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Ciancimino jr a ruota libera: "Provenzano aveva l'immunità"

Nuove rivelazioni al processo Mori: parla delle amicizie del padre Vito in Cassazione, del fatto che l'ex sindaco dava lezioni di matematica al boss, di investimenti a Milano e in Canada

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Massimo Ciancimino (Ansa)
Massimo Ciancimino (Ansa)

Palermo, 1 febbraio 2010  - Massimo Ciancimino depone oggi al processo in cui l’ex capo del Ros dei carabinieri, Mario Mori, e il colonnello Mauro Obinu, sono imputati di favoreggiamento di Cosa Nostra in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano il 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso (Palermo), dove un confidente, Luigi Ilardo, ne aveva segnalato la presenza a un altro ufficiale dell’Arma, il colonnello Michele Riccio.
Ciancimino ha preso posto poco dopo le 10 davanti al Tribunale. Il teste ha portato con sè un bottiglia d’acqua da due litri.


In apertura di udienza nell’aula bunker
dell’Ucciardone a Palermo, i pm hanno chiesto di acquisire la sentenza del processo in cui è stato condannato per mafia l’ex deputato regionale di Forza Italia, Giovanni Mercadante, ritenuta rilevante per i passaggi in cui i giudici definiscono attendibile la testimonianza di Massimo Ciancimino. I legali della difesa si sono però opposti, e il Tribunale ha rigettato la richiesta. I difensori hanno a loro volta richiesto di acquisire alcuni manoscritti di Ciancimino e di suo padre, Vito, es sindaco mafioso di Palermo che sarebbe stato il tramite della presunta trattativa tra Cosa Nostra ed esponenti delle istituzioni.

 

AMICIZIE IN CASSAZIONE

 "Nel 1990, grazie a sue amicizie che aveva in Cassazione, mio padre riuscì a fare annullare l’ordine di custodia del gip Grillo per la vicenda mafia e appalti", Ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. La sezione della Cassazione che emise il provvedimento di annullamento era la prima, presieduta da Corrado Carnevale.

 

LEZIONI DI MATEMATICA A PROVENZANO

 Il boss Bernardo Provenzano prendeva lezioni di matematica da Vito Ciancimino: è un altro dei particolari raccontati da Massimo al processo Mori nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo. Provenzano, sotto il nome di ragioniere Lo Verde, "Passava le vacanze da noi a Baida. Io avevo 7, 8 o 9 anni. Anni dopo, mio padre mi rimproverò di avere detto ‘cornuto' a Provenzano. Non ho mai capito perchè lo chiamasse ‘il ragioniere', visto che gli dava lezioni di matematica. Non aveva dimestichezza con le tabelline".

 

IL BOSS CON IMMUNITA' TERRITORIALE

"Provenzano era garantito da un accordo stabilito anche grazie a mio padre tra il maggio e il dicembre del 1992. Provenzano goveva di immunità territoriale in Italia grazie a questo accordo", ha detto ancora Ciancimino jr.  "Tra il ‘99 e il 2002 Provenzano venne più volte a casa nostra a Roma, vicino a piazza di Spagna. Veniva quando voleva, senza appuntamenti. Tanto mio padre era agli arresti domiciliari", ha affermato il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, e ha spiegato che il padre gli diceva come il rischio di questi incontri fosse maggiore per lui che per Provenzano, dato che a lui avrebbero potuto revocare i domiciliari, mentre "Provenzano era garantito da un accordo".

 Massimo Ciancimino ha detto di essere stato in più occasioni presente alle visite del capomafia corleonese nell’appartamento romano del padre: "Alcune volte lo ricevevo e altre l’ho visto quando usciva", ha affermato.

 

LA LINEA TELEFONICA

L’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, aveva una ‘linea rossa', un numero di telefono "sempre a disposizione" per i boss ma anche i politici. Lo ha detto suo figlio, Massimo Ciancimino, che ha ricostuito le frequentazioni del padre e gli incontri di cui è stato più volte partecipe, soprattutto quelli col capomafia corleonese Bernardo Provenzano, che si presentava sotto il nome di Lo Verde.

