Cucchi, spunta teste
'Ho visto il pestaggio'
Riesumata la salma
Un immigrato in attesa di processo racconta di aver sentito le grida e di essersi affacciato allo spioncino e di aver visto due agenti di polizia penitenziaria picchiare il giovane. Il sindacato di polizia smentisce tutto
Roma, 11 novembre 2009 - La Procura di Roma ha disposto la riesumazione della salma di Stefano Cucchi per eseguire nuovi accertamenti che dovranno chiarire l’origine delle ferite. Decisi quindi nuovi accertamenti medico-legali che saranno affidati a Paolo Albarello, dell’Università La Sapienza. La riesumazione della salma di Cucchi avverrà nei prossimi giorni. Intanto si è appreso che gli indagati, per il reato di omicidio preterintenzionale, sono due o tre.
I pubblici ministeri, Barba e Loy, anche nella giornata di oggi hanno continuato ad ascoltare alcuni testimoni, tra cui figura anche un immigrato clandestino di 31 anni, arrestato il 15 ottobre per stupefacenti. L'uomo ha raccontato che Cucchi sarebbe stato picchiato da almeno due agenti di polizia penitenziaria mentre era nella cella del palazzo di Giustizia di Roma, in attesa del suo processo per direttissima.
Secondo il racconto dell'avvocato di quest'ultimo, il 16 ottobre il suo assistito è in una delle celle del palazzo di Giustizia, in attesa del processo. Di fronte alla sua c’era quella in cui viene rinchiuso Cucchi e l'immigrato - dopo aver sentito 'grida' concitate - si è affacciato allo spioncino della sua cella e ha visto due agenti di polizia penitenziaria picchiare Cucchi che, uscito di cella per andare in bagno, non voleva più tornare in camera di sicurezza.
Secondo il racconto del detenuto, che oggi si trova al Regina Coeli, Cucchi sarebbe stato colpito prima con due manrovesci che l’hanno gettato in terra, poi preso a calci mentre era steso sul pavimento. Infine trascinato in cella dagli agenti.
Dopo i processi per direttissima, S.Y. e Stefano Cucchi vengono sistemati nella stessa cella. Qui, S.Y. avrebbe visto i lividi che gonfiano il volto di Cucchi. Infine, entrambi vengono portati al Regina Coeli, i polsi legati con le stesse manette. E’ in questo momento, sempre secondo quanto riferisce l’avvocato Olivieri, che Cucchi sussurra a S.Y.: "Hai visto questi bastardi come mi hanno ridotto?".
LA REPLICA DEL SAPPE
La presunta affermazione di un ‘super testimone’ che avrebbe visto da una cella di fronte Stefano Cucchi venire picchiato in carcere “non è possibile, perché tutte le 15 celle di piazzale Clodio sono posizione su un solo lato e non ne hanno altre di fronte”. Lo dice in una nota Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), che oggi ha visitato il reparto di polizia penitenziaria del Palazzo di Giustizia di piazzale lodio a Roma.
"Ho trovato il personale di polizia penitenziaria che opera nelle celle detentive del Palazzo di Giustizia a Roma sereno perché ha operato, nella vicenda di Stefano Cucchi, con l`usuale e abituale professionalità e senso del dovere. Ma nel contempo amareggiato perché nessuna autorità o dirigente dell`amministrazione penitenziaria ha fino ad oggi portato loro solidarietà o espresso vicinanza”, scrive Capece: “A Piazzale Clodio la Polizia Penitenziaria ha lavorato come sempre nel pieno rispetto delle leggi. E dopo quello che abbiamo visto e sentito oggi ne siamo sempre più convinti”, dice Capece.
"E' emerso anche che la mattina in cui era presente Stefano Cucchi, che stazionava nella medesima cella con altri tre detenuti stranieri, c`erano lì almeno altre 70/80 persone, tra arrestati e appartenenti alle varie forze di polizia che avevano operato gli arresti. Ancora: una volta conclusa l`udienza di convalida, alla quale Stefano Cucchi ha presenziato accompagnato dai carabinieri che lo arrestarono, è stato un nostro assistente di polizia penitenziaria a chiamare il medico del primo soccorso del palazzo di Giustizia perché Stefano accusava dei dolori ma poi è stato Cucchi stesso a non volersi fare visitare”.
"Il nostro personale ha dunque lavorato, come sempre, con professionalità e senso del dovere e non accettiamo quindi certe corrispondenze di stampa che, più o meno velatamente, associano al nostro lavoro i sinonimi inaccettabili di violenza, indifferenza e cinismo. Non è questo il momento delle opinioni o dei giudizi. E' il momento che la magistratura accerti, come sempre con serenità, equilibrio e pieno rispetto dei valori costituzionali, gli elementi di cui è in possesso. E noi dopo la visita di oggi - conclude Capece - auspichiamo che si faccia al più presto luce su questa tragedia a tutela dell`onorabilità e della professionalità dei colleghi che operano nelle celle detentive del Palazzo di Giustizia a Roma”.
