Ustica 31 anni fa, Napolitano: "Tutto per la verità" Giovanardi: la Libia non ha mai risposto alle rogatorie

Era la sera del 27 giugno del 1980 quando il Dc9 I-TIGI, con 81 persone a borde, si inabissava al largo di Palermo. Schifani: "Sia fatta chiarezza su un episodio tra i più oscuri della nostra storia"

Il relitto del DC9 presso il museo della memoria di Ustica a Bologna (Ansa)
Il relitto del DC9 presso il museo della memoria di Ustica a Bologna (Ansa)

Palermo, 27 giugno 2011 - Trentun anni fa, alle 20.59 del 27 giugno 1980, dai cieli sopra al mar Tirreno, ad una decina di miglia a Nord dell’isola palermitana di Ustica, il Dc-9 I-TIGI della compagnia aerea Itavia impegnato sulla rotta Bologna-Palermo scomparve misteriosamente dai radar senza lasciare traccia.

A bordo dell’aereo 81 persone, tra membri dell’equipaggio e viaggiatori, i cui parenti attesero per ore all’aeroporto siciliano di Punta Raisi un atterraggio che non sarebbe mai più avvenuto. Il giorno dopo, infatti, dal mare cominciarono a riaffiorare i primi rottami del Dc-9 insieme ai corpi delle vittime, cancellando ogni dubbio: l’aereo era venuto giù, in un tratto di mare dove le profondità arrivano ad oltre tremila metri.

Una storia tragica rimasta senza colpevoli e con molti interrogativi, nonostante un processo che ha passato tre gradi digiudizio e una riapertura dell'inchiesta.

E proprio su questo mistero lungo oltre trent'anni è intervenuto oggi il Presidente della Repubblica Giogio Napolitano, per il quale "ogni sforzo deve essere compiuto, anche sul piano internazionale, per giungere finalmente a conclusioni che rimuovano le ambiguità, i dubbi e le ombre che ancora oggi circondano quel tragico fatto”.

"L’iter tormentoso di lunghe inchieste e l’amara constatazione che le investigazioni svolte e i processi celebrati - scrive il capo dello Stato in un messaggio alla Presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti - non hanno consentito la esauriente ricostruzione della dinamica dell’evento e la individuazione dei responsabili non debbono far venir meno l’impegno convinto di tutte le istituzioni nel sostenere le indagini tuttora in corso".

"La scelta dell’Associazione di celebrare l’anniversario attraverso un percorso artistico nello spazio antistante il ‘Museo della Memoria’ contribuirà ad accrescere la partecipazione collettiva al ricordo di una tragedia che resta viva nella coscienza dell’intero Paese e che esige una valida e adeguata risposta di verità e giustizia", conclude il presidente della Repubblica.

Un messaggio ai parenti delle vittime è giunto anche dal presidente del Senato, Renato Schifani. "Anche quest’anno desidero rinnovare la vicinanza, mia personale e di tutti i colleghi Senatori, alle famiglie colpite, insieme al profondo cordoglio per quanti persero la vita nel disastro aereo. Non potremo mai dimenticare lo sgomento di quella notte - scrive la seconda carica dello Stato -. Per questo le Istituzioni e la società civile hanno il dovere di essere al fianco di chi è stato colpito da questa assurda tragedia e pretendere che sia fatta chiarezza su uno degli episodi più terribili e ancora oscuri della storia recente del nostro Paese".

 

GIOVANARDI: MAI OTTENUTO ROGATORIE DALLA LIBIA - Alle rogatorie internazionali su Ustica ‘’abbiamo 50 risposte tra americani e francesi, comprese lettere personali di Clinton e Chirac a Giuliano Amato, che sostengono per la centesima volta che loro non c’entrano assolutamente nulla. L’unico elemento che manca, per la verità, sono le risposte della Libia. Perché la Libia non ha mai risposto’’. Lo ha messo in evidenza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, a margine del convegno organizzato a Bologna, nella sede del Pdl, organizzato per parlare del disastro aereo del Dc9, nel giorno del 31/o anniversario della strage.

 

Una strage che, ha ribadito il senatore, non è stata causata da un missile, come invece sostiene l’associazione dei parenti delle vittime. ‘’Non c’è nessun elemento che dice che possa essere stata una battaglia aerea’’. L’idea è quindi quella della bomba esplosa all’interno. Chi sia stata a metterla sul velivolo, Giovanardi ha detto di non saperlo. ‘’Non sono un magistrato’’, ha risposto a chi gli ha domandato un’opinione in merito. Ma ha ricordato altri episodi di incidenti aerei che, in quel periodo, hanno visto coinvolta la Libia.

 

Ha quindi rilevato: ‘’ricordo che allora l’aeroporto di Bologna era completamente aperto, non c’erano controlli, chiunque poteva andare sulla pista anche dieci minuti prima della partenza del volo’’. E ha aggiunto: ‘’non è mai troppo tardi, specialmente con la Libia, c’è la possibilita’ visto che Gheddafi non ha mai risposto alle rogatorie. Spero che la nuova Libia lo faccia’’. Perche’ Gheddafi non avrebbe mai risposto? Perche’, per Giovanardi ‘’tutta la pubblicistica italiana si è schierata per un missile, è corsa dietro agli americani e i francesi, ha identificato come responsabili i generali dell’aeronautica del depistaggio. Nessuno è andato a chiedere a Gheddafi conto di nulla. E cosa doveva fare, ammesso sempre che sia stato Gheddafi, presentarsi spontaneamente?"

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