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Il divorzio diventa un’industria Nasce la fiera dei cuori spezzati

Di scena a Milano 'Ex. Punto e a capo': festa dei single di ritorno. Avvocati, detective, psicologi e maghi: business da 800 milioni l’anno

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Milano, 4 maggio 2010 - Che divorzi e separazioni siano in costante aumento è un fatto acclarato. A crescer però sono anche le richieste di aiuto dei single di ritorno. Gestire una rottura comporta la cosiddetta elaborazione del lutto. Ma pure un sacco di faccende pratiche e burocratiche, da svolgere al meglio per ricominciare una nuova vita.

 

All’orizzonte un business milionario, tanto da tradursi, il prossimo 8 e 9 maggio, nella prima fiera italiana del divorziato. L’hanno chiamata Ex. Punto e a capo, e va in scena all’Hotel Marriott di Milano, con centinaia espositori pronti a offrire ogni genere di servizio. Quanto costa divorziare? Dipende.

 

Se i coniugi sono d’accordo, le spese legali sono contenute, attorno a 1500 euro e nel giro di qualche mese ogni cosa si risolve. Se invece la coppia è litigiosa, si deve discutere tutto: la custodia dei figli, la divisione dei beni, l’assegno di mantenimento. Senza considerare che ogni rimostranza (tradimento, percosse, cure mediche, esigenze lavorative) deve essere provata attraverso costose perizie. Risultato: un’attesa che varia dai tre ai cinque anni e un esborso che oscilla tra i 5mila e i 10mila euro a testa. Dopodiché si ricomincia, alleggeriti nel conto in banca e negli affetti. E ci si affida a un’agenzia per rendere più agevole la ripresa. Si stima che il single di ritorno spenda, solo nel primo anno di vita nuova, 20-30mila euro.

 

In Italia, dati 2009, i divorzi sono quasi 60mila, di cui un terzo non consensuali. Calcolando al ribasso, il giro di denaro generato dalla rottura dei matrimoni (40mila persone che spendono a testa 20mila euro) si attesta intorno agli 800 milioni. E a tutto c’è rimedio. Franco Zanetti, direttore artistico del Salone del divorzio, non ha dubbi: «Il divorzio non ha sesso, è interrazziale, interclassista, intergenerazionale. E non fa più paura a nessuno». Il festival del divorzio nasce nel 2007 a Vienna, segue Parigi nel 2009. E il 2010 è l’anno di Milano: una fiera che è pure un’anteprima nazionale. Quanto ai servizi, vale la regola di tutto e di più. Cominciando dalle cose semplici: agenzie matrimoniali, immobiliari, investigative, di disbrigo pratiche, di viaggi, di consulenti di coppia, decoratori e arredatori, ditte di traslochi, noleggio furgoni, studi legali specializzati a prezzi modici, indirizzi di depositi, psicologi (anche infantili), servizi di babysitting e di petsitting. Poi si passa ad altri diversivi, per esempio la consulenza di maghi pronti a leggere le carte e consultare i tarocchi. Inoltre, le agenzie di escort: perché a volte, spiega Zanetti, «una serata bella e trasgressiva» ci può anche stare.

 

Ciliegina sulla torta: la festa di divorzio, che fa da contraltare al pranzo di nozze. Milena Stojkovic, professione divorce planner, lavora tra Milano e Roma e due anni fa ha aperto un’agenzia. Lo scopo: evitare la separazione, risolvere i problemi di coppia. Ma quando non è possibile, meglio festeggiare: «In altre nazioni è una pratica frequente. In Italia — spiega la divorce planner — si diffonde solo ora. Eppure la festa del divorzio è come rito di passaggio. Se ci fossero meno tabù, sarebbe già un’usanza diffusa».

 

Ersilio Mattioni

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