TRENTO, 13 settembre 2010 - Dopo giorni di polemiche sul caso della mamma di Trento a cui i giudici hanno tolto la figlia appena nata, oggi si fa viva con una nota di spiegazioni la presidente del Tribunale dei Minori  di Trento Bernardetta Santaniello.

"La dichiarazione di adottabilità della minore non trae in alcun modo origine dallo stato di povertà della madre: infatti eventuali difficoltà di natura economica del o dei genitori trovano soluzione o sostegno in altri interventi di carattere socio-assistenziale, che non mancano a livello provinciale - scrive il giudice - La decisione del Tribunale risulta giustificata da altre valutazioni, che attengono alla storia personale e familiare della madre e del padre, e soprattutto dall’esigenza primaria di garantire la tutela della minore sulla base della normativa vigente senza alcun condizionamento di natura ideologica: occorre ricordare che, nel caso di falliscano degli altri interventi di sostegno e persistano le difficoltà di carattere non temporaneo dei componenti della famiglia naturale, la Legge 184 del 1983 prevede l’adottabilità del minore come unica soluzione adeguata per assicurare allo stesso uno sviluppo psicofisico corretto".
 

"Il caso in specie - sottolinea Bernardetta Santaniello -  non è diverso da tanti altri trattati dal Tribunale di Trento e da altri Tribunali per i minorenni. E' preoccupante che si siano scatenate reazioni incontrollate, dettate da personali convinzioni ideologiche e sostanzialmente denigratorie del lavoro costante e tenace svolto dai vari protagonisti che, in ambito sociale e giudiziario, cercano sempre in prima battuta di salvaguardare il diritto di ogni bambino a crescere nella sua famiglia di origine".


Per il magistrato "sarebbe utile sapere quanti dei vari soggetti che sono intervenuti in questo dibattito abbiano avuto effettiva conoscenza di tutte le circostanze di fatto che negli anni hanno portato alla valutazione negativa in merito alla compatibilità dei tempi dell’ipotetico recupero delle capacità materne con quelle attuali di sana crescita della bambina ed abbiano letto le motivazioni della sentenza emessa".

 
Senza mezze parole, quindi
, la presidente del Tribunale attacca la stampa, evidenziando "il rischio concreto ed attuale che una cattiva informazione possa ingenerare in tutte le famiglie in difficoltà, meno attrezzate a valutare criticamente il senso delle notizie, una maggiore diffidenza rispetto ai numerosi e differenziati interventi di sostegno, tesi innanzitutto a salvaguardare il rapporto genitori/figli ed a trovare soluzione alle problematiche esistenti, per paura che il Servizio sociale ed il Tribunale possano portar via i bambini in modo immotivato ed irrazionale".

E il giudice conclude: "Come è comprensibile si tratta di un settore quanto mai delicato, in cui ogni vicenda merita la massima attenzione e la cui gestione presuppone la capacità di mantenere equilibrio e serenità di giudizio senza facili suggestioni emotive, per poter dare effettivamente voce e rilevanza ai bisogni dei minori".