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LOTTA ALLA MAFIA

Palermo: duro colpo al clan Madonia
Arrestata la moglie del boss Antonino

I Ros di Palermo hanno fermato cinque appartenenti alla cosca mafiosa. A Crotone 24 persone, appartenenti alle cosche Papaniciari, sono in stato di fermo. Perquisizioni e controlli hanno coinvolto anche politici e amministratori

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No alla mafia (Ansa) Palermo, 25 novembre 2008 - Nonostante si trovassero al ‘41 bis’, il carcere duro, avrebbero continuato a dare ordini durante i colloqui con i familiari, ma sono stati scoperti. È soltanto uno dei retroscena che all’alba di oggi ha portato all’esecuzione di cinque fermi eseguiti dai carabinieri del Ros di Palermo emessi dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo. Gli indagati, fra cui la moglie di un boss, sono accusati di associazione mafiosa ed estorsioni. Sequestrati nell’ambito della stessa operazione denominata ‘Rebus’ beni per quindici milioni di euro, che riguardano terreni, fabbricati rurali, ville, appartamenti e locali commerciali e che costituirebbero il patrimonio occulto delle famiglie Madonia-Di Trapani.


L’indagine dei Ros riguarda esponenti della famiglia mafiosa dei Madonia, da anni al vertice del mandamento palermitano di Resuttana.
Nell’indagine è stato anche ricostruito il movente che nel gennaio del 2006 ha portato all’uccisione di Giovanni Bonanno, vittima di lupara bianca. In particolare, è stato accertato che il capo clan, Francesco Madonia (morto nel marzo 2007), e i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore Madonia, nonostante fossero detenuti al 41 bis, continuavano a dirigere l’organizzazione. Gli ordini venivano impartiti soprattutto a Maria Angela Di Trapani, moglie di Antonino Madonia, arrestata anche lei all’alba.

CROTONE

La Polizia di Crotone ha proceduto al fermo di 24 presunti appartenenti alle contrapposte cosche crotonesi dei Papaniciari, responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione illegale di arsenali di armi da fuoco, estorsioni e danneggiamenti contro imprenditori locali, traffico di stupefacenti del tipo eroina, cocaina, hashish e marijuana. L’operazione condotta con l’ausilio di attività tecniche, telefoniche e ambientali, nonchè con la cooperazione di alcuni collaboratori di giustizia ha permesso di rinvenire sei arsenali di armi e munizioni, anche da guerra nonchè un’intera piantagione di marijuana del valore stimato di 1.200.000 euro.
 

Nell’ambito delle indagini sono affiorate pesanti interferenze delle cosche nella vita politica e amministrativa della città di Crotone, peraltro già denunciate da un’ex parlamentare configuratesi in forma di rapporti privilegiati della cosca con amministratori locali eletti con il comprovato sostegno dei sodalizi mafiosi inquisiti, nonchè di tentativi di infiltrazione mafiosa nel noto progetto turistico Europaradiso, al momento accantonato.

Tra le perquisizioni effettuate la notte scorsa dagli uomini della polizia di stato di Crotone e Catanzaro, figurano anche nomi eccellenti di funzionari pubblici.
Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, nelle indagini sono implicati il direttore generale del Ministero dell’ambiente Aldo Cosentino; il capo di gabinetto dello stesso dicastero Emilio Brogi e Riccardo Menghi, funzionario della comunità europea.
Tra i politici locali, spiccano l’ex reggente del comune di Crotone Armando Riganello, l’ex direttore generale dello stesso comune Francesco Antonio Sulla, Giuseppe Mercurio presidente del consiglio comunale di Crotone e Francesco Roberto Salerno, attuale presidente della camera di commercio di Crotone.
 










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