Protesta dei docenti, gite saltate In rivolta i tour operator
L'onda anti Gelmini e la crisi bloccano i viaggi delle scolaresche. Trasferte negate alle classi anche per danni provocati durante le occupazioni. Allarme turismo: si spende meno

ROMA, 8 febbraio 2011 — METTI insieme la crisi economica che spezza i bilanci familiari, una certa antipatia congenita di insegnanti di scuole superiori non tanto per il ministro Gelmini quanto per i tagli voluti dal suo collega Tremonti, l’abolizione della diaria dovuta, un tempo, ai prof che si imbarcavano nell’impresa di accompagnare gli studenti. Il risultato? Gite scolastiche addio o arrivederci a tempi migliori. I più fortunati, comunque, uno stacco di due o tre giorni riescono a farlo lo stesso, ma all’insegna del low cost più spinto e magari viaggiando su treni, traghetti e pullman per giorni per evitare i più cari collegamenti aerei.
I dati sono del Touring club italiano e rappresentano un segnale di allarme per la categoria. Non solo gli operatori turistici sentono il calo delle gite scolastiche ma tutto l’indotto — dai venditori di souvenir ai ristoratori e ai musei — avvertono pesantemente il problema. E se si parte si spende meno. L’esborso medio per studente nel 2009-2010 è sceso a 264 euro contro i 290 del 2007-2008. Il calcolo è sulla media ma si scende per le mete italiane fino a 174 euro e si sale, per l’estero, attorno ai 354. Qualcuno potrebbe sorridere e pensare che si tratti soltanto delle smanie giovanili. Non è così. Il settore gite scolastiche muove 340 milioni di euro l’anno.
LA CRISI economica ha costretto molte famiglie a rinunciare e anche molti docenti, oberati dalle responsabilità di contenere gli entusiasmi degli alunni, hanno preferito sottrarsi. Ma senza accompagnatori qualificati non si parte. A resistere sono soprattutto gli studenti dei licei, classico e scientifico in testa, probabilmente per il ceto sociale delle famiglie più alto. Difficile, invece, programmare in altri tipi di istituti dove i bilanci familiari medi sono più magri. Ma non c’è solo questo. Per la Fiavet, l’organizzazione che riunisce le agenzie di viaggio, il nodo è anche la poca voglia dei professori di accompagnare gli studenti. In alcuni istituti il diniego dei prof è di tipo ideologico: è una sorta di protesta contro i tagli decisi dal ministro Gelmini. E’ una forma di ribellione che coinvolge l’aspetto economico ma anche quello politico, come, ad esempio, la riforma dell’università. Prese di posizione ratificate dai collegi dei docenti (soprattutto in scuole del Nord) e supportate da alcune sigle sindacali autonome. In altri casi il blocco delle gite di istruzione è una decisione conseguente alle occupazioni di dicembre. In alcuni istituti la protesta studentesca ha causato danni e, di conseguenza, i docenti hanno stabilito che l’unica maniera per punire quanti si sono resi responsabili di atti di vandalismo è limitare la possibilità di tutti di fare la gita.
s. m.
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