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Feltri chiede scusa
a Dino Boffo
I vescovi replicano:
"Troppo tardi"

Il direttore del Giornale fa retromarcia sul caso del collega dimissionario dell'Avvenire. Feltri: "All'epoca giudicammo interessante il caso. Poteva finire qui, invece è scoppiato un pandemonio"

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Vittorio Feltri (Infophoto) e Dino Boffo (Ansa)

Milano, 4 dicembre 2009 - Vittorio Feltri chiede scusa a Boffo e fa una clamorosa retromarcia sulla prima pagina del Giornale di oggi. "L'ammissione è finalmente esplicita": l''Avvenire' commenta così l'odierno articolo del direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi a proposito del direttore del quotidiano dei vescovi che si è dimesso proprio in seguito alla "aggressione" - parola usata oggi da 'Avvenire' - del 'Giornale'. "Feltri fa retromarcia", è il titolo dell'articolo che apre la homepage del quotidiano Cei.

 

LA LETTERA E LA RISPOSTA

Ecco quanto ha pubblicato Feltri oggi.

Caro direttore,
ho letto nel suo fondo alcune considerazioni su Dino Boffo, il direttore di Avvenire che si dimise in seguito a una intricata vicenda di molestie. Devo dirle che mi sono sempre domandata perché una cosa così piccola sia diventata tanto grande al punto da procurare un fracasso mediatico superiore a quanto meritasse. Lei che ha acceso la miccia che ne dice a distanza di tre mesi?
Eva Cambra

Gentile signora,
quando abbiamo pubblicato la notizia, per altro non nuova (era già stata divulgata da Panorama sia pure con scarsa evidenza) eravamo consapevoli che non sarebbe passata inosservata. Ma non per il contenuto in sé, penalmente modesto, quanto per il risvolto politico. Infatti era un periodo di fuochi d'artificio sui presunti eccessi amorosi di Berlusconi. La Repubblica in particolare si era segnalata con servizi quotidiani su escort e pettegolezzi da camera da letto. Il cosiddetto dibattito politico aveva lasciato il posto al gossip usato come arma contro il premier anche in tivù, oltre che sulla stampa nazionale e internazionale.
Persino l'Avvenire, di solito pacato e riflessivo, cedette alla tentazione di lanciare un paio di petardi. Niente di eccezionale, per carità; data però la provenienza, quei petardi produssero un effetto sonoro rilevante. Nonostante ciò, personalmente non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziale che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali.
All'epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto.
Poteva finire qui. Invece l'indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato. La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande. Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo. Infatti, da quelle carte, Dino Boffo non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato.
Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Inoltre Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione.

 

LA REAZIONE DI BOFFO

"Dino Boffo intende vivere nel raccoglimento questa giornata e, dall'estero dove si trova, ci fa sapere che il suo pensiero va oggi, in particolare, alle persone e alle famiglie che sono state incautamente tirate in ballo a motivo della querelle intentata ai suoi danni, e si augura che almeno in questa circostanza vengano lasciate in pace": così una nota sul sito del quotidiano dei vescovi 'Avvenire' dopo l'articolo di scuse del direttore del 'Giornale' Vittorio Feltri.


LA REAZIONE DEI VESCOVI

''L'articolo di oggi de 'Il Giornale' conferma il valore della persona del dottor Boffo che, ancora prima delle tardive ammissioni di Feltri, si è volontariamente fatto da parte per non coinvolgere la Chiesa, che ha peraltro servito da sempre con intelligenza e passione'': E' quanto ha dichiarato ai giornalisti monsignor Domenico Pompili, portavoce della Cei, commentando l'editoriale di oggi di Vittorio Feltri sull'ex direttore di 'Avvenire.


LA REAZIONE DI FARINA

Vorrei sottolineare il coraggio e la lealtà di Vittorio Feltri nel mettere in prima pagina e nell'esprimere pacatamente le sue considerazioni sulla vicenda, cariche di stima per Dino Boffo": così in una nota Renato
Farina, esponente del Pdl e collaboratore del 'Giornale'. "Chi lo ha dipinto come killer non capisce nulla di Feltri e del suo animo. A costo di subire le prevedibili ritorsioni di avversari in buona o cattiva fede - prosegue Farina - Feltri dinanzi alla prospettiva mai voluta di determinare un esilio dalla vita pubblica di Boffo, ha scelto la strada difficile del passo indietro togliendo ogni zavorra dalle spalle dell`ex direttore di 'Avvenire', di certo
degno di incarichi prestigiosi. Vietato specularci sopra, per favore".










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