Palermo, sequestrati beni per un valore complessivo di 2 milioni e mezzo di euro riconducibili a un boss. Duplice il vantaggio: riciclare il denaro sporco e ottenere lauti guadagni da un’attività in costante espansione
Palermo, 8 novembre 2008 - In tempi di crisi economica, si sa, le lotterie vanno alla grande. E anche la mafia si adegua: quella dei ‘Gratta e vinci' è diventata la nuova frontiera di business della malavita.
È quanto è emerso dall’operazione della Polizia di Palermo, che ha portato al sequestro di beni per un valore complessivo di 2 milioni e mezzo di euro riconducibili a Giovanni De Simone, già finito in manette lo scorso febbraio con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso e ritenuto dagli inquirenti referente degli interessi economico-finanziari della cosca di Brancaccio.
Attraverso la sua società, la ‘Game Distribuzionè De Simone imponeva ai rivenditori al dettaglio l’acquisto dei tagliandi della lotteria istantanea, usando i metodi dell’intimidazione mafiosa e riuscendo a realizzare nel periodo compreso tra il 2006 e il 2008 una vera e propria situazione di monopolio. Non solo a Brancaccio nel capoluogo siciliano, ma anche a Capaci, Torretta e Carini.
Per assicurarsi la necessaria copertura De Simone non ha esitato a corrompere un sottufficiale della Guardia di Finanza, arrestato il 28 febbraio scorso, che forniva informazioni su eventuali controlli.
In tal modo la cosca legata a Salvatore Lo Piccolo riusciva ad ottenere un duplice vantaggio: riciclare il denaro sporco e ottenere lauti guadagni da un’attività in costante espansione.