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CASO ENGLARO

Bagnasco: "Un passo verso l'eutanasia"
Alfano: "Riempire il vuoto normativo"

La senatrice del Pd, Anna Finocchiaro, si allinea al ministro della Giustizia: "Serve una legge". Il presidente della Cei esprime i suoi timori al Tg1: "Una società che non è vicina alle persone più fragili non è molto umana”

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Eluana Englaro (foto Ap/LaPresse) Roma, 14 novembre 2008 - Il Parlamento è chiamato a “riempire il vuoto normativo in atto”. E’ questo il commento del ministro della Giustizia Angelino Alfano al pronunciamento della Corte di Cassazione su Eluana Englaro, la ragazza in coma vegetativo da 16 anni.

 

”E’ una discussione assolutamente comprensibile - dice Alfano arrivando a Bologna per il 29mo congresso nazionale forense - un momento di grande turbamento. Chi crede nel Signore, prega per lei”. “Come ministro di questo Stato - continua Alfano - dico che il Parlamento è chiamato a riempire questo vuoto normativo”.

 

Il Parlamento, secondo il guardasigilli “ha già sollevato il conflitto di attribuzione davanti Alla Corte costituzionale e quindi segue con grande attenzione il movimento parlamentare intorno a quella legge che potrebbe colmare il vuoto in atto”.

 

BAGNASCO: "TEMIAMO SIA UN PASSO VERSO EUTANASIA"

La sentenza della Cassazione sul caso Englaro può rappresentare un passo verso l’eutanasia e questo rende ancora più necessaria una legge che però “rispetti i limiti e i valori assoluti della vita”. E’ quanto dice il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, in un’intervista al Tg1. Un eventuale passo verso l’eutanasia, ha spiegato, “sarebbe grave per la società intera. Una società che non è vicina alle persone più fragili non è molto umana”.

“Ribadisco - ha aggiunto Bagnasco - la nostra partecipazione affettuosa alla sofferenza della famiglia ma anche il valore assoluto della vita umana che non può essere a disposizione nostra o di altri”. A questo punto, ha sottolineato, una legge è “necessaria” ma bisogna fare in modo che “rispetti i limiti e i valori assoluti e fondamentali come sono ad esempio la volontà certa della persona, la responsabilità in scienza e coscienza del medico e la distinzione chiara tra le cure, le terapie e le funzioni vitali, l’idratazione e la nutrizione”.
Infine Bagnasco ha auspicato che le suore che assistono Eluana siano di “esempio a tutta la società per la loro fedeltà alla vita e alla persona”.

 

FINOCCHIARO

 La politica piuttosto che inveire dovrebbe fare una legge. Lo sostiene Anna Finocchiaro, Presidente del Gruppo del PD al Senato dopo la sentenza della Cassazione su Eluana Englaro. ”Trovo sinceramente fuori luogo le violente reazioni che, specialmente dal centrodestra, sono venute alla sentenza della Cassazione sulla triste vicenda di Eluana Englaro - sottolinea Finocchiaro -. I toni da crociata, termini come assassinio o eutanasia non aiutano a comprendere la vicenda nella sua difficoltà e nella sua realtà. E mi sembrano sinceramente irrispettose nei confronti del dramma che ha vissuto e sta vivendo la famiglia di Eluana”.

 

”I politici che oggi si scagliano contro la sentenza della Cassazione sono corresponsabili di questo esito perchè non hanno voluto, e questo già dalla scorsa legislatura, approvare una legge sul testamento biologico. La sentenza di ieri - osserva l’esponente del Pd - è una sconfitta della politica”.

 

”La Cassazione si è dovuta sostituire al legislatore dal momento che vi era una precisa richiesta della famiglia di Eluana e non c’è una legge che regola la materia. L’unico riferimento per la Corte è stata la Costituzione. Quello che è successo ieri conferma ancora una volta la necessità e l’urgenza di una legge, condivisa, sul fine vita. Il Parlamento - conclude la Presidente del Pd al Senato - se ne deve assumere la responsabilità”.

 

L'OSSERVATORE ROMANO

 La sentenza per Eluana Englaro, introduce di fatto “l’eutanasia in Italia” e “costituisce una sconfitta per tutti, non solo per il mondo cattolico”. Lo scrive l’Osservatore Romano, in un articolo a firma di Lucetta Scaraffia, sulla decisione della Cassazione.

 

”Di fronte a una sconfitta, per un esame di coscienza”: questo il titolo del quotidiano d’Oltretevere. “Questa volta, sembra che la voce del pensiero cattolico sia stata poco ascoltata - osserva Scaraffia - come se le ragioni che portava a favore della vita di Eluana non fossero abbastanza convincenti. Certo, ha giocato ancora una volta il meccanismo del caso pietoso: in questa circostanza non del dolore di Eluana - i medici giurano che non sente più niente, e che non si accorgerà di morire di fame e di sete! - ma di suo padre. Come se il padre, con la morte della figlia, cessasse di soffrire: è questo il paradosso davanti al quale, però, nessuno ha saputo obiettare”.

 

Il quotidiano vaticano ribadisce che “alimentazione e idratazione” non sono “terapie né accanimento, ma solo sostegno vitale”. “La terribile sorte di Eluana, allora - conclude l’’Osservatore Romano - è un monito per tutti, e insegna a noi cattolici che dobbiamo ancora pensare e lavorare per diffondere i nostri principi - che sono principi di ragioni condivisibili anche da chi cattolico non è - e calarli ogni volta nelle nuove questioni che il progresso scientifico crea”.

 

TETTAMANZI

 "La notizia della recente sentenza della Corte di Cassazione ha riempito di profonda tristezza il mio animo di uomo, di credente e di pastore della Chiesa di Milano. Sino all’ultimo momento ho sperato e pregato che fosse rispettata la vita e la dignità personale di questa giovane donna". Si rivolge con queste parole alle suore Misericordine della clinica Talamoni, che da anni curano Eluana Englaro, il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescvo di Milano nel cui territorio ecclesiastico ricade anche Lecco.

 

"Ho pensato spesso a voi - assicura il cardinale alle religiose - ai vostri sentimenti, alla vostra trepidazione, al vostro servizio quotidiano e soprattutto alle vostre preghiere, mentre in questi giorni si moltiplicano le notizie, le decisioni e le prese di posizione sulla vicenda di Eluana Englaro".

 

"Lo sanno tutti - rileva Tettamanzi - che per voi Eluana non è un ‘caso', ma una persona, una giovane donna che, con la collaborazione del personale sanitario della vostra Clinica Beato Luigi Talamoni, accudite da anni senza clamori, con competenza e gratuito amore. Una donna ferita nel corpo e nella mente, una donna il cui stato di coscienza resta per noi un mistero, ma che è e rimane nella pienezza della sua inviolabile dignità di persona. Avete accolto Eluana nella vostra casa ed è entrata nella vostra vita, ricevendo e donando amore".

 

L’arcivescovo di Milano si unisce poi alla preghiera delle suore. "Anche ora che la drammatica vicenda della sua esistenza terrena sembra irrimediabilmente consegnata ad una conclusione irragionevole e violenta, rivolgo, sperando contro ogni speranza, la mia supplica a Dio, Signore della vita. A lui chiedo che, secondo i disegni della sua misericordia onnipotente, non lasci mancare un’estrema opportunità di ripensamento a quanti si stanno assumendo la gravissima responsabilità di procurarle la morte, privando dell’acqua e del nutrimento questa Sua amata creatura".

 

L’arcivescovo ribadisce nel testo il suo convincimento che "la vita umana rimane sempre, in qualunque condizione fisica e morale il bene fondamentale, prezioso e indisponibile che Dio consegna a ciascuno di noi e del quale noi tutti siamo custodi e servitori responsabili, non padroni". Ma soprattutto il card. Tettamanzi dice il suo grazie alle suore Misericordine per aver offerto ad Eluana "con gioia e umiltà non solo tutto ciò di cui il suo corpo ha necessità fisiologica, ma ancor più il calore di una presenza quotidiana, affettuosa e discreta, nel rispetto dei sentimenti dei genitori e anche delle loro intenzioni da voi non condivise".

 

Siete, scrive alle religiose, "un esempio di dedizione e di amore che resta, al di là delle facili e continue dichiarazioni di principio, un segno preciso e chiaro nel nostro contesto sociale e culturale, così spesso confuso e condizionato da orientamenti non rispettosi, anzi ostili, alla vita umana".

 

La lettera si conclude con l’auspicio di Tettamanzi che l’impegno delle Misericordine "sia sostenuto e consolato da una speranza certa: il Signore da sempre abbraccia e immerge nella sua luce di verità e di salvezza la vita di Eluana e delle tante persone che si trovano in condizioni simili. Una luce che le tenebre dell’ingiustizia e della presunzione umana non possono oscurare nè sopraffare Una luce che continua a splendere e ad offrirsi a tutti, anche a coloro che ancora non la accolgono".










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