LA SORELLA VISITA LE CELLE
“Oggi con la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, saremo ricevuti dal presidente del Tribunale di Roma per visionare le celle di sicurezza del Palazzo di Giustizia dove Stefano è stato trattenuto il giorno 16 ottobre, e dove, secondo quanto affermato dal testimone in queste ore, sarebbe avvenuto il pestaggio”, afferma in una nota il senatore Stefano Pedica, che ha seguito la vicenda accanto alla famiglia Cucchi.
“Parleremo- aggiunge- con gli agenti di polizia penitenziaria e con i detenuti che saranno presenti. Ogni passo in avanti verso la verita’ e’ fondamentale, perche’ quando la verita’ coinvolge apparati dello Stato sappiamo che e’ sempre difficile che emerga nella sua interezza”.
LE TESTIMONIANZE DEI DOTTORI
Ci sono “discrepanze” tra le testimonianze dei medici in servizio presso il carcere di Regina Coeli e quella dei sanitari del Fatebenefratelli sulle condizioni in cui si trovava Stefano Cucchi, il 31enne morto in circostanze poco chiare all’ospedale Pertini il 22 ottobre. Lo ha detto Ignazio Marino, presidente della commissione di inchiesta sull’efficienza ed efficacia del sistema sanitario nazionale, al termine dell’audizione questa mattina di alcuni dottori del Fatebenefratelli.
“Ci sono - ha detto Marino - certamente delle discrepanze tra quanto abbiamo ascoltato dai medici di Regina Coeli, che fanno riferimento a delle lesioni anche al volto, e quello che abbiamo ascoltato dai medici del Fatebenefratelli, che sembrano non denunciare lesioni così importanti al volto”. Questi ultimi, infatti, “parlano di lievi segni sottocutanei e sotto le orbite, ma non di tumefazioni e lesioni così gravi come ci era sembrato di capire”.
“Dobbiamo approfondire - ha aggiunto il senatore - il motivo per cui queste ecchimosi e tumefazioni presenti non ci fossero poi il giorno dopo. Andremo avanti con la nostra indagine non escludendo un confronto tra i medici. Non credo - ha puntualizzato - che le cartelle cliniche siano state alterate, anche perché la cartella clinica per del Regina Coeli per qualche motivo non è stata visionata da nessuno dei medici del pronto soccorso”, i quali “evidentemente si sono concentrati più sulle condizioni cliniche del paziente che sulla revisione dei documenti di Regina Coeli e della città giudiziaria”. Sia la documentazione del carcere che quella della città giudiziaria, però, “documentano tumefazioni ed ecchimosi”.
Sulla vicenda, ha ricordato Marino, “abbiamo nominato ieri il professor Vincenzo Pascali, il medico legale dell’università Cattolica, come nostro perito e aspettiamo le sue valutazioni”.
Domani, ha annunciato Marino, la commissione ascolterà anche i medici del Pertini, “poi decideremo anche se fare un soprallugo all’ospedale”.
- 11/11/2009 15:31
beau geste
l'unica cosa certa è che non si sia suicidato (forse?)! per il resto occorre attendere la fine delle indagini. - 11/11/2009 17:04
D..UCE
ora diventa credibile di piu un extracomunitario che i nostri medici.. fantastico!!!!! - 12/11/2009 12:25
Logos
Ci risiamo con il festival della dignità umana calpestata!?! Un tossicodipendende se l'è già calpestata da solo la dignità infilandosi un ago in corpo... la famiglia dovrebbe farsi un bell'esame di coscienza, invece di scaricare altrove i sensi di colpa e lavarsi l'anima passando come vittima! In fin dei conti se uno è tossico, lo è diventato per qualche motivo, no? E ora la sorella va a visitare le celle, facendosi magari un bel pianto davanti alle telecamere... - 12/11/2009 22:59
Alex
in risposta a chi si è firmato D..UCE (il quale evidentemente non sa che i puntini sono sempre tre, mai due. Ma nessuna sorpresa... Per di più non si capisce che cavolo voglia dire d..uce, mah...). Ehi, soltanto un ingenuo con un grammo di cervello può credere che Stefano Cucchi sia morto per cause diverse da un feroce pestaggio. Le ecchimosi, le tumefazioni e i lividi che il povero Stefano presenta sul volto sono segni più che evidenti che è stato massacrato di botte. Per giunta ha persino due vertebre rotte. E poi c'è la testimonianza oculare di un uomo extracomunitario che per la sua delicata posizione non ha nessun interesse a inventarsi una sciocchezza così grossa, anzi... - Sono presenti 4 commenti
16:11 - Politica
Di Girolamo in aula:
"Non sono Lucifero"
E scoppia la polemica
per gli applausi del Pdl
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