURA LA VITA da preside quando si hanno classi con il 50% di studenti stranieri, molti dei quali non sanno l’italiano. Come affrontare questa situazione? «Niente ammissione in prima elementare se non sanno parlare in italiano». E’ categorico Roberto Ferrari, dirigente scolastico di Luzzara, nel Rweggiano, alle prese con una realtà multiculturale, come si dice, che vede a livelli record la presenza straniera. Già, perché di fronte ad una quota del 13,5% di stranieri nella popolazione scolastica reggiana, nel paese sul Po si arriva a 308 alunni non italiani su un totale di 795 iscritti. Che significa il 39%.
IL CASO LIMITE è nella frazione di Villarotta, dove i bimbi stranieri che frequentano la scuola materna sono in larghissima maggioranza: sono solo otto gli italiani su una quarantina di iscritti. «Ma il problema maggiore — spiega il dirigente Ferrari — è che la maggior parte degli stranieri frequenta pochissimo la scuola. Vengono portati dai genitori non prima delle 9,30 ma già dopo un paio d’ore tornano a casa. Sono tante le famiglie straniere che non richiedono il servizio mensa per i loro bambini. Così i genitori li vengono a prendere alle 11,30, appena prima della distribuzione del pranzo».
PER UNA scuola aperta otto ore al giorno, il rischio è di sprecare una infinità di risorse umane. «Sì, è vero — aggiunge Ferrari — l’offerta di servizi, con personale oltretutto molto preparato, non riesce a esprimersi come potrebbe. Una frequenza scolastica più prolungata permetterebbe di migliorare i risultati didattici, soprattutto per quanto riguarda l’apprendimento della lingua italiana, che è basilare per bambini che si apprestano ad entrare nelle scuole dell’obbligo. Per questo abbiamo avviato dei contatti con le famiglie, per chiedere ai genitori di anticipare l’ingresso a scuola dei bambini (non più tardi delle 8,30). E chiederemo pure uno spostamento dell’orario del pranzo, alle 12-12,30, proprio per permettere ai bimbi di restare più a lungo a scuola».
PER ORA la richiesta ai genitori sarà sotto forma di «invito», ma se non la situazione non dovesse cambiare, il dirigente scolastico non esclude le «maniere forti», come una eventuale ordinanza del sindaco. «E’ indispensabile che i bimbi stranieri che arrivano in prima elementare siano in grado di comprendere la lingua italiana – dice Ferrari – altrimenti si rischia di rallentare l’attività didattica di tutta la classe. I genitori devono collaborare, altrimenti si vedranno rinviare l’iscrizione alla prima elementare di almeno un anno». D’accordo il sindaco, Stefano Donelli: «Chi si iscrive in prima elementare — commenta — deve sapere l’italiano. Altrimenti la scuola diventa un semplice ‘parcheggio’ di bambini».
FRA I NEO ISCRITTI ci sono inoltre dieci studenti, appena arrivati dal loro Paese e senza nozioni di italiano: «Sono in lista d’attesa – conferma il dirigente — Dobbiamo capire in quale scuola inserirli. E presto partirà il progetto di scuola-accoglienza dei ragazzi che non parlano la nostra lingua».
di ANTONIO LECCI