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Il figlio denuncia: Sakineh condannata a novantanove frustate

Sajjad, 22 anni, ha diffuso una lettera aperta in cui racconta la nuova condanna, che prende a pretesto la pubblicazione della foto senza velo di una donna che in realtà non è lei

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Teheran, 4 settembre 2010 - Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione, ha subito una nuova condanna, questa volta a 99 frustate. La denuncia arriva dal figlio Sajjad Ghaderzadeh, che ha diffuso una lettera aperta.

"Per ragioni sconosciute, il London Times ha pubblicato, invece della foto di mia madre, quella di un’altra donna che non indossa il velo - spiega Sajjad - Non siamo in grado di incontrarla dal giorno della sua intervista in tv. Secondo informazioni giunteci dalle donne che sono state rilasciate la scorsa notte dal carcere femminile, la pubblicazione di questa foto ha dato alle autorità carcerarie una scusa per aumentare il loro accanimento contro mia madre".

 

IL MONDO MOBILITATO

Il caso di Sakineh è diventato in poche settimane uno dei simboli della battaglia per i diritti civili contro il governo  iraniano. La donna, 43 anni, è stata condannata alla lapidazione perché colpevole di adulterio e complicità nell’omicidio del marito. In seguito ad una campagna internazionale intrapresa in suo favore, di cui si è discusso anche davanti alle Nazioni Unite, l’esecuzione è stata sospesa. Nel frattempo la comunità internazionale si è mobilitata a 360 gradi per salvare la donna, da oltre quattro anni nel braccio della morte.


Anche in Italia di giorno in giorno si moltiplicano gli appelli e le iniziative da parte della politica e della società civile a favore di Sakineh. Da questa sera al Gay Village a Roma verrà proiettata l’immagine di Sakineh. A Roma, sulla facciata di Palazzo Valentini, sede della Provincia è da ieri esposta una sua gigantografia. Ed è sempre di ieri la notizia di una iniziativa del comune di Milano: l’assessore alla Cultura ha annunciato che prima di ogni rappresentazione del festival musicale Mito Settembremusica, in programma a Milano e Torino fino al 23 settembre, verrà letto un appello a favore della vita e di solidarietà di Ashtiani. Due giorni fa si è tenuta anche una manifestazione di protesta davanti all’Ambasciata della Repubblica iraniana a Roma.


Madre di due figli, Sakineh
è stata condannata nel maggio 2006 per aver avuto una “relazione illecita” con due uomini ed è stata sottoposta a 99 frustate, come disposto dalla sentenza.
Successivamente è stata condannata alla lapidazione per “adulterio” e per complicità nell’omicidio del marito. La pena è stata confermata nel 2007 dalla Corte suprema. La donna è rinchiusa da quattro anni nel braccio della morte della prigione di Tabriz, nella zona nord occidentale dell’Iran.


Diversi Paesi, tra cui anche
Stati Uniti e Brasile, le hanno offerto asilo per tentare di salvarle la vita; offerta naturalmente respinta dall’Iran, secondo cui gli altri Paesi “non dispongono degli elementi per giudicare la vicenda”.


Il 4 agosto scorso la Corte suprema ha iniziato un riesame della condanna alla pena capitale di Sakineh: lo scopo sembra essere solo quello di ridurre la pressione internazionale sulle autorità, cambiando la modalità di esecuzione della condanna a morte. Il 7 agosto Sakineh ha denunciato al quotidiano britannico “The Guardian” che le autorità iraniane starebbero preparando il terreno per giustiziarla in segreto. Dopo la trasmissione in tv della sua ‘confessione’ di complicità in omicidio, il legale teme che Teheran possa procedere all’esecuzione in tempi brevi.


Ed è di ieri un appello del figlio
della donna, Sajjad, 22 anni, che in un’intervista al filosofo francese Bernard-Henri Lévy, chiede al mondo di continuare la mobilitazione a favore della madre. “Vi prego, non mollate. Siete voi, ancora una volta che tenete le nostre mani. Se voi non ci foste, mia madre sarebbe già morta”, ha detto il giovane. L’accusa di complicità nell’omicidio “è una pura menzogna”, ha inoltre ribadisce Sajjad. “Mia madre non ha fatto niente, niente, rischia la lapidazione. Intanto il vero assassino” di mio padre “è libero”. Non solo, il giovane ha annunciato che la madre è stata recentemente condannata a ricevere altre 99 frustate con l’accusa di diffondere la corruzione e l’indecenza.

 

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