Notizie cronaca
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
STORIE DISPERATE

"Siamo ricchi, ma soli e malati"
Uccide la moglie e poi si spara

Lecce, l'omicida-suicida, un novantenne, spiega in un biglietto i motivi dell'addio: "Non c'è vita per noi, ho paura del domani, dell'incapacità fisica e mentale... Le badanti non basteranno..."

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

una coppia di anziani (Germogli)  LECCE, 10 gennaio 2009 - LEI DORMIVA. Andava senza sapere verso l’ultima uscita sprofondata nel sonno dei vecchi, leggero e breve. Nessuna smanceria, e se c’è stata non lo sapremo. Il peso dell’addio se l’è caricato addosso lui dopo aver caricato due volte la Browning 7.65 legalmente detenuta. A schiena dritta come i soldati, come chi sceglie. Omicidio-suicidio, sarebbe semplice così. Invece dietro c’è una storia urgente che riguarda tutti, ipnotizzati dalla promessa di una vita sempre più lunga, ma a che prezzo.


In una bella casa borghese di Lecce
, Mario Ricolfi, 90 anni, nato a Torino, ha sparato alla moglie Maddalena Gaballo di 82 e con la stessa pistola si è ucciso. Perché «tutto ci viene meno, tutto è contro». Il coraggio di dire che la vecchiaia è un peso troppo grande per un vecchio lo aveva avuto Norberto Bobbio, mai indulgente con gli anni. Tutto è diventato fatica mortale, ammetteva negli ultimi tempi, persino scrivere: «Ho le dita rigide. E le idee escono a fatica dalla mia testa. Stento a trovare le parole giuste».

ANCHE il signor Ricolfi, ex generale dell’esercito e direttore di banca in pensione, ha cercato le parole e le ha lasciate scritte. Per il nipote che le avrebbe trovate, per gli altri. Una filosofia spietata, il privilegio avvilente di scavalcare i propri incubi con un colpo secco. «Siamo soli, non c’è vita per noi, ho paura del domani, dell’incapacità fisica e mentale». Uno dei tanti, quelli che sorridono sul serio solo nelle pubblicità delle dentiere. Sempre di più, forse noi domani. Barricati in casa su consiglio della protezione civile quando ci sono 40 gradi e l’ozono rende imbecilli.

SPERDUTI fuori dove il passo non tiene e manca lo scatto per arrivare in tempo al fondo delle strisce. Poveri che chiudono le giornate su una minestra ma anche ricchi con la badante che parla un’altra lingua, anche se ha imparato benissimo l’italiano. Soli nei salotti dove prendono polvere i ricordi di chissà quante vite.
Soli anche se in due perché il senso della coppia è farsi forza e bastarsi ma a volte non basta e allora si scivola dentro certi pomeriggi di silenzio opaco, con la doppia certezza che domani non andrà meglio. Resistono i più fortunati, predisposti dalla genetica o sostenuti da una rete che ci vuole pazienza a costruire. Quelli come Mario decidono di smettere.

AVEVA paura di non riuscire a gestire il suo patrimonio immobiliare, un punto di vista. Sei appartamenti possono essere la garanzia di tirare avanti con serenità, ma anche la radice dell’angoscia. «Case vuote che si autorovinano — c’è scritto nel biglietto trovato vicino ai due cadaveri —. Il denaro non manca, ma chi ci porterà avanti?».

HAI LAVORATO in banca, hai fatto marciare i plotoni. Sai come funziona e non sai più niente. «Io mi sento già ora mancare. Le badanti non basteranno e non è il loro lavoro». Le badanti. Queste signore con gli zigomi alti dell’est e la timidezza dell’estremo oriente: puliscono le padelle, fanno passeggiate lente all’ombra delle magnolie. Non possono reggere da sole il peso dell’emergenza. «Inutile continuare. Queste preoccupazioni non mi fanno dormire», scrive Mario.

C’è Maddalena, sposata in seconde nozze 40 anni fa dopo essere rimasto vedovo. C’è un figlio di primo letto che fa il medico a Senigallia: forse è l’unico che potrebbe risolvere, ma capita che i figli spariscano dalla vita dei genitori. E certe ferite restano aperte per sempre. Secondo la polizia Mario Ricolfi ha aspettato che la moglie si addormentasse davanti alla televisione e le ha sparato. Quindi è andato in camera da letto e ha scritto quelle poche righe indirizziate al nipote Antonio, che fa il vigile del fuoco ed è stato il primo a entrare nell’appartamento dopo la segnalazione di un’amica della coppia. E poi basta.

 

"RIEMPIO foglietti per libri che non comincerò mai», scriveva Norberto Bobbio. Diceva anche che alla fine della vita contano più gli affetti dei concetti: «Gli affetti sono le radici, i concetti le fronde. Un vecchio albero di fronde non ne ha più».

di VIVIANA PONCHIA

  • 10/01/2009 10:29
    gab ex di silvio
    conosco diverse persone quando vivevo nel mio paesello vicino pt,anziani pieni di soldi una vita passata senza spendere,niente cene fuori,no movie,acquisti al mercato,vetturetta fiat di 2 mano,abitazioni da 1 guerra mondiale,per non parlare dell'arredo il tutto perche' un giorno arrivera' la vecchiaia,sapendo in che paese vivono abbandonati totalmente dalle istituzioni che pregano...........,ma la cosa piu' dolorosa e'quella di sapere che tutti non ne'vogliono piu' sapere di loro,allora il gesto dopo 90 anni magari di sacrifici per 50 pensando ai figli,nipoti, anni viene spontaneo grande parenti,grande sistema italia c'e' da essere orgogliosi..
  • 10/01/2009 10:40
    melissa
    Io invece sono povera e giovane, non ho casa, non ho lavoro, non ho niente da gestire, non ho case vuote che si rovineranno, no, non ho nulla e non mi spetta nulla, perche' non sono vecchia, non sono immigrata, non sono ex drogata e nemmeno exprostituta,vorrei tanto avere il coraggio di fare la puttana,ma proprio non ci riesco,tanti che conosco ricchi borghesi hanno seconda e terza casa ma hanno ottenuto la carta acquisti, altri spacciano e anch'essi hanno tanti immobili, auto,abiti firmati.A Milano cercavo lavoro, mi hanno detto devi avere 20 anni ed essere polacca per fare la receptionist,non basta la laurea con lode no, non basta conoscere benissimo l'inglese .Non basta essere bella, no, sono italiana e non ho case che si autorovireranno perche' vuote, oh no,questa preoccupazione io non ce l'ho proprio...Non ho nemmeno una pistola per l'omicidio suicidio, manco quella! Complimenti per l'articolo!!!
  • 10/01/2009 11:41
    lorenzo primo
    l'epilogo di queste due vite e le motivazioni che lo hanno indotto rendono chiaro, come un'alba dopo una notte di tramontana, il sentimento che provava giacomo leopardi mentre scrveva: quando muti questi occhi all'altrui core e lor fia voto il mondo.....e mentre, ancora giovane, aveva certezza di questo futuro invocava la morte
  • 10/01/2009 14:55
    Battista
    Mi avvicino agli 80, quanto Dio vorrà, vorrei poter dire con Paolo,Ho corso la mia corsa, ho conservato la fede.
  • 11/01/2009 19:59
    vittorio graziosi
    Non entro nel merito del gesto che ritengo comunque un atto di follia e deprecabile come ogni gesto che distrugge. Ma volevo complimentarmi con la giornalista per come è riuscita a dare un taglio particolare all'articolo. Non sono abituato a leggere articoli carichi di phatos come quello scritto da Ponchia. Non so se leggerà questo commento... ma mi farebbe piacere che sapesse che userò il suo articolo nelle mie lezioni di "laboratorio di scrittura creativa" confrontandolo con altri articoli redatti da scrittori e giornalisti. Se vorrà contattarmi mi farà piacere. www.vittoriograziosi.com
  • 12/01/2009 14:35
    Roby
    " La Vecchiaia non è triste perchè finiscono le gioie... ma perchè finiscono le Speranze... Roby
  • Sono presenti 6 commenti
 

Cerca su Quotidiano.Net nel Web