Boss scarcerato per ordine della Cassazione
"Apparecchi privati per le intercettazioni"
Il cavillo, scovato dall’avvocato, è stato considerato fondato. Ora sono a rischio moltissime indagini: in quasi nessun caso viene motivato il ricorso ai privati, reso necessario dall’insufficienza degli apparati a disposizione di magistrati e forze dell’ordine

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Palermo, 22 settembre 2009 - Un presunto mafioso di San Giuseppe Jato (Palermo) è stato scarcerato su ordine della quinta sezione penale della Cassazione: era stato arrestato grazie a intercettazioni effettuate con apparecchi privati, ma il pm non ha spiegato il motivo per cui non si fossero utilizzati apparati pubblici e la Suprema Corte ha dichiarato le captazioni inutilizzabili.
Il cavillo, scovato dall’avvocato Salvo Priola, difensore di Antonino Alamia, 45 anni, considerato un mafioso di San Cipirello e arrestato nell’operazione Perseo del dicembre scorso, è stato considerato fondato: secondo la Cassazione, infatti, la Procura deve spiegare «la situazione obiettiva rilevante e riconducibile al concetto normativo di insufficienza e inidoneità degli impianti», cosa indispensabile per consentire a «chi ne ha titolo di impugnare la decisione e all’organo di valutazione l’attività di verifica».
Ora sono a rischio moltissime indagini: in quasi nessun caso viene infatti motivato il ricorso ai privati, reso necessario dall’insufficienza degli apparati a disposizione di magistrati e forze dell’ordine.
Già ieri la Direzione distrettuale antimafia di Palermo si è riunita per affrontare il problema: da ora poi dovranno essere redatte succinte motivazioni da allegare ai decreti di proroga da mandare ai giudici delle indagini preliminari. Ma rimangono a rischio le inchieste precedenti la decisione della Cassazione.
fonte agi
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