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Giallo di Varese, il killer
tagliò le mani alla donna
per non lasciare tracce

Piccolomo è stato fermato dalla forte testimonianza di una donna che ha raccontato agli agenti di averlo visto trafficare con un posacenere in un centro commerciale. Da qui, l’ipotesi che i quattro mozziconi trovati in casa della vittima siano stati messi per depistare le indagini

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Varese, 27 novembre- Spunta una supertestimone nelle indagini che ieri hanno portato al fermo di Pippo Piccolomo, l’imbianchino 58enne di Ispra accusato d’essere il carnefice di Carla Molinari a Coquio Trevisago nel varesotto.

 

Stando alle indiscrezioni di queste ore, una donna mentre si trovava in un bar, sentendo al Tg il dettaglio dei mozziconi lasciati qua e là nella villetta degli orrori, s’è ricordata d’averlo visto proprio qualche ora prima del delitto trafficare mentre nei pressi di un centro commerciale, svuotava un posacenere. La testimone ha riferito poi la circostanza agli investigatori. In casa della donna, infatti, furono trovati quattro mozziconi di sigarette. Secondo gli agenti della Squadra mobile, si è trattato di un depistaggio. Piccolomo, probabilmente, da quel porta cenere ha ricavato i mozziconi da mettere in casa.

 

Così è incominciato il monitoraggio nei suoi confronti fino a raccogliere quegli elementi «inequivocabili». Portato ieri sera, poco dopo le 19.25 nel carcere dei Miogni di Varese, si attende ora l’udienza di convalida del fermo e l’interrogatorio di garanzia. La svolta è arrivata ieri notte: l’uomo è stato portato in Questura ed è stato chiamato un avvocato d’ufficio e già alla mezzanotte era iscritto sul registro degli indagati. Dopo ore di interrogatorio Piccolomo è caduto in contraddizione e non ha saputo spiegare i graffi sul viso. Era stata la vittima ad infliggerglieli in un disperato tentativo di difesa. Proprio per evitare di lasciare ytracce del suo Dna alla polizia Piccolomo decise di talgiare le mani alla donna.  

Ecco l'identikit dell'indagato: L’uomo, sposato attualmente con una donna marocchina, che si trova in Marocco da alcuni mesi, patteggiò una pena a 1 anno e 4 mesi per omicidio colposo in quanto, nel febbraio 2003, fu coinvolto in incidente in cui la precedente moglie morì carbonizzata mentre lui riuscì a salvarsi e ai soccorritori fece un resoconto piuttosto confuso di quanto accaduto raccontando, tra le altre cose, che poco prima, con la moglie, si era fermato ad un distributore di benzina per riempire una tanica di carburante.

 

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