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Ocse: l'Italia investe poco e male nell'istruzione

Solo la Repubblica slovacca spende meno per l'istruzione. Gli insegnanti sono tra i peggio pagati e il rendimento degli studenti è scarso rispetto alle ore passate sui banchi. Disparità di stipendi tra uomini e donne

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Roma, 7 settembre 2010 - L’Italia investe poco e male nell’istruzione: una spesa pubblica tra le più basse tra i paesi industrializzati, insegnati tra i peggio pagati e un rendimento scarso rispetto alle eccessive ore passate sui banchi dagli studenti.

La fotografia impietosa, ma attesa, arriva dall’Ocse che nel suo ultimo rapporto sull’Istruzione presentato a Parigi non manca dal registrare che il Paese è comunque risalito nella classifica soprattutto per quanto riguarda i giovani laureati, in rapidissima ascesa del 5% l’anno rispetto a dieci anni fa.

Un ‘balzo' legato all’arrivo delle lauree brevi che ha portato a un 20% di laureati nel 2008, ma solo tra i 24 e i 34 anni. La percentuale di scolarizzazione terziaria si dimezza per la fascia tra i 45 e i 54 (12%) e si abbatte al 10% per quelli tra i 55 e 64 anni. Nel complesso la media dell’istruzione terziaria nel Paese resta minimale rispetto a quella dei cosiddetti paesi più ‘ricchi': solo il 2,4% di tutta la popolazione contro il 33,5% degli Usa, il 14,7% del Giappone, il 5,8% della Germania.

Ma il vero punto dolente che fa la differenza tra l’Italia e gli altri paesi sembra essere quello della spesa per l’istruzione: il 4,5% del Pil contro una media del 5,7% dei paesi più industrializzati. Solo la Repubblica slovacca spende meno. Nel suo complesso, compresi i sussidi agli studenti e i prestiti alle famiglie, la spesa sale al 9% ma sempre al di sotto della media Ocse del 13,3%.

Inoltre la spesa corrente è assorbita soprattutto dai salari agli insegnanti per l’80% contro il 70% medio dell’organizzazione. La spesa dell’Italia - sottoinea l’Ocse - resta focalizzata sulla scuola d’obbligo per cui vengono investiti ogni anno circa 7950 dollari contro ma media non lontana dell’Ocse di 8200. Al contrario per le università e le attività di ricerca la spesa è di soli 8600 dollari contro i 13mila dell’intera area.

Pochi soldi soprattutto agli insegnati che restano tra i peggio pagati di tutta l’area: un maestri di scuola elementare inizia con 26mila dollari la sua carriera per arrivare al top della carriera a 38mila contro una media Ocse di 51mila dollari.

Per quanto riguarda il professore di liceo a fine carriera arriva a 44mila dollari contro i 55 mila dei suoi colleghi di altri Paesi.

Insegnanti mal pagati ma anche studenti mal istruiti nonostante il numero spropositato di ore passato sui banchi: 8000 ore di scuola contro una media Ocse di 6777. Solo Israele ha un numero di ore superiore al nostro. Gli alunni tra i 7 e gli 8 anni passano ogni anno 990 ore a scuola contro una media Ocse di 777. Tra i 9 e gli 11 le ore salgono a 1023 contro 882 per poi salire sopra i 12 anni a 1089 (la media Ocse è di circa 959 ore). Il tutto tennendo conto che il rendimento degli alunni italiani non è tra i più elevati con scarsi risultati in materie come matematica, scienze e nella comprensione dei testi. In paesi come la Norvegia e la Finlandia , considerati da sempre punti di riferimento per l’educazione, le ore passate sui banchi sono sotto le 6000.

"Il miglioramento dei sistemi educativi nell’area Ocse sarà un’impegno e una sfida formidabile" per i governi e la loro politica pubblica, ha affermato il segretario generale dell’organizzazione parigina, Angel Gurria che ha sottolineato come proprio l’educazione può essere una ricetta anti-crisi per i Paesi. "Con la crisi economica molti paesi Ocse fronteggiano la doppia sfida di mantenere finanze pubbliche sostenibili sostenendo allo stesso tempo la crescita economica" ha detto Gurria "l’istruzione rappresenta un grosso capitolo della spesa pubblica" e anche "un investimento essenziale per sviluppare il potenziale di crescita a lungo termine dei Paesi e rispondere ai cambiamenti tecnologici e demografici che stanno rimodellando i mercati del lavoro".

Investimenti, ha detto Gurria, che vengono ripagati in termini di entrate fiscali: "Un uomo con un livello di educazione terziario genera ulteriori 119.000 dollari di entrate fiscali e contributi nella sua vita lavorativa rispetto a uno che ha conseguito solo un livello di istruzione secondaria". Più reddito e più occupazione naturalmente: Gurria ha sottolineato che i tassi di senza lavoro nei paesi con una più estesa educazione terziaria sono intorno al 4% contro quelli del 9% circa di paesi maggiormente a cultura secondaria.

Una notazione negativa dell’Ocse arriva anche sulla struttura del mercato del lavoro italiano che ancora conserva uno dei più elevati ‘gender gap’ nei salari: per un lavoro a tempo pieno una donna in Italia ancora percepisce in alcuni una retribuzione che arriva a essere fino al 54% delle retribuzione maschile contro il 72% dell’Ocse.

agi

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