Il Comune di Tradate stila un "decalogo del decoro" per regolare l'abbigliamento dei dipendenti. Ancora non sono scattate multe
Varese, 28 agosto - Ognuno è libero di vestirsi come desidera. Se, tuttavia, si lavora in uffici pubblici, meglio evitare minigonne, tacchi vertiginosi, calze a rete, scollature così profonde da lasciar poco all’immaginazione. Preferibile anche usare colori tenui, magari pastello. È il Comune di Tradate, in provincia di Varese, a stilare un singolare decalogo del "decoro" rivolto ai suoi circa 70 dipendenti.
Agli uomini si raccomanda di preferire "maglie e camicie di sobrio colore, senza stravaganti fantasie che possano dare adito a criticità di natura comportamentale". Alle donne, invece, "abbigliamento serio evitando abiti molto scollati e gonne esageratamente corte".
La direttiva è contenuta in un documento appeso accanto alle macchinette per il caffè e bibite e fa riferimento a una circolare firmata dalla segretaria comunale Carmela Pinto e dall’assessore Filippo Renna. Il provvedimento sta già surriscaldando il dibattito tra i corridoi pur giungendo proprio nel periodo più meteorologicamente caldo dell’anno.
Per ora non sono previsti provvedimenti disciplinari a carico dei trasgressori, anche se il nuovo decalogo per qualcuno "ha il sapore di proibizionismo e di una diminuzione della libertà individuale".
Non è la prima volta che il Comune di Tradate adotta provvedimenti del genere: nel 2007 tramite lettera ufficiale invitava "tutti i dipendenti a un corretto e dignitoso abbigliamento". "È stata fatta una lettera di richiamo a luglio - spiega Renna -. Si erano rilevate delle incongruenze nel vestiario non consono per il posto che si occupa. Il sindaco mi ha fatto presente che qualcuno veniva vestito con i ‘pinocchietti' , pantaloni corti o alla zuava. Ho semplicemente condiviso la questione".
fonte Agi