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A Contrada Imbriacola ci sono circa 1.300 immigrati tunisini. Sul posto sono intervenute tutte le squadre dei Vigili del fuoco attive sull’isola. Bernardino De Rubeis: "Sono fuggiti in 800. Non sono disperati, sono dei delinquenti"
Palermo, 20 settembre 2011 - Riesplode la tensione a Lampedusa, dove i circa 1300 tunisini ospiti del centro d’accoglienza di Contrada Imbriacola hanno dato vita ad una nuova violenta protesta. Gli extracomunitari questo pomeriggio hanno appiccato un vasto rogo che ha interessato gran parte della struttura. Un’alta colonna di fumo si è estesa su tutto il cielo dell’isola, e l’aeroporto è stato chiuso per sicurezza. Per domare le fiamme, sul luogo sono intervenute tutte le squadre di vigili del fuoco attive. Nel caos generale determinatosi a seguito dell’incendio, circa 800 tunisini sono riusciti a fuggire, raggiungendo il centro abitato distante un paio di chilometri.
Per far fronte all’emergenza, e rintracciare gli extracomunitari, sono stati richiamati in servizio anche gli uomini delle forze dell’ordine che godevano del giorno di riposo. Quattrocento tunisini sono stati bloccati in prossimità del molo Favaloro, gli altri sono tutt’ora ricercati. La procura di Agrigento aprirà un’inchiesta sull’incendio. Lo conferma all’Adnkronos il procuratore capo Renato Di Natale.
Almeno una decina di persone, tra migranti e uomini delle forze dell’ordine, sono rimasti intossicati. Tra di loro anche un extracomunitario paraplegico, costretto su una sedia a rotelle. Il responsabile del poliambulatorio dell’isola, Pietro Bartolo, sta valutando l’eventuale trasferimento in eliambulanza per i casi più gravi, anche se nessuno versa in pericolo di vita.
IL SINDACO FURIOSO: E' GUERRA CON I CITTADINI - "Il centro è interamente devastato, è tutto bruciato, non esiste più e non può più ospitare un solo immigrato. Lampedusa non ha più un posto. E’ l’ora che il governo intervenga dopo tanto immobilismo. Avevano avvertito tutti su quello che poteva succedere ed è accaduto". Lo ha detto un allarmato sindaco di Lampedusa, Bernardino de Rubeis, dopo l’incendio appiccato al centro di accoglienza dai tunisini contrari al rimpatrio.
"Quello che è accaduto è tragico e vergognoso. Si è determinato quello che avevano previsto, inascoltati dal governo nazionale, con 1500 immigrati che si sentono braccati e che si sono dimostrati gente di malaffare. Lampedusa li ha accolti e loro hanno commesso un danno gravissimo al territorio. Il fumo è arrivato al centro abitato, la gente sta male. Adesso tocca al governo: faccia venire subito le forze dell’ordine, porti qui le navi militari affinché sgomberino in 24 ore l’isola, perché questo è uno scenario di guerra. C’è una popolazione che non sopporta più, vuole scendere in piazza con i manganelli, perché vuole difendersi da sola, in quanto chi doveva tutelarla non l’ha fatto".
E’ lo sfogo durissimo del sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis, dopo la rivolta dei tunisini che non intendono essere rimpatriati e che hanno incendiato il centro di accoglienza. Un episodio analogo a quello del febbraio 2009. "Questi non sono immigrati disperati - aggiunge il sindaco - sono dei delinquenti che non hanno rispetto di una popolazione che li ha sfamati. Il centro è tutto bruciato. Basta attendere, il governo intervenga immediatamente".
IL PD: COLPE DEL GOVERNO - "Quanto accaduto a Lampedusa questo pomeriggio è un fatto doppiamente grave. In primis, perché una protesta che mette a rischio la vita di altre persone e danneggia le cose è inaccettabile. In secondo luogo, perché il governo non è certo esente da colpe. L incendio e la fuga dei cittadini tunisini da Lampedusa dimostra infatti che l esecutivo o ha sottovalutato i problemi poi degenerati quest oggi; oppure che gli agenti presenti nel Centro di Lampedusa erano in un numero non sufficiente. In ogni caso, il governo, che in genere si occupa di immigrazione solo per strumentalizzarla a fini propagandistici, ha confermato la solita improvvisazione e incapacità". Lo afferma Livia Turco, Presidente del Forum immigrazione del Pd.