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Riciclaggio, Di Girolamo confessa e racconta tutto: "Per me 1,7 milioni di euro"

L’ex senatore del Pdl, ora a Regina Coeli: “Il mio compenso è variato in ragione dei profitti crescenti. La forde ha fruttato 360 milioni di euro. Alcuni dirigenti Fastweb e Telecom Italia Sparkle erano consapevoli delle illiceità delle operazioni"

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Roma, 11 marzo 2010 - “Pur non avendo preso parte attiva alla operazione Phuncard, di cui però ero a piena conoscenza, ho ricevuto come compenso la somma complessiva di circa 200mila euro che mi vennero consegnati in contanti”. Così ha detto l’ex senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo, nell’interrogatorio ai pubblici ministeri Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti, ed al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, avvenuto il 9 marzo scorso nel carcere di Regina Coeli.

Nel penitenziario l’avvocato ed esponente politico è detenuto nell’ambito dell’inchiesta sulla operazione di riciclaggio internazionale, che ha coinvolto anche le società Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Il verbale dell’atto istruttorio è stato depositato oggi al tribunale del riesame.

All’inizio dell’interrogatorio Di Girolamo ha spiegato, rispetto all’operazione ‘Phuncard’, di non conoscere “la genesi e l’iniziale sviluppo” ma che questa era stata organizzata dai due imprenditori arrestati, Gennaro Mokbel e Carlo Focarelli.


“In relazione alle operazioni di ‘traffico telefonico’ la previsione del mio compenso è variata in ragione dei profitti sempre crescenti dell’operazione e si è determinato alla fine nella cifra di 4 milioni di euro in realtà; in realtà, secondo le decisioni di Mokbel, di tale compenso doveva rimanere come fondo comune per l’acquisizione di partecipazioni in una holding costituita a Singapore, la società contenitrice Runa, la somma di 2 milioni e 500mila euro. Mentre ho ricevuto - ha ammesso Di Girolamo - come quota personale la somma complessiva di 1 milione e mezzo di euro che mi è pervenuta sulla società Gis per 1 milione e 500mila sulla società Antiche Officine Campidoglio”.


Poco più avanti nel verbale Di Girolamo spiega: “Erano previste 10/13 quote di 2 milioni e mezzo di euro ciascuna per la costituzione della Runa; di coloro che dovevano partecipare ciascuno con una singola quota ricordo oltre a me: Mokbel, Ricci, Toseroni, Focarelli, Breccolotti, Murri, Fanella, ‘gli inglesi’: ricordo che erano previste anche delle frazioni di quote e, a tale proposito, ricordo che Roberto Macori doveva una frazione di un terzo di una quota”. 

“Il profitto delle operazioni illecite legate alla frode Iva era sostanzialmente di circa 360 milioni di euro, di cui a dire del Mokbel circa 140 milioni erano divisi tra il cosiddetto ‘gruppo Mokbel’, il cosiddetto ‘gruppo Focarelli’ ed il cosiddetto ‘gruppo degli inglesi’”, ha spiegato l’ex senatore Nicola Paolo Di Girolamo nell’interrogatorio. “La restante parte, depurata dai costi di gestione dell’intera operazione (costituzione di società etc.) e dal profitto apparentemente lecito che doveva essere ‘guadagnato’ dalle società - ha spiegato ancora Di Girolamo - che altrimenti non avrebbero avuto ragione di effettuare quelle medesime operazioni commerciali, era il profitto illecito dei dirigenti delle società telefoniche Fastweb e Telecom Italia Sparkle direttamente coinvolti nelle frodi”. 
 

“All’interno di Fastweb e Telecom Italia Sparkle vi erano dei dirigenti ben consapevoli delle illiceità delle operazioni che dovevano consentire di accumulare grosse somme di denaro frutto dell’attività illecita attraverso il meccanismo della frode dell’Iva. Queste operazioni consentivano alle società di aumentare in maniera rilevante il loro fatturato e di aver dei margini apparentemente legali di guadagno che giustificavano commercialmente le operazioni stesse” ha detto ancora Di Girolamo nell’interrogatorio. 

 

FASTWEB: "GIA' LICENZIATI"

Giuseppe Crudele e Bruno Zito, i due dipendenti di Fastweb citati dall'ex senatore Nicola Di Girolamo nell'interrogatorio di due giorni fa, sono stati già licenziati dall'azienda di tlc. Lo aveva annunciato l'ad di Fastweb Stefano Parisi, in una conferenza stampa il 24 febbraio. "I due dipendenti infedeli" coinvolti nell'inchiesta su riciclaggio e frode della procura di Roma, Giuseppe Crudele e Bruno Zito, aveva testualmente detto Parisi, "sono stati licenziati", aggiungendo di essere convinto che Zito e Crudele siano "gli unici due dipendenti" coinvolti.
 

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