L'uomo, forse esasperato per aver perso una causa, ha cominciato a sparare. Ucciso il titolare dello studio e un suo collaboratore. Grave il figlio 33enne dell'avvocato raggiunto da tre colpi d'arma da fuoco. Dopo una breve fuga l'omicida si è costituito
Roma, 23 aprile 2009 - Sparatoria intorno alle 17 all’interno di uno studio legale di Ladispoli, comune del litorale romano, a circa 40 chilometri a nord della Capitale. Un uomo, di 67 anni, originario di Reggio Calabria, è entrato e ha aperto il fuoco forse come vendetta per aver perso una causa. Due persone sono morte e una terza versa in gravi condizioni. L'omicida, dopo una breve fuga, si è costituito.
Le vittime sono l’avvocato Francesco Terracciano, di 73 anni, titolare dello studio, e il suo collaboratore Paolo Salineri, di 39. Il ferito è il figlio del legale, Marco Terracciano, 33 anni, anche lui avvocato e delegato del sindaco di Ladispoli alla liquidazione del consorzio del quartiere Cerreto.
Il giovane è stato colpito da tre colpi d’arma ad una gamba, all’altezza di un rene e al torace: ha un polmone perforato ed ha perso molto sangue. Dapprima è stato portato prima al poliambulatorio di Ladispoli, quindi viste le gravi condizioni è stato trasportato in elicottero al San Camillo di Roma.
A sparare e uccidere è stato un piccolo imprenditore edile, Santo Barbino. Il nome dell'uomo sarebbe stato fatto da Marco Terracciano appena soccorso da 118 e carabinieri. All’origine dell’omicidio ci sarebbe l’esasperazione dell’imprenditore, condannato a risarcire un dipendente che, difeso da Francesco Terracciano, aveva vinto una causa di lavoro.
A quanto si è appreso, l’imprenditore voleva uccidere soltanto l’anziano legale. L’avvocato Salineri e il figlio di Terracciano si sarebbero trovati per caso nello studio, in particolare sembra che il ragazzo abbia tentato di difendere il padre. L’assassino si è allontanato a piedi nel centro di Ladispoli, infine si è costituito.