"Ebbi la certezza che Lo Verde fosse Provenzano -ha detto Ciancimino- tra il 78-79 e l’inizio degli anni ‘80. Lo vidi in un identikit dell’epoca, ricostruito al computer, e mio padre mi disse di non farmelo mai scappare. ‘Attento che nemmeno io potrei proteggertì, mi avvertì".

Vito Ciancimino informò esplitamente il figlio della vera identità di Lo Verde «tra il ‘99 e il 2002, ma io avevo capito già tutto", ha affermato in aula Ciancimino, che ha proseguito: "Con mio padre vidi anche Riina e Santapaola. Ricevava tramite me ‘pizzini' e missive pure da Pino Lipari e Massimo Cannella. A Palermo e a Mondello aveva la ‘linea rossà sempre a disposizione di queste persone, e soprattutto di Lo Verde. Ma anche di Gioia, Lima, Ruffini, e del signor Franco o Carlo". Quest’ultimo sarebbe un finora non identificato agente deviato dei servizi segreti.

 

RISPETTO PER RIINA

"Mio padre fu invitato da Lo Verde a essere meno irriverente e più paziente con Riina": questo l’avvertimento che il boss Bernardo Provenzano, sotto la falsa identità di Lo Verde, rivolse all’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, secondo quanto riferito da suo figlio Massimo. In occasione delle visite di Riina, ha raccontato Massimo Ciancimino, suo padre "si divertiva a farlo aspettare mentre lui mangiava. È stato tre o quattro volte a casa mia e portava regali che secondo mio padre portavano ‘sfiga', orologi e lingotti d’oro. Lo sentivo gridare aggettivi poco edificanti. Poi cominciò la repressione con Falcone e i contatti furono meno frequenti".

 

 IL MESSAGGIO DELLO 007

L’agente deviato dei servizi segreti che fin dagli anni ‘70 teneva contatti con Vito Ciancimino, l’anno scorso fece pervenire a Massimo Ciancimino un messaggio che lo invitava a recedere dalla collaborazione da lui intrapresa con i magistrati, ha riferito ancora Ciancimino.  "Franco o Carlo, uomo dei servizi, lo vidi oper la prima volta alla fine degli anni ‘70. Arrivava sempre con un’auto blu", ha raccontato Ciancimino. L’agente non è stato mai identificato, ma il teste lo ha descritto come un uomo oggi sessantacinquenne, alto, curato, brizzolato e non siciliano.

Ciancimino ha sostenuto di averlo visto anche nel 2002, al cimitero dei Cappuccini di Palermo, durante la tumulazione di suo padre: "Mi diede un biglietto di condoglianze di Provenzano", ha affermato, e ha poi parlato di altri suoi contatti con l’agente: "Nel 2004 lo chiamai per avere il passaporto per mio figlio di pochi giorni e lui glielo fece dare. Avevo i suoi numeri sul cellulare da me più usato, ma quel telefono non si trova più". Poi Ciancimino ha parlato di un episodio più recente: «Nel maggio del 2009 Franco o Carlo mi mandò un soggetto a Bologna per dirmi che la strada che avevo intrapreso non era quella giusta e che ero ancora in tempo».

 

INVESTIMENTI A MILANO E IN CANADA

"Mio padre aveva reinvestito i proventi delle sue attività in Canada e in aree del Milanese - ha detto Massimo Ciancimino - Lavorava con i costruttori Nino Buscemi e Franco Bonura che chiamava ‘i gemelli' e che erano stati già più volte suoi soci di fatto. In Canada -ha sostenuto Massimo Ciancimino- avevano investito anche Ciarrapico e Caltagirone. Mio padre investì a Milano con ‘i gemellì in aree della periferia. Buscemi e Bonura erano i rappresentanti degli interessi di mio padre".










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