Anche se prosegue senza sosta la strage- 633 incidenti al giorno in media, con 14 morti e 893 feriti - anche quest’anno si registra un lieve calo, il 3 per cento in meno. Più schianti d'estate e il venerdì
Roma, 20 novembre 2008 - Meno incidenti stradali in Italia, e meno morti e feriti. Anche se prosegue senza sosta la strage sulle strade - 633 incidenti stradali al giorno in media, con 14 morti e 893 feriti - anche quest’anno infatti si registra un lieve calo, con 230.871 incidenti, il 3 per cento in meno dell’anno precedente. È quanto rileva il rapporto Aci-Istat, che segnala in calo anche nel numero delle vittime: 5.131 persone, -9,5% rispetto all’anno precedente, e quello dei feriti: 325.850, -2,1%.
Oltre a diminuire come numero assoluto, gli incidenti sembrano diventare via via meno gravi: se l’indice di mortalità era pari al 2,8% nel 2000 (cioè 2,8 morti ogni 100 incidenti) oggi questa percentuale è scesa al 2,2. Nel complesso, si conferma il trend positivo dell’ultimo decennio, con gli incidenti passati da 256.000 nel 2000 agli oltre 230.000 del 2007, un decremento del 10%, e una riduzione addirittura del 27,3% del numero dei morti, sebbene nel frattempo il parco veicolare sia cresciuto del 15,7%.
Ancora lontano, comunque, l’obiettivo fissato dall’Unione Europea nel Libro Bianco del 2001, che prevede la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010. Le strade urbane si confermano le principali ‘killer’: 176.897 incidenti nel 2007, il 76,6% del totale, con 238.712 feriti e 2.269 morti. Mentre sulle Autostrade si sono verificati «appena» 13.635 incidenti (il 5,9% del totale), spesso però più gravi, tanto che le vittime (526) sono il 10,3%. Comunque ridotti significativamente (-10,8%) rispetto al 2006, anche a seguito dell’introduzione del nuovo sistema di controllo elettronico sulla velocità media (sistema Tutor). Gli incidenti più gravi sul piano della mortalità sono sulle strade extraurbane, 5,8 decessi ogni 100 incidenti, mentre sulle strade di città, pur essendo molto più frequenti, sono in genere di minore gravità, con 1,3 morti ogni 100 incidenti.
Gli italiani distratti al volante, poco rispettosi della segnaletica stradale e pericolosamente inclini all’ebbrezza della velocità. Con effetti drammatici: queste tre cause, da sole, costituiscono quasi la metà (il 45%) dei casi di incidente stradale. È quanto segnala il rapporto Aci-Istat, secondo cui la prima causa di incidente sulle strade urbane è il mancato rispetto delle regole di precedenza o i semafori «bruciati», con il 20,6% dei casi, mentre sulle strade extraurbane la principale causa si conferma la velocità elevata (19,3%).
Contrariamente a quanto si pensa, lo stato psico-fisico alterato del conducente influisce solo in minima parte, rappresentando appena il 3,1% dei casi. In particolare, sono letali l’ebbrezza da alcol (6.124 incidenti), un malore, l’ingestione di sistanze stupefacenti. In 2.612 casi si registra un colpo di sonno del conducente. Complessivamente, ben il 93,5% degli incidenti è dovuto al comportamento scorretto del conducente.
Colpa dell’uomo, insomma, non della macchina: appena 1.108 incidenti, un misero 0,4% del totale, sono dovuti a difetti o avarie del veicolo. A pagare il prezzo più alto sono i conducenti stessi (il 71% dei morti e il 69,8% dei feriti), seguiti dai passeggeri trasportati (16,7% dei morti e 23,9% dei feriti) e dai pedoni, che si confermano «utenza debole» con il 6,3% dei feriti ma ben il 12,2% dei morti.
Tra i conducenti morti, i più colpiti sono i giovani: il valore massimo riguarda i 25-29enni, mentre a partire dai 35 anni inizia a calare il numero di conducenti che riportano conseguenze. Tra i pedoni, invece, i più colpiti sono gli anziani: 93 morti nel 2007 tra gli 80-84 enni, e 1.573 feriti tra i 75-79enni. Mentre i bambini sotto i dieci anni, morti e feriti in un incidente stradale, sono stati 6.480 nel 2007, cioè 18 al giorno. Il tutto, sottolinea l’Istat, ha enormi costi sociali: nel 2007 il «costo» degli incidenti viene valutato pari a 30.386 milioni di euro, cioè circa il 2 per cento del Pil. Valutando i costi sanitari, la mancata produzione e il risarcimento del danno morale, ogni vittima di incidenti ha un costo sociale medio di un milione 372.000 euro, mentre ogni ferito «costa» alla società 26.316 euro.
L’estate è la principale complice degli incidenti stradali. Sulla scia del ‘Sorpasso', infatti, gli italiani che a luglio e agosto attraversano la Penisola per le vacanze sono molto più a rischio che negli altri mesi dell’anno. È quanto rivela il rapporto Aci-Istat, da cui emerge che il mese ‘nero' dell’anno è luglio, con 23.145 incidenti nel 2007 (contro i 16.000 del mese meno a rischio, febbraio), e 593 morti, 19 al giorno. Mentre ad agosto, a fronte di meno incidenti, si registra un tasso di mortalità superiore, con 480 vittime (2,7 ogni 100 incidenti). Il giorno ‘killer’ si conferma il venerdì, cioè la partenza per il week end o la serata con gli amici, magari ad alto tasso alcolico.
Di venerdì si sono registrati nel 2007 ben 36.230 incidenti (il 15,7% del totale) e 49.422 feriti. Mentre la frequenza più elevata di morti si osserva il sabato, con 904 decessi (il 17,6%). Complessivamente, nel week end si registra un incidente su quattro e addirittura il 34,4% dei decessi. Quanto alla distribuzione degli incidenti durante la giornata, confermati i trend degli anni scorsi: un primo picco tra le 8 e le 9 del mattino, seguito da uno tra le 12 e le 13. Di notte l’indice di mortalità è più alto che di giorno: 4,3 decessi su 100 tra le 21 e le 7 del mattino, contro il 2,2 per cento di valore medio. Di notte, nel complesso, si sono registrati 32.914 incidenti, con la morte di 1.400 persone e il ferimento di altre 53.206. Quasi la metà degli incidenti notturni (44,6%) avvengono di venerdì o sabato notte.
Fonte Agi