Esplode un macchinario all'interno della fabbrica Marconi Gomma. Le due vittime sono il direttore dello stabilimento e un operaio indiano. Una vicina: "Morti annunciate". Il pm sequestra l'azienda
Bologna, 17 novembre 20087 - Esplosione alla Marconi Gomma di Sasso Marconi, in provincia di Bologna: il bilancio, riferiscono i Carabinieri, è di due morti e tre feriti non gravi.
Verso le 13.30 è esploso un macchinario per la lavorazione della gomma all'interno della fabbrica. La ditta si trova in viale Europa 28: sul posto ci sono Carabinieri e Vigili del fuoco. I due morti sarebbero rimasti carbonizzati dalle fiamme.
Il pm Marco Mescolini ha messo sotto sequestro lo stabilimento dove è avvenuta l’esplosione. Sequestrati anche alcuni computer. L’inchiesta è stata aperta per omicidio colposo. Per ora non ci sarebbero indagati, anche se è probabile che le prime iscrizioni avvengano - come atto dovuto - nel momento in cui il magistrato affiderà ad un esperto il compito di capire il perchè dell’incidente.
LE VITTIME
Le due vittime sono il direttore dello stabilimento, Marconi Gomma, Fabio Costanzi, 56 anni, e un operaio indiano di 45, Iadav Ramjaz. Secondo quanto ha raccontato il responsabile del personale, i due stavano lavorando ad una mescola in gomma (il prodotto in cui è specializzato lo stabilimento) sperimentale. Erano a fine turno, intorno alle 13.30, quando è avvenuta l’esplosione della macchina.
’’L’esplosione ha provocato un grande incendio - ha spiegato Dervishi Zamir, un dipendente dalla fabbrica - abbiamo provato a spegnerlo e a tirare fuori i nostri compagni, ma il fuoco non ce lo ha permesso e sono morti tra le nostre braccia’’.
Il direttore era di origine milanese e viveva a Grizzana, nel bolognese. L’indiano invece lavorava nella fabbrica da diversi anni e solo negli ultimi tempi era riuscito a fare arrivare la famiglia dall’India. Sono rimasti feriti tre operai, un marocchino e due tunisini, e altri sei sono stati medicati sul posto. I compagni di lavoro hanno detto di aver udito tre scoppi di seguito. Nella fabbrica, che produce mescole in gomma per tubi e guarnizioni, non erano mai successi incidenti gravi e, secondo gli operai, le norme di sicurezza rispetto ai rischi chimici che ci sono sarebbero rispettate.
LE CAUSE
Secondo la prima versione del comandante dei vigili del fuoco di Bologna, Tolomeo Litterio, si è trattato dell’esplosione di un silos che contiene materiali per la produzione di gomma. Litterio ha spiegato che l’incendio è stato già spento: ‘’Stiamo provvedendo a mettere in sicurezza le persone e l’impianto, poi indagheremo sulle cause dell’incidente’’.
LE TESTIMONIANZE
‘’Era una morte annunciata’’. Lo ha gridato ai giornalisti assiepati davanti alla fabbrica di Sasso Marconi una donna che abita proprio davanti alla struttura. ’’C’erano giorni in cui non si respirava, si alzavano nuvole nere che coprivano tutto. Abbiamo chiamato tante volte la Usl, non è cambiato niente’’. Poi la donna è rientrata in casa sottraendosi alle domande dei cronisti.
LA SPERIMENTAZIONE
Era in corso la sperimentazione di un nuovo prodotto alla Marconi Gomma, l’azienda in provincia di Bologna in cui oggi si è verificata un’esplosione, era “la lavorazione di un prodotto non completo, quindi è la cosa più sicura che si possa fare”, tanto che “gli operai non hanno bisogno di nessuna protezione per questo tipo di lavorazione”. A parlare è Luciano Cardin, responsabile di produzione della Marconi Gomma, che ricostruisce la dinamica dell’incidente.
Il macchinario che è esploso è “un mescolatore chiuso, nel senso che è una camera chiusa, è come una macchina impastatrice per fare la pasta” spiega Cardin. Dentro la macchina “si mettono i polimeri e poi le cariche e poi si mescola fino a ottenere un prodotto omogeneo, una mescola cruda che poi si dà ai clienti”.
Dell’esplosione Cardin dice che è stata “una cosa violentissima, senza alcun tipo di preavviso. C’è stata un’esplosione immensa, i vetri di una finestra sono saltati e in un attimo tutto il reparto si è riempito di fumo nero”. In quel momento nel reparto, spiega Cardin, “c’erano il direttore tecnico e la sua assistente che stavano facendo un master”, ovvero, spiega il responsabile della produzione, “un prodotto non completo, che serve per completare altre lavorazioni, è la cosa più sicura che si possa fare”. Gli operai indossavano delle protezioni? “No, non c’è bisogno di protezione per questa lavorazione”. Ma quello che e’ successo, conclude Cardin, “non lo so e non lo sapremo mai, perchè è un esperimento che non si potrà più ripetere”.