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RIFIUTI INGOMBRANTI

Mobili, bombole di gas e ferro in strada
Sei arresti. I legali: "Norma illegittima"

Napoli, debutta il nuovo decreto e scattano le manette. Ma i giuristi avanzano dubbi di incostituzionalità: non convince che le misure si applichino solo in Campania

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 NAPOLI, 9 novembre 2008 - SOLO 24 ore, poi lo Stato ha fatto tintinnare le manette. Appena il decreto 172 è entrato in vigore, sono iniziati i guai per chi ha continuato a scaricare rifiuti ingombranti e speciali sul marciapiede. Sei persone sono state arrestate a Napoli in flagranza: avevano abbandonato illecitamente, su aree pubbliche, materiale di risulta proveniente da lavorazioni industriali ma anche mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso e mattoni di scarto. Tutti gli arrestati sono in attesa del processo per direttissima. Solo per il primo, Vitale Varchetta di 32 anni, il pm delValeria Gonzalez ha disposto che si proceda con rito ordinario, stabilendo l’udienza di convalida entro cinque giorni dall’arresto. Attualmente, come gli altri cinque, è a piede libero.

IL PRIMO arresto, che ha segnato l’inizio di un vero e proprio giro di vite, è avvenuto venerdì sera nel quartiere Pianura: Varchetta è stato fermato dai carabinieri mentre abbandonava in una zona pubblica mobili da cucina, bombole di gas, scarti ferrosi arrugginito e materiale di risulta di lavori edili, versandoli in un’area non autorizzata. L’uomo è un rigattiere che raccoglie materiali in disuso, già conosciuto alle forze dell’ordine. Non sapendo dove gettarli li ha lasciati in una strada di Pianura, a ridosso del cimitero vicino ai contenitori dell’immondizia. Al momento dell’arresto Varchetta si è messo a piangere e ha riferito ai militari di non essere a conoscenza del decreto.

«STAVO solo aiutando un parente che doveva ristrutturare la casa. Per questo avevo caricato sul triciclo Ape i mobili che sono stati trovati in strada. Spero di non fare da capro espiatorio» ha detto ai carabinieri. La stretta sui rifiuti è conseguenza della norma prevista dall’articolo 6 del decreto legge 172 approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei ministri. «Chiunque in modo incontrollato o presso siti non autorizzati — recita il testo — abbandona, scarica, deposita sul suolo o nel sottosuolo o immette nelle acque superficiali o sotterranee rifiuti pericolosi, speciali ovvero rifiuti ingombranti domestici e non, di volume pari ad almeno 0,5 metri cubi e con almeno due delle dimensioni di altezza, lunghezza o larghezza superiori a cinquanta centimetri, è punito con la reclusione fino a tre anni e sei mesi.

SE L’ABBANDONO, lo sversamento, il deposito o l’immissione nelle acque superficiali o sotterranee riguarda rifiuti diversi, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da cento euro a seicento euro». Il decreto suscita tuttavia non poche perplessità e discussioni, visto che la sua applicazione è limitata alla sola Campania. Non è un caso che il legale di Varchetta, Massimo Bruno, sembra voler intraprendere la strada dell’impugnazione.


«APPARE violato — dice — il principio di uguaglianza tra cittadini italiani visto che la norma si applica solo in Campania». Un giudizio su cui si ritrovano anche due presidenti emeriti della Corte Costituzionale, Valerio Onida e Antonio Baldassarre. Se la questione venisse sollevata dinanzi alla Consulta, la norma — a detta di entrambi — rischia di subire una sonora bocciatura. «Non ci vuole molto per ravvisarne la illegittimità — dice Baldassarre —. Limitare l’arresto a una sola regione è una violazione dell’articolo 3 della Costituzione». Norma a rischio illegittimità anche per Valerio Onida: «La limitazione territoriale è un problema. Anche perché l’abbandono di un frigo o di un mobile arreca lo stesso pregiudizio all’ambiente in qualsiasi regione d’Italia. Il fatto che in Campania ci sia un’emergenza rifiuti mi sembra una considerazione un po’ debole»

VA INVECE avanti il sottosegretario all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, che sottolinea come gli arresti rappresentino «un valido deterrente nei confronti di ulteriori possibili sversamenti illegali».

di NINO FEMIANI